martedì 9 giugno 2026

L'ULTIMO BENNI

Ho scritto questa cosa qualche mese fa sui social, ma il suo posto più giusto è questo.


In occasione della lettura Benniana del 21 settembre 2025 presso la Libreria Mondadori di Livorno, il mio amico Emiliano ha detto due cose importanti: la prima è stata “si vedeva, in tutti voi che avete letto, che gli volevate proprio bene” e la seconda, quando gli ho chiesto perché non avesse partecipato, “per me Benni è una cosa del ‘90, quando l’ho letto, poi non l’ho letto più, è rimasto lì”.

Sono due frasi che spiegano bene, messe insieme, come mai in un anno in cui, senza dilungarmi, i lutti non mi sono mancati (e seri), la scomparsa dello scrittore mi abbia fatto un’impressione profonda.

Proprio perché lo collego al gruppo di amici che ho conosciuto in quel periodo e perché nei suoi libri esprimeva tante delle idee che mi hanno unito a quelle persone, anche per me è una cosa di quel periodo a cui volevo bene: la sua morte è come se dicesse che un periodo si allontana ancora di più di quanto non abbia già fatto in  tutto questo tempo.

A quei tempi avevo passato da poco vent’anni, ma il processo di crescita, conoscenza e anche autodefinizione continuava, ed era ed è stato importante trovare uno scrittore che aveva le tue idee e raccontava storie piene di fantasia e originalità, con personaggi anch’essi fantasiosi e originali la cui alterità diventa marginalità ma una marginalità che sa sopravvivere ed è opposizione, personaggi che vanno / guardano avanti nonostante i tempi bui trovando le loro forme di resistenza.

Poi per me c’era anche la fantasia verbale, che nel mio sistema di valori è un pregio sommo, c’erano un’inventiva vivace e la capacità di mescolare con equilibrio la serietà e il sorriso, tutte cose che messe insieme a quello che ho detto prima ne hanno fatto una voce importante che ho continuato a seguire negli anni, anche se non come prima.

Non so infatti se negli ultimi anni io mi fossi davvero allontanato da lui: a quest’età il tempo passa così in fretta che un incontro del 2016 (alla Festa del Fatto Quotidiano) mi pare recente… Però in effetti gli ultimi mi mancavano (a parte Prendiluna e Pantera), e mi chiedevo se i due libri usciti per editori diversi dal suo solito (La bottiglia magica per Rizzoli e La traccia dell’angelo per Sellerio) fossero da interpretare come un cattivo segno per la sua carriera.

Così, un po’ per curiosità, un po’ perché “degli ‘autori’ si legge/guarda/ascolta tutto” (cit. Luca) e siccome su certi autori si torna periodicamente e quando muoiono viene anche più naturale, allora ho colto l’occasione per rileggere alcuni libri (ma non i romanzoni) e recuperarne altri, concentrandomi in generale su quelli recenti, ma scoprendo anche che per esempio Il bar sotto il mare me lo ricordavo molto meno di quanto pensassi.

Pareri:


SPETTACOLOSO

Raccolta di articoli satirici uscita nel 1981: chiaramente invecchiata ma comunque interessante perché qualcosa invece è attuale e lo spirito è il suo. 


L’ULTIMA LACRIMA (1994)

Come tanti, li rileggi e scopri di aver dimenticato molto, comunque un classico.


BAR SPORT DUEMILA (1997)

Devo aver visto una presentazione, mi ricordo lui che legge il brano sui maniaci del cellulare. Anche questo me lo ricordavo poco, ma a rileggerlo non sfigura rispetto al primo storico libro.


BLUES IN SEDICI (1998)

Comprato molto tempo fa e letto allora ma non me lo ricordavo.

Ha una trama unica raccontata in poesia, sedici perché 8 personaggi raccontano la loro storia e i loro pensieri e parlano due volte. Cupetto, ecco: la storia non ha i suoi consueti elementi comici e surreali.


LA GRAMMATICA DI DIO (2007)

Me lo ricordavo poco. Buono, anche se con meno lampi di altri.


PANE E TEMPESTA (2009)

Presentato come romanzo ma non è così semplice: la trama generale è quasi una cornice per una raccolta di racconti (devo ricordarmi dove ho letto quello del pozzo, perché non mi è nuovo) che di fatto è il terzo volume di Bar Sport mischiato a Il bar sotto il mare, in un’insieme armonioso ancorché pessimista - o forse semplicemente più preoccupato del solito. 


