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venerdì 3 gennaio 2020

Trump e il cecchino incapace


Non ricordo più dove ho letto una barzelletta, che mi pare russa, ambientata nelle trincee della prima guerra mondiale. Faceva così:

Un ufficiale va a a ispezionare le trincee e chiede com’è la situazione.
- Tutto bene signore, a parte un cecchino nemico che tiene sotto tiro le nostre postazioni.
- Ah, perbacco. È un bravo cecchino? Ci ha causato molte perdite? - chiede il generale.
- Nossignore: è un incapace totale, ha una mira pessima, rispondono i soldati.
- E allora perché non ve ne siete liberati?
- Perché se lo uccidiamo il nemico lo sostituirebbe con uno bravo; invece, finché c’è lui non corriamo rischi.

Ecco, l’elezione di Trump l’avevo interpretata così: invece di una guerrafondaia esperta e preparata come la Clinton, ritenevo che fosse meglio un fanfarone che abbaia ma poi viene ricondotto alla ragione, uno che qualsiasi cosa dica riceve critiche, uno che minaccia casini ma poi interviene Putin che se lo rigira come vuole (tu guarda se uno deve apprezzare un destro del KGB come paciere…) e alla fine le cose si placano.
L’unico motivo per cui Trump (che comunque ha preso il 25% dei voti ed ha vinto solo per le storture del sistema elettorale americano) è lì, è questo: un incompetenza che limita i danni, tanto a portare avanti le cose ci pensano le strutture dirigenziali dei ministeri.
Se però mi combini casini come questo recente con l’Iran, allora… e su, dai...
(la minaccia di bombardare i siti archeologici, poi, è da caricatura dell'americano ignorante e nazista).

I hope that yankees love their children too...

sabato 3 marzo 2018

Lettera aperta all'onorevole Giorgia Meloni

Cara onorevole Giorgia Meloni,
l'altro giorno lei ha pubblicato la foto di una sua visita in uno di quei posti in cui non va mai nella quale si vedevano sullo sfondo delle persone dall'aria non troppo d'accordo con la sua presenza (e le sue idee), che lei ha commentato con una frase del tipo "i soliti scemi dei centri sociali non hanno mancato di farmi visita".
Ora, io non c'ero ma potendo ci sarei stato, quindi mi sento chiamato in causa; il che mi mette in un paradosso. Il paradosso è quello che lei ha preso male questa nostra presenza, che invece è stata un atto di signorile gentilezza. E il paradosso è che un gesto davvero signorile non lo si fa notare, non lo si ostenta, sennò non lo è più. Però lei non l'ha compreso e allora bisogna spiegarlo.
Siamo infatti venuti a trovarla proprio per gentilezza. Non nel senso di omaggio a una bella donna, come io ho sempre pensato che lei sia (il fotoritocco non le serve: migliora la sua figura ma peggiora la figura che fa): non vale la pena di prendersi manganellate per questo, visto che di belle donne ne abbiamo tantissime a sinistra - checché ne dicano i suoi, che scrivono cose tipo "le comuniste sono tutte cozze" dimostrando a) che oltre alla visione politica mancano anche di quella dei bulbi oculari b) che l'unico coraggio che hanno è quello di fare la figura di quelli che, rimbalzati sistematicamente, provano a vendicarsi con la meschinissima rivalsa del disprezzo verso chi li respinge, o di quelli che, non essendo in grado di fare una critica politica si attaccano all'insultino triste.
No: il motivo per cui siamo venuti, l'atto di cavalleresca gentilezza, è che
SE NO NON VE SE FILAVA NESSUNO:
nonostante i media vi stiano pompando al massimo (stavo per scrivere "pòmpino", ma in italiano si scrive senza accento e poteva essere equivocato), nonostante cerchino di ingigantire i vostri numeri, un po' per spaventare quelli che non volevano più votare PD, un po' per far sembrare Sirvio una destra più moderata e civile, siete "quattro provoloni", come ha detto la portavoce di Potere al Popolo, che si fanno vedere solo in campagna elettorale - e anche così si fatica.
Siamo venuti per non lasciare una signora da sola, che non è elegante.
La prossima volta ci faccia caso, che ci ha fatto cadere nell'ineleganza di doverglielo ribadire.
Distinti saluti a lei e auguri di pronta guarigione a quello che hanno aggredito a Palermo, un'aggressione talmente violenta che il dottore gli ha prescritto ben CINQUE giorni di riposo a casa - quando sono caduto dalle scale del nido di mia figlia, nonostante lì per lì mi fossi rialzato e poi fossi andato a lavorare, mi hanno tenuto una settimana in ospedale e quindici giorni a casa: dev'essere stata un'aggressione VIOLENTISSIMA.

