La notte scorsa ho avuto un'esperienza mistica. Stavo DIOrmendo e, ad un tratto, mi son sentito trasportare via: volavo nella notte verso un luogo lontano, DIOlcemente come se mi trasportasse un angelo.
Ed era proprio un angelo, che appena finito il viaggio mi ha detto: "Ecco, miscredente: siamo giunti nella Città di Dio. Vediamo se adesso ti redimi".
Io ero stupito ma mi sentivo bene, come se mi fossi appena lavato e DIODIOrato; e vidi davanti a me questa grande città, con una grande porta d'ingresso per accogliere le anime smarrite.
Visto il suo scopo, la porta era stata consacrata a colei che ha il nome di Ianua Coeli: mi trovavo infatti davanti a Porta Madonna, varcata la quale cominciai ad esplorare la città.
Era una bella città, c'era felicità DIOvunque,e le strade il nome ce l'avevano: infatti ad un certo punto ne ho imboccata una dedicata ad un pittore, Cagnaccio di San Pietro, e mi sono ritrovato davanti al parco.
Il parco è destinato ai bambini, ricordando la frase di Gesù che voleva che venissero a lui: si trattava infatti del Parco di Cristo, nel quale scorazzavano allegri e liberi anche alcuni animali.
Ed erano tutti animali di Gesù: il maiale, insolito per un parco, il cane e tanti altri, tra i quali una gazza parlante, cui chiesi: "Cosa ci fai nella città di Dio?" "Becco", rispose ovviamente lei.
Così le diedi alcuni frammenti di DIOscotti, e conversando amabilmente giungemmo al grande porto, che accoglie i pescatori di anime.
"Il Porto di Dio!" esclamai meravigliato, ma a quel punto mi sono svegliato ed ero nel mio letto.
Chissà perché, avevo la sensazione che in quella città non mi avessero ammesso.
Vabbè: amen...
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giovedì 12 febbraio 2009
mercoledì 14 maggio 2008
Io e il Creatore
Io a Dio non ci credo. Ma non come il bambino presuntuoso della battuta, quello che diceva "Credere è una parola grossa, diciamo che lo stimo molto": no, proprio non ci credo, e pure come stima pochina.
Lui lo sa; e ci si incazza. Anzi, ci si incazzava perché negli anni il furbone ha cambiato strategia.
Il quale furbone, coLui che tutto move, aveva pochissime speranze da subito: sono cresciuto in una famiglia più o meno atea, e andavo in chiesa solo a Natale e a Pasqua, con i cugini, come tradizione e cosa sociale, e perché la chiesa era sotto casa (la mitica Santa Maria in Publicolis, nel quartiere ebraico, dove la mia famiglia ha abitato a varie riprese pur essendo gentile, il che già indica un rapporto con la religione un po' sui generis), e dopo giocavamo un po' in strada, tempo permettendo. Finita l'infanzia, finì pure questa tradizione.
Così l'Onnipotente-ma-evidentemente-non-Onniscente cominciò coi metodi subdoli: verso i 9 anni, due dei tre cugini con cui scendevamo a messa a Natale fecero la festa per la comunione. Io e my sister andammo, rimanendo basiti davanti ai numerosi regali che i due avevano ricevuto come celebrazione del loro ingresso nella comunità dei fedeli in Cristo.
Davanti a tanta copia, materialisticamente e poco -molto poco- religiosamente, 'sta comunità comincia a sembrarci interessante: così chiediamo notizie e veniamo a sapere che il biglietto di ingresso consiste in tre, dico 3, anni di catechismo. Un'eternità... ah, ah, ah...
L'entusiasmo, di conseguenza, scema, e a questo punto mi pongo la grande domanda: ma io a Dio ci credo o no? Perché a quel punto la questione quella era, non altre. Ci penso un po' e decido di no.
Da allora non ho più cambiato idea, anzi, la lettura di Nietzsche ha dato il colpo di grazia al cavallo già morto della mia fede, con buona pace del furbone con la barba bianca.