LA TRACCIA DELL’ANGELO (2011)

Ecco, questo mi ha colpito per il tono  diverso dal solito e molto “da fine” e per  

la sua trama ospedaliera che fa supporre un po’ di autobiografia, anche se le cronache della malattia parlano di altri tempi.

Però l’impressione resta, e quanto a cupezza anche questo libro ne ha parecchia: forse la malattia, più che presagire quella vera, è la metafora di una certa stanchezza interiore. Ripensandoci, l’ospedale era anche la scena della marginalità di Elianto (e può esserci qualche contatto anche con Achille piè veloce) ma quel romanzo me lo ricordo poco e in generale mi pare che qui sia più oppressivo.


LE BEATRICI (2011)


Raccolta di monologhi e testi di canzoni o poesie: non l’ho letto, come quasi tutto il suo teatro. Prossimo recupero.


PANTERA (2014)

Due racconti: il primo è bello ma non mi ricordavo il finale un po’ inconcludente, meglio il secondo. Entrambi sempre sulla linea di marginalità e a suo modo Resistenza.


CARI MOSTRI (2015)

Ecco, questo potevo anche non averlo letto (e ancora ho il dubbio) per quanto non me lo ricordavo, e la prima parte mi spiegava anche perché - oltre a farmi capire come mai qualcuno, nei necrologi parlasse di una penna che si era inaridita: inizio veramente fiacco, anche se poi ci sono 2-3 racconti molto ispirati e in generale si riprende.


LA BOTTIGLIA MAGICA (2016)

Il Benni fantastico, due ragazzi strani che si cercano, un libro tipico suo ma ispirato (anche se ricicla una battuta da Baol).


DANCING PARADISO (2019)

La formula è quella di Blues in sedici, ovvero personaggi che parlano in versi tornando varie volte, ma è più divertito, leggero, forse anche un po’ sconnesso.


GIURA (2020)

L’ultimo romanzo e l’ultimo libro. Anche qui storia classica sua: un ragazzo e una ragazza che si cercano, la distruzione ambientale già in Pane e tempesta e altrove, un po’ di magia… alla fine funziona ma il punto è che sembra decisamente più pessimista del solito, quando semmai prima era apocalittico ma sempre con uno spiraglio.

Qui sembra che veda la situazione generale più pesante e che le forze per provare comunque a guardare avanti siano più difficili da trovare.

La penna c’è, la senilità del libro semmai è nello slancio infiacchito.


Ecco, un excursus rapido e limitato dal non aver riletto i romanzi classici (Terra ad esempio l’ho letto una volta sola nei primi anni ‘90 e praticamente mi ricordo solo il primo dei tantissimi riferimenti a Edgar Allan Poe che ho trovato), quindi magari mi sono sfuggite ripetizioni e riciclaggi, ma è valsa la pena rileggere e completare.

Rimane un grande scrittore, anche con i cali.

domenica 7 giugno 2026

In-civiltà superiore

 Bella, bellissima l’Europa della democrazia, dei diritti civili, della scienza e della tolleranza: è un vanto e un progresso reale.


Ma usarla per tranciare giudizi sugli altri popoli dando loro degli inferiori e dei trogloditi al fine di giustificare discriminazioni e prevaricazioni - ovvero usarla come paravento per il colonialismo e lo sfruttamento;

fare di questa bellezza un vanto in base al quale tutto quello che fai tu va bene e gli altri sono mostri, insomma ritrovarsi ancora al “fardello dell’uomo bianco”;

articolarla in un ultraliberismo che mina in profondità diritti e vita della maggioranza;

ammettere la libertà ma solo di esprimere le tue opinioni e pena il trattamento della Grecia nel 2015 o le censure anche di professori illustri;

vantarsi dei diritti civili ma poi quando se ne parla davvero tirare fuori le balle sulla presunta “dittatura woke”;

mettere quella bandiera sui nuovi carri armati che ripropongono invece i suoi lati peggiori,

vuol dire non rispettarla granché, averne capito pochissimo ed è il modo migliore di tradirla.


"In nome della nostra superiore civiltà, abbiamo il diritto di trattare gli altri in modo incivile":

non è diverso da quello che pensava la classe dirigente tedesca degli anni '30.

mercoledì 21 agosto 2024

VOLEVI UNA HIT?

- Vuoi un successone da classifica? Ho un’idea.

- Tipo?