giovedì 15 febbraio 2018

IL SINDACO DI MACERATA È UN GENIO, NON SCHERZO

Quello che è giusto è giusto: gli abbiamo dato del filofascista, o del pauroso, per aver autorizzato le manifestazioni dei due partiti neri negando invece il placet a quella antifascista, e invece è stato perfetto. 1) Invece di far passare Cp e FN per “vittime della repressione buonista”, ha di fatto detto loro “dai, fateci vedere quanto esprimete il disagio profondo della maggioranza degli italiani”. Erano tipo 20 e le hanno pure prese dalla polizia, loro che sono tutti "Legge e Ordine" e "Viva le divise". Prego. 2) Nell’autorizzare le une e negare l’altra “per motivi di sicurezza”, di fatto ha detto “so che voi siete intelligenti e non andate a far casini dai crani vuoti, mentre loro sì”. 3) Negando inizialmente la manifestazione antifascista, ha detto “vediamo quanto ci tenete, quanto è forte l’antifascismo e quanto voi”: in pratica, "qui si parrà la tua nobilitate". E mentre certe organizzazioni si sono mostrate pessime, Potere al Popolo e simpatizzanti hanno detto “la facciamo lo stesso “, hanno ottenuto l’autorizzazione, si sono portati dietro pezzi di quelle organizzazioni e hanno messo su un corteo di 15.000 persone senza incidenti. Certo, non penso sia stata tutta farina sua, quando mai; ma è stata una linea che ha messo alla prova noi e loro, e il risultato è stato una vittoria politica TOTALE. Grande sindaco, grazie!

giovedì 27 luglio 2017

IMMIGRAZIONE, LAVORO E NATALITA’: NESSUN PROBLEMA

Leggo commenti e opinioni nei quali si esprime preoccupazione riguardo questi argomenti, ma non è proprio il caso.
Una certa quota di immigrazione la richiede non la Sinistra (o “la Boldrini”) ma Confindustria perché servono schia… pardon, gente che lavora: ma tanto coi progressi tecnologici pare che nel giro di 30 anni sparirà tipo il 40% o più dei posti di lavoro attuali, quindi non verranno più.
“Ma quei pochi posti se li prenderanno loro, perché loro sono tanti e noi pochi”, qualcuno obietterà.
Per quanto riguarda il “loro sono tanti”, bisogna prendersela anche con la Chiesa: vietare il preservativo per spopolare l’Africa con l’AIDS si è rivelata una strategia poco efficace. Sarebbe più pulito farglielo usare così ne nascono di meno.
Quanto al “pochi” e alle preoccupazioni sulla natalità, con annessi deliranti “Fertility Day” e “dipartimenti mamme”, ma di che parliamo?
Siamo SETTE MILIARDI, in Italia SETTANTA MILIONI, non siamo MAI STATI COSI’ TANTI NELLA STORIA DELL’UMANITA’: di che ci preoccupiamo?
Una volta le potenzialità produttive pro capite erano più basse, serviva più gente per quello e per evitare il rischio di estinzione; ma oggi?
Piuttosto, sarebbe bene fossimo meno, anche perché se tutti cominciano a consumare e inquinare come gli europei (o peggio i texani) il pianeta ce lo giochiamo.
Un figlio solo per ogni coppia poi avrebbe il vantaggio di ereditare da 4 nonni: pure se ognuno dei 4 lascia poco, è pur sempre buono. E in ottica di futura diminuzione del lavoro, decisamente vantaggioso.
Per cui tranqui: nessun problema, bastano un paio di accorgimenti e un po’ di pazienza ed è tutto ok.