Il quale ogni tanto mi appare, o almeno ci prova: nella sublimità di certi dischi, nelle linee di certe fanciulle, ma niente: continuo ad attribuirle all'opera del genere umano, imperterrito.
Oppure prova ad apparirmi in certe accoppiate cielo-paesaggio davanti alle quali, però, mi viene da dire più "madoooonna..." o "ggiesù!" che non Dio. Quindi...
Di persona, mai: e sì che mi metterebbe in difficoltà: intanto dovrei capire quale delle tre persone ho davanti (a occhio dovrebbero riconoscersi, ma hai visto mai...), e poi a quel punto le cose sarebbero due, ovvero o ho sbroccato, o esiste.
Ora magari si giustificherà dicendo che tanto è tutto deciso, che se nel Libro è scritto che io non devo avere la fede non ce l'ho, che non si scomoda di persona per un miscredente qualsiasi, che alla fine cazzi miei, che il libero arbitrio, che ecc, che bla...
Tutte scuse, barbùn, sei come Dylan: non ci sei.
E tra i due, preferisco lui, che due volte dal vivo, almeno, l'ho visto (e scrivila Just Like A Woman, furbone, se sei tanto bravo).
Lui lo sa; e ci si incazza. Anzi, ci si incazzava perché negli anni il furbone ha cambiato strategia.
Il quale furbone, coLui che tutto move, aveva pochissime speranze da subito: sono cresciuto in una famiglia più o meno atea, e andavo in chiesa solo a Natale e a Pasqua, con i cugini, come tradizione e cosa sociale, e perché la chiesa era sotto casa (la mitica Santa Maria in Publicolis, nel quartiere ebraico, dove la mia famiglia ha abitato a varie riprese pur essendo gentile, il che già indica un rapporto con la religione un po' sui generis), e dopo giocavamo un po' in strada, tempo permettendo. Finita l'infanzia, finì pure questa tradizione.
Così l'Onnipotente-ma-evidentemente-non-Onniscente cominciò coi metodi subdoli: verso i 9 anni, due dei tre cugini con cui scendevamo a messa a Natale fecero la festa per la comunione. Io e my sister andammo, rimanendo basiti davanti ai numerosi regali che i due avevano ricevuto come celebrazione del loro ingresso nella comunità dei fedeli in Cristo.
Davanti a tanta copia, materialisticamente e poco -molto poco- religiosamente, 'sta comunità comincia a sembrarci interessante: così chiediamo notizie e veniamo a sapere che il biglietto di ingresso consiste in tre, dico 3, anni di catechismo. Un'eternità... ah, ah, ah...
L'entusiasmo, di conseguenza, scema, e a questo punto mi pongo la grande domanda: ma io a Dio ci credo o no? Perché a quel punto la questione quella era, non altre. Ci penso un po' e decido di no.
Da allora non ho più cambiato idea, anzi, la lettura di Nietzsche ha dato il colpo di grazia al cavallo già morto della mia fede, con buona pace del furbone con la barba bianca.
Il quale ogni tanto mi appare, o almeno ci prova: nella sublimità di certi dischi, nelle linee di certe fanciulle, ma niente: continuo ad attribuirle all'opera del genere umano, imperterrito.
Oppure prova ad apparirmi in certe accoppiate cielo-paesaggio davanti alle quali, però, mi viene da dire più "madoooonna..." o "ggiesù!" che non Dio. Quindi...
Di persona, mai: e sì che mi metterebbe in difficoltà: intanto dovrei capire quale delle tre persone ho davanti (a occhio dovrebbero riconoscersi, ma hai visto mai...), e poi a quel punto le cose sarebbero due, ovvero o ho sbroccato, o esiste.
Ora magari si giustificherà dicendo che tanto è tutto deciso, che se nel Libro è scritto che io non devo avere la fede non ce l'ho, che non si scomoda di persona per un miscredente qualsiasi, che alla fine cazzi miei, che il libero arbitrio, che ecc, che bla...
Tutte scuse, barbùn, sei come Dylan: non ci sei.
E tra i due, preferisco lui, che due volte dal vivo, almeno, l'ho visto (e scrivila Just Like A Woman, furbone, se sei tanto bravo).
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