- Un giro di Do su cui cantare “Ti amo”

- Daaai… il meno proprio.

- Funziona, scommetti?

****

- Vuoi un pezzo bomba che darà finalmente successo al gruppo? Ce l’ho.

- Com’è?

- Allora, parte con un coro senza strumenti, poi diventa un lento, poi fa uno stacco di un paio di minuti tipo opera lirica, poi diventa un rock blues sporco poi torna all’inizio. Dura sei minuti.

- Tu sei sicuro, eh?

****

- Ho in mente una canzone da numero 1 in classifica.

- Bene! descrivimela.

- C’è una voce che fa “Ah Ah Ah Ah” tutto il tempo come base ritmica e una cantante che canta ma più che altro recita un testo dedicato a Superman, e ogni tanto c’è qualche altro strumento.

- Ma sei serio? E chi la canta: qualche diva che qualsiasi cosa tocchi diventa oro?

- No, Laurie Anderson, quella cantante d’avanguardia.

- …

****

- Ho un’idea per una hit da discoteca.

- Tipo?

- Prendiamo “Tu vuoi fa’ l’americano” di Carosone, ci mettiamo un ritmo coatto, semplifichiamo il ritornello a livelli barbari in “Pa pa americano” e ci mettiamo una tastiera irritante: che te ne pare?

- Fa talmente schifo che potrebbe funzionare.

- Visto?

****

- Dammi un’idea per vincere il David di Donatello per la canzone di un film.

- Giro di Do col titolo del film stesso?

- Dai… e chi canta?

- Jovanotti.

- Allora mi vuoi male.

- Guarda, vinciamo.

****

- Oh, ti porto la più clamorosa hit italiana degli anni 2000.

- Cioè? Mega lentone d’amore con una bella melodia cantata da una con una voce clamorosa?.

- No: una satira sulla superficialità dell’amore di certi per le filosofie orientali, fatta con citazioni e giochi di parole, suoni orrendi da discoteca e un po’ di moralismo alla fine. C’è anche un genitivo sassone nel titolo e uno vestito da scimmione che balla.

- “La più grande hit”… certo, una formula ovvia, come no.

- Fidati.

****

- Ho in mente un successone mondiale.

- Vai.

- Ritmo reggaeton, giro di Do, ogni tanto “iiihh” che rimane in testa e sopra una spruzzata di esotismo da cartolina e di spiritualità un tanto al chilo.

- Mi pare ottimo. Ma che vuol dire “Jerusalema”?

- È la parola nota ma cambiata così incuriosisce.

- Andata, vai.

*****

Hanno gentilmente partecipato: Umberto Tozzi, i Queen, Laurie Anderson, Carapellese-Lodi-Mango, Jovanotti, Francesco Gabbani e Master KG-Noncebo.

Qui sotto invece un altro dj italiano, Guglielmo Bottin, aveva creato una canzone partendo da You Wanted A Hit degli LCD Soundsystem proseguendo poi diversamente: quando l'autore l'ha sentita gliel'ha approvata e ne ha autorizzato la pubblicazione.Voilà:




lunedì 19 agosto 2024

NUOVI CHUCK NORRIS FACTS

  1. Il Covid si mette la mascherina per proteggersi da Chuck Norris.
  2. Chuck Norris ha liberato Emanuela Orlandi poi ha rapito il Vaticano, del quale non si hanno più notizie da allora.
  3. Quando Chuck Norris non si sentiva bene nell’auricolare, i fiori sono usciti dai vasi e glielo hanno riparato*.
  4. “Last Christmas” degli Wham cerca di passare dicembre senza farsi ascoltare da Chuck Norris.
_______
* Riferimento a quando Blanco, a Sanremo, siccome non si sentiva nell'auricolare ha preso a calci i vasi di fiori.

MANIFESTO DEI CONCERTARI DURI

 MANIFESTO DEI CONCERTARI DURI


Cittadini! Musicisti! Organizzatori! Promoter! Gestori! Assessori eccetera!