Andate e fornicate gioiosi, con cautele.

giovedì 1 settembre 2016

Il giusto approccio, i figli e le salsicce

I PROBLEMI SI RISOLVONO ALLA BASE;
ovvero,
È INUTILE METTERSI LA CREMA CONTRO I BRUFOLI SE POI CONTINUI A MANGIARE SALSICCE FRITTE TUTTI I GIORNI.

Io capisco la ministra Lorenzin, la quale si è sentita in dovere di ricordare un po’ di aritmetica davanti a casi come la Nannini madre a 54 anni, la Marini che a 49 mette gli annunci sul giornale per trovare il padre perfetto per il suo erede, o quel rintronato di Mick Jagger, tra poco di nuovo padre perché a 73 anni ancora non s’è imparato a usare i contraccettivi;

e capisco anche che le difficoltà economiche tutto sommato sono un buon modo, per chi non vuole procreare, per chiudere il discorso coi figlisti integralisti che gli scassano le balle;

però ecco, penso che i figli, visto gli impegni non solo economici che comportano, siano una libera scelta di ognuno.
Ma appunto, una scelta: e se non ho denaro non posso scegliere.

Bisognerebbe che tutti avessero di che vivere bene e, A QUEL PUNTO, scegliere se averne o no.


E quindi, come al solito, la soluzione è il socialismo. Come sempre.

lunedì 8 dicembre 2014

Pena Capitale

Tsk.
Tangentopoli.
Pfui.
Dilettanti.
Craxi, Tognoli, Pillitteri... seee...
E quanto a Chiesa, preti e malaffare, altro che Mario co gli alberghi: noi stiamo a un altro livello, di Chiesa c'abbiamo l'unica e l'originale.
Milano era da bere? E se so bevuti* tutti pure a Roma.
Altro che qualche politico e qualche imprenditore, quella è roba (anzi ROBBA) da regazzini: noi ci mettiamo Mafia, neofascisti e criminali, mica se scherza, chiamiamo tutto er cucuzzaro, en plein, non ci facciamo mancare niente, serviZZio completo.
Perché Roma, nel bene e nel male, è l'Italia al cubo: come bellezza e come obbrobbri, come città affascinante e come luogo in cui tireresti fuori il mitra 20 volte al giorno, come eccellenze e come disorganizzazione che manco i bimbetti. Perché non diventi capitale di un Impero se non eccelli anche nel male.
E Capitale rimaniamo, anche nella pena.


______________
* In romano, "se lo so' bevuto" significa "l'hanno arrestato".

giovedì 16 ottobre 2014

Si può?

Bella internet: ci leggi un sacco di cose, e come sempre accade quando leggi un sacco poi ti sorgono spontanee delle domande.

Che ne so, tipo (per tornare ad un argomento sul quale mi ero già espresso):

Si può discutere con chi pensa che una legge contro i licenziamenti INGIUSTI blocchi l'economia?

Si può discutere con chi pensa che, dopo 45 anni di potere democristiano, 20 di berlusconismo E UNA CRISI MONDIALE CHE HA CAMBIATO TUTTO RISPETTO A PRIMA, le ragioni dei problemi, passati e attuali (che sono diversi), siano state un po' di tutele minime di civiltà ottenute dal PCI per i lavoratori?

Si può discutere con chi, come problema per l'economia italiana, non vede l'assenza di un piano industriale, la corruzione diffusa, le infrastrutture inadeguate, lo scarso coraggio del capitalismo nostrano, i pochi investimenti nella ricerca ma vede solo l'impossibilità di licenziare ingiustamente?

Si può discutere con chi fa finta di ignorare di cosa sono capaci certi imprenditori (vogliamo parlare di tutte le morti sul lavoro e di tutti gli assunti al nero? E non nella piccola pizzeria che prende uno studente come cameriere: parlo di grossi cantieri et similia) e che quindi di togliere tutele ai lavoratori non è proprio il caso?

Si può discutere con chi fa finta di non sapere che per crisi economica o ristrutturazioni SI PUO' licenziare?

O con chi non vede dove stanno portando le ricette europee?

O con chi fa finta di non capire che in Germania le cose vanno meglio PROPRIO PERCHE' sta guidando l'Europa in una direzione a lei favorevole (per ora, almeno) e sfavorevole agli altri.

Sì, si può, si può sempre discutere.
Però è faticoso.

sabato 19 luglio 2014

LA GERUSALEMME LIBERATA

LA GERUSALEMME LIBERATA

Oh, è da prima dei tempi del Tasso
che a quella gente laggiù
c'è qualcuno che gli rompe il casso.

(Giulio Pasquali - poeta)

martedì 9 aprile 2013

TUTTO AZZECCATO, BABY.

Piantiamola un po' coi piagnistei e i complessi: quello che abbiamo sempre detto era...


TUTTO AZZECCATO, BABY.


In quei palazzi dov'è opaco il vetro,
palazzi grigi-cemento e -potere
dove l'intento è tetro
ma, pur nascosto, si fa ben vedere,
nulla si salva, non certo l'umano
di cui rimane niente:
chi li abita e comanda ne è lontano,
chi ne è regnato è cifra solamente.

Sono anni che è così, tipo duecento,
da prima dei partiti
(poi in altri tristi palazzi ingrigiti),
da quando solo qualche movimento
diceva già questo, che era evidente
a chi non è cecato,
lo dicevamo ed era, chiaramente,
tutto azzeccato.

Che quel po' di ricchezza, bricioline,
che viene dal mercato
tanto mondo, primo e terzo, alla fine
l'avrebbe sangue e catene pagato;
che ogni rapporto umano
sarebbe diventato un'altra merce
che segue, come l'oro - ma anche il guano -
le sozze del mercato leggi e lerce
- e non è strano,
specie dopo che il buon Karl l'ha spiegato:
ovvio perciò che, altro che ulivi e querce,
noi invece avevamo azzeccato,
baby, tutto azzeccato.

Che dopo aver risistemato
l’Italia anche sui monti col fucile,
che dopo avere il ventennio archiviato
darsi a dei maneggioni baciapile
significava 40 di bile
per 40 anni lo abbiamo sgolato;
che la novità social(iber)ista
t’avrebbe fregato;
e passar poi a un cumenda piduista
saccente e liftato,
sarebbe stata cosa invero trista,
tutto azzeccato;
che rimpiazzarlo dopo co' un banchiere
(che io vorrei sapere
davvero a chi piace)
che la politica fa con l'orbace,
sarebbe stato identico a cadere
dalla padella nella brace;

che la deregulation
imposta a ferro e forza
t’avrebbe dato poca satisfaction;
che lanciarsi nella demente corsa
a presunta ricchezza
che doveva venire dalla Borsa
e dalla sua stoltezza
sarebbe risultato una schifezza;
quella contrattazione
dove corre un cavallo iperdopato
e il ricco vince i soldi del coglione,
dove la sola redditizia azione
è starne lontani: tutto azzeccato.