Questo è il documento in cui noi,


noi concertari duri,

noi frequentatori assidui di locali-club-arene-teatri-palisports, insomma di tutti quei posti in cui c’è qualcuno con degli strumenti e qualcun altro davanti,

noi che abbiamo visto più tipologie di posti da concerto di quante ne abbiano viste i Rolling Stones, 

noi contemplatori seriali di palchi,

noi che se c’è qualcuno che vogliamo sentire usciamo pure di martedì sera a febbraio con l’allerta meteo,

noi che manteniamo i musicisti coi dischi e i biglietti,

noi che “vado al concerto perché basta coi dischi, ne ho troppi” e poi andiamo al concerto e compriamo pure il disco,

noi che diffondiamo le notizie agli amici che non seguono, facendo conoscere loro artisti che poi ameranno e informandoli di concerti che altrimenti non avrebbero visto;

noi insomma, i cui denari contribuiscono a mandare avanti la baracca, magari non tanto quanto il grande pubblico del pop o quello più occasionale ma sicuramente in modo più continuo,


noi insomma diciamo:


BASTA! CI SIAMO ROTTI!

È ORA DI FINIRLA CON


1. I TOKEN, accidenti a chi li ha inventati e a chi ha stabilito PURE una quota minima da comprarne: sono scomodi, aumentano i prezzi già alti all’interno delle aree concerto, sono EVIDENTEMENTE un metodo per farti perdere il conto e farti spendere di più. Se temete per il contante, carte. E al limite 2 monete maneggiatele e non rompete.


2. IL SUONO, PERDIO: se pago tanto per un concerto, il minimo è che si senta come si deve: o è una scelta estetica, oppure visto che è musica vogliamo sentirla BENE, o quantomeno come il gruppo vuole. Troppa sociologia sul concerto come raduno, come socialità: è vero, ma la musica rimane il centro, si deve SENTIRE, i raduni all’aperitivo.


3. I BIGLIETTI ALTI: vi ci vorrebbero un paio di annetti di ritorno degli autonomi degli anni ’70, con certi prezzi allucinanti ve li meritereste: 7 euro di prevendita? 3 euro in più perché NON mi stampo il biglietto ma per comodità lo vorrei solo sul telefono? Gli artisti saranno pure diventati più esosi da quando sono crollate le vendite dei dischi, ma poche storie: ve ne state approfittando e stop. Avete rotto.


4. I MEGACONCERTONI/MEGA EVENTI: intanto, se c’è più pubblico non si vede perché debbano costare di più (semmai un po’ meno). Poi sono scomodi, vedi da lontano (se vedi), il suono per forza è quello che è e sono una bolgia. Qui ci rivolgiamo anche ai musicisti: più date in posti più piccoli e gestibili: il vostro lavoro è SUONARE quindi SUONATE.


Già ci toccano gli incompetenti (cosa ben diversa dal curioso che viene a vedere, attenzione), i casinari fuori luogo, gli ultratelefonari (il souvenir foto/video piace a tutti, ok, però per la miseria… anzi, la MISURA…), l’abbandono dei teatri modello antico (gli antichi avevano capito tutto: gradinate a scendere intorno al palco, dovrebbero essere tutti come Fiesole);

poi, se andate avanti così, se per caso vi viene in mente di rispondere “liberi di non venirci”,

(che di fatto significa NON vedere un musicista o un gruppo, se di spettacoli fa solo quelli di quel tipo),

vi lasciamo con quel pubblico lì, che a un certo punto si stuferà anche lui e vi ritrovate come nel lockdown. Non vi piacerà.



Oscar Wilde diceva che “esperienza” è il nome che si dà ai propri errori:

NOI ESIGIAMO CHE L’ESPERIENZA LIVE NON SIA QUESTO!


VOGLIAMO CONCERTI SANI!


venerdì 3 febbraio 2023

ISZN

Ci sono delle canzoni che a un certo punto può essere il caso di aggiornare, tipo questa. Così, partendo dall’originale di Eugene Pottier, sono passato per la traduzione di Fortini e quella di Billy Bragg, facendomi dare una mano (a loro insaputa) anche da Graham Nash e da Bowie: d’altronde mica potevo fare una cosa simile da solo, no?
Ultima nota (mia opinione, la butto lì): per me il miglior plurale inclusivo è in -es: un po’ spagnolo e un po’ latino, è più facile e armonico da pronunciare rispetto all’asterisco, alla schwa e al plurale in -u; così l’ho usato nella quarta strofa.

ISZN

In piedi chi di ogni oppressione
è vittima, a casa o al lavor,
chi vive discriminazione,
solitudine, ansia, terror;

ci dipingono fallati e strani,
isolati, inferior, tapin,
diritti sol da mendicare,
condannati a questo destin.

Rit. 1:
Pugni d’ogni colore
verso il sole tendiam:
questo no appestatore
in un sì trasformiam!