Che dal crollo del Muro
un cavolo ci avremmo guadagnato,
che iniziava un periodo ben più scuro
l'avevamo gridato;
con buona pace di Edo Bennato
che invece s'è affrettato
a rimettersi a fa' il predicatore
(ma dopo: bella forza) e ha "rinnegato",
cantando più che altro con livore,
la logica, però, e chi gli avea dato
parecchio, ossia quel pubblico impegnato:

tutto azzeccato, Edo,
tutto azzeccato.

E adesso che le banche
ed altre delinquenti istituzioni,
che i re delle palanche
ci tengono stretti per i coglioni
(non solo, ma anche
con l'intenzione seria di strizzare:
cosa non nuova, ma ha un lungo passato),
che ne diffidavamo
mi tocca ricordare,
e che anche ciò, di ciò che dicevamo,
era tutto azzeccato.

E basta vergognarsi, diamci un tajo,
per qualche - lo so, tragica - idiozia
combinata da qualche macellaio
che più che del movimento operaio
è nella storia della psichiatria:
rimestare, a che serve?
Certo, di errori abbiamo accumulato
caterve,
tra cui cadere, al voto, nelle spire
del capitalismo ben temperato -
cui almen possiamo dire
di non aver mai davvero abboccato -
qualcosa speriam d’avere imparato;
resta che ciò per cui abbiamo lottato
sempre, era azzeccato tutto,
baby:
tutto azzeccato.

mercoledì 21 dicembre 2011

Dossier Monti


Mario Monti dopo Berlusconi,
come Pillonzi dopo Punzoni.

I toscani capiranno cosa vuole dire questo status che ho messo su FB un mesetto fa, agli altri mi limito a dire che è un modo non molto raffinato per dire che la situazione non è certo migliorata.
Non che avessi la palla di vetro, è che si era facili profeti a fare previsioni come questa, un mio status di pochi giorni dopo:


Che bello: il nuovo governo, pur essendo tecnico, ci darà il piacere di poter tornare a parlare di politica - cioè chiamandolo cricca di succhiasangue imperialisti e baciapile (quello che è):
fico, mi ero stufato di parlare di tribunali, barzellette e festini


Facili, sì: basta avere due nozioni di marxismo, una vaghissima idea di come va il mondo e tutto ciò non ti stupisce: ti inkazzi, ma non ti sorprendi, perché lo sai già.
E poi in caso ti soccorre Facebook, inesauribile miniera (specie se sei pieno di "amici" comunisti) di articoli che spiegano molto meglio ciò che intuivi solamente.
Ma non tutti hanno FB, e poi le cose scorrono, passano... così mi sono autocitato (sì, ok, partano le pernacchie), ma soprattutto ho raccolto qua i link a tutti gli articoli che ho condiviso riguardo al governo Monti, a partire dagli ultimi giorni di Sirvio - ossia da quando siamo passati da chi faceva ridere (ma anche un po' ribrezzo) a chi fa paura, e senza manco aver votato.
Nei siti che li contengono c'era anche altro, ma già per leggere questi ci vuole il tempo di un libro - corto, ma di un libro.

Partiamo da un simpatico paragone contenuto in uno status di

Paolo Ferrero:
Il governo che vogliono fare è tecnico come lo era quello Bolscevico dopo la rivoluzione del '17.
Nei due casi larga parte dei ministri arrivano dalla società civile, senza precedenti incarichi parlamentari. Quelli arrivavano dalla clandestinità, questi ci sono ancora, nella Trilateral e nel Bilderberg. Quelli arrivavano dalla galera e questi non ci andranno mai, perchè la speculazione è premiata. Una sola differenza: Quelli erano con i lavoratori e questi contro.

Poi:

Finale di partita:


questo è sulle pensioni, QUINDI sul governo Monti:

per questo bisogna essere iscritti a Facebook:

Robecchi:

Il grande Bifo:

Baciapile, appunto:

La ministra della Giustizia: diritto alla difesa per tutti ok, ma se li sceglie tutti lei?