Ladies, gentlemen, others,
questa lotta final
sarà solo d’ognuno,
sarà intersezional!

La schiavitù inizia a casa,
più forte è in testa la prigion,
mai liberi saremo fuori
se anche nel letto entra il padron.

Nel cratere grande della mente
bollon ragione e volontà
di far l’umanes più splendente:
oggi è fosco, rifulgerà.

Rit. 2:
Figlio del capitale e
del bigotto pensier
è il mondo diseguale
che noi farem cader;

siamo il rosso aurorale
della lucente età:
l’intersezionale
splendente umanità.

Dai fondi abissi dell’oceano
su fino ai monti della luna,
mille catene da spezzare
ma la lotta è soltanto una.

Decretiamo la comun salute,
tra noi pace, guerra ai tiran!
Già tante mura son cadute,
avanziam: le altre crolleran.

Rit. 3:
Lo stentoreo ideale
declamiam d’armonia:
pe’ il nostro Germinale
libertà non han gerarchia.

Per un sogno reale
dunque uniti seguiam
l’intersezionale
vision di libertà.

In piedi contro l’oppressione
uniamoci, basta pietir:
per sesso, classe o religione
né per pelle dobbiamo soffrir.

Non esistono vere frontiere
tra chi è oppresso di qua o di là,
sbricioleremo le barriere
alle potenzialità.

Rit. 4:
Concreto l’ideale
nostro infine sarà
dell’intersezionale
oppressa umanità;

siamo il rosso aurorale
della lucente età:
l’universezionale
splendente umanità.

sabato 12 novembre 2022

GUARDANDO SU YOUTUBE IL RITORNO SUL PALCO DI JONI MITCHELL NEL 2022 A NEWPORT


Ci son cantanti splendidi
e quelli solo buoni,
ci son quelli bravissimi
e poi c’è Mitchell Joni.

Canta a 75
anni, ancor con carisma,

e ciò dopo aver pure

avuto un aneurisma.


“Rispetto” è un concetto

per me un po’ misterioso

ma è ciò: sbaglia due note

e tu stai silenzioso.


Ben tanti ben la sanno

canora luminare

ma troppi il pregio ignorano,

maggior di quel che appare:


neanch’io so tutti i dischi

ma ancor più chi li ignora

si faccia un bel regalo:

esploriamoli ORA!


Giochiamo a circolare 

negli anni e le stagioni,

nei molti volti delle

sue miliari canzoni


in un viaggio stupendo 

per rose e prati estivi,

da Woodstock fino al canyon

insieme blu e giulivi,


sul grande taxi giallo, o

di Amelia sulle rotte

beviamo di lei una cassa

(però attenti al Coyot(t)e),


con Charlie e le signore

tra corti di scintille,

figlie scavezzacollo,

nuvole in corsa a mille.


Guardando entrambi i lati:

storico e musicale,

scrittura e arrangiamento,

la musica e il testuale,


aprendo orecchie e spirito

mentre vibran le casse,

lieto d’amor risuoni:

che donna cool, che classe!

estate - autunno 2022

giovedì 3 marzo 2022

UH - CRYING

Ismo(Europe- + Eurocentr- +

occidental- + supremat- + 

atlant- + negazion- + 

pacif-/doppiopes- +

american- + razz- +

militar- + naz- =

idiot- -> nervos-).


(si può anche cantare su questa: https://www.youtube.com/watch?v=i_0BhfYmUjY)

2/03/2022

giovedì 22 luglio 2021

BENEDETTA LA PIZZA CATTIVA - GENOVA 2001

Io una cosa ho sempre capito poco di Genova 2001, ma ancor più di certa sinistra degli anni ’90: l’ottimismo.

Sarà che ci sono poco portato, sarà che l’attitudine mi è stata rafforzata dalla scoperta di spiriti affini come Robert Smith, Albert Camus, Marcel Proust e Ian Curtis (ma qui si pone un problema di uovo e gallina), ma insomma: per età mi ricordavo l’infanzia negli anni ’70, con quel movimento e quello slancio, e poi invece quegli anni ’80 (che chissà perché tanti rimpiangono e mitizzano) della superficialità, dell’arrivismo, del liberismo-giungla, dei lustrini fintissimi, anni che già sapevano di retroguardia e sconfitta, in cui le cose buone erano underground e quasi mi bastava ascoltare i Rolling Stones, non gli Psychic TV, per essere un alternativo - e attenzione: frequentavo un liceo deove c’erano il figlio del carabiniere ma anche i figli di Fuksas, non andavo al professionale del Quadraro.

Un decennio che si è chiuso con la caduta del Muro e, visto che non ne avevo capito del tutto le implicazioni, due anni dopo con la fine dell’URSS e conseguente canea di chi ne approfittava per dire che QUINDI il Socialismo era sbagliato in assoluto, molto silenzio nella parte di chi avrebbe dovuto distinguere, e Mauro che disse “co’ ‘sta storia di comunismo non si potrà parlare per una trentina d’anni”. Il pessimismo era diffuso, alimentato magari anche dallo “sconfittismo" di un Guccini, che confondeva l’odiare l’arroganza dei vincitori che ti faceva stare dalla parte dei “perdenti” (la schifosa retorica del “vincente” e dell’Esclusivo) col gusto di essere degli sconfitti: un equivoco poetico ma pericoloso.

Poi sì, i movimenti li facevo, mi sembrava doveroso, ma con ben poche speranze, se non quelle di vittorie parziali (rarissime anche quelle), mentre fuori, passato il breve sollievo per la scomparsa del CAF, c’era un centrosinistra che in pratica ti diceva che si poteva essere solo moderati per non spaventare gli elettori, una prospettiva da sconfitti quasi più dannosa delle politiche blairiane che poi ha fatto, mentre qualche criminale che scriveva su Cuore (mi sa il tremendo Roversi, il peggiore di tutti) diceva che non eravamo più classe o popolo ma ormai potevamo essere solo “consumatori consapevoli” (che a me ha sempre dato l’idea dei polli in batteria che si sentono liberi perché scelgono quale chicco beccare tra quelli che gli hanno messo davanti). E non nomino nemmeno il cumenda pidduista, che già bastava così.

Mi ricordo faticosissime e ingrate assemblee, che però si dovevano fare perché almeno ci provavi - perché poi i movimenti non finivano: sapevamo che ogni tanto ritornano, com’era successo in passato, e speravi che il tuo fosse quello buono: speranzoso ma ampiamente pronto al peggio, figuriamoci, ché di segnali positivi non ne arrivavano tanti e la mia impressione era che rispetto al sorgere del Sol dell’Avvenire noi fossimo più o meno in corrispondenza delle 2 di notte.

Seattle mi aveva un po’ fatto sperare, anche perché le manifestazioni erano state appoggiate dagli operai portuali e Genova… beh, il movimento contro la globalizzazione liberista (non ci dimentichiamo questo aggettivo che cambia tutto) mi pareva perfettamente in linea con l’essere comunisti, che lo sapessero o no i partecipanti. E di certo penso, o spero proprio, che nessuno si aspettasse di bloccarla con tre cortei a Genova.

Di quei giorni ricordo che a Radio Capital, NON Radio Alice o Telesoviet, invitavano gli ascoltatori a dire per quale motivo si sarebbe dovuto andare a Genova, cosa bisognava chiedere: del G8 si parlava come della circostanza in cui, siccome tutti i maggiori potenti della Terra erano lì, chi pensava che qulcosa al mondo non andasse bene poteva andare lì a dirlo in piazza: una cosa tranquilla, insomma.

Insomma, tranquilla: avevo sentito qualcuno, forse a un’iniziativa sul Chiapas, che aveva detto che in Messico i governi si preoccupano davvero quando vedono cortei in cui le immagini della Madonna stanno accanto a quelle di Zapata, perché vuol dire che si stanno saldando le due anime del popolo, e potrebbero venirne guai: devono aver pensato lo stesso qui (“macelleria messicana”, forse, non a caso) davanti agli autonomi che sfilavano con Pax Christi e hanno reagito col pugno di ferro (ti immagini che pericolo poteva venire da Pax Christi? E dai…). Poi l’11 settembre ha sconvolto tutto, ma i movimenti contro la guerra li facevamo, e come sempre anche altri, perché periodicamente ripartono

.

A Genova non c’ero per motivi di lavoro, ma era un movimento nel quale stavo tranquillamente, le mie idee e le mie ragioni c’erano - e la ragione ce l’hanno data la crisi del 2008 e quella ambientale, anche prima della pandemia.

L’unica cosa che posso dire ancora è che un’amica che doveva dormire alla Diaz si sentì male di stomaco e decise di tornare a casa sua: benedetta la pizza cattiva che aveva mangiato a cena.