Bollicine:

C'entra anche qui Monti, in qualche modo:

E se non paghiamo? Non il disastro che si pensa:

L'ineffabile Bersani:

La manovra:
Scanzi non sempre lo condivido, ma qui ha scritto un GRANDE articolo:

E il notevole Vladimiro Giacché:

Buona lettura, buon ritorno qui tra un anno per vedere cos'è successo e se c'era già scritto.

mercoledì 11 maggio 2011

Che tocca fa’?

(di solito è un’affermazione sconsolata, qui la pongo come domanda).

Dico, che tocca fa’, mi chiedo, per essere governati come si deve (stavo per scrivere “come Cristo comanda”, ma in Italia non mi pare il caso)?
Rimuovere chi governa male? Pare facile: è quello, certo, ma come in arte, il “come” è importante quanto il “cosa” e lo determina anche. In passato qualche malgovernante lo abbiamo rimosso, sì, ma con quali esiti?
Per rimuovere i Borboni dal Sud ci sono voluti volontari di popolo e un esercito esterno: miglioramento, ma dopo 150 anni dire che al Sud si può esultare sarebbe troppo.
Per togliersi dalle balle Mussolini, invece, si è provata una variante dello stesso cocktail: rivolta popolare e invasione straniera. Il secondo elemento del mix, però, ci ha portato 50 anni di DC.
Per prendere a pedate costoro, allora, col voto non è andata bene (se non parzialmente e localmente); una volta applicata la soluzione alternativa dei giudici nel ’92, però, il risultato si è visto (è quello che ci fa porre la domanda).
Quindi abbiamo provato di nuovo a toglierci daico il nefasto risultato-che-si-è-visto col voto, di nuovo; ma l’effetto è durato poco e non ha portato significative inversioni di rotta.
Dunque? Una volta provate tutte, che tocca fa’?

"Una bella rivoluzione di popolo VERA!", diranno i miei 25 lettori - e nel cuore lo direi pure io.
Ma è una soluzione che Asor Rosa ha scartato in un editoriale nel quale diceva che non ce ne sono le condizioni (e vista l'ignoranza diffusa temo abbia ragione, lì e quando dice che sarebbe anche peggio).
Era lo stesso editoriale nel quale, da una serie perfettamente logica di argomentazioni (in sintesi: se attraverso il rispetto delle regole democratiche si finisce per svuotare la democrazia, allora per salvare la democrazia bisogna ricorrere a una soluzione antidemocratica), il nostro faceva scaturire una soluzione illogica (una sorta di colpo di stato delle forze dell’ordine).

Naturalmente la quasi totalità dei commentatori ha contestato l’articolo concentrandosi sulla conclusione inaudita, con una modalità di ragionamento al contrario: siccome ho deciso (magari a priori) che la conclusione è sbagliata ALLORA è sbagliato anche il resto. Evitando così di rispondere alla prima parte, che per molti sarebbe stato fonte di serie difficoltà e di imbarazzo.
Così hanno tralasciato invece il bello dell’articolo, ossia le sfide logiche poste anche da una conclusione che non piace neanche a me.

La prima sfida era semplice: le argomentazioni sono queste, e tornano; l’unica soluzione che ne consegue è questa, ed è insensata; e dunque?

(il che mi fa pensare che AR stesse facendo una richiesta: “a me di conclusione viene questa, voi ne avete di migliori?”)

Ma questa ne implica e presuppone una più generale, sul senso complessivo dell’articolo; questione che si può definire aristotelica, nel senso che a questo punto i casi sono tre:

a) Da qualche parte, nella catena del ragionamento, c’è un passaggio sbagliato, o un argomento omesso, quindi è normale che la conclusione sia insensata.
b) Il ragionamento è giusto ma la conclusione non è l’unica possibile: bisogna dunque trovare l’altra o le altre.
c) Il ragionamento è giusto e le conclusioni pure.

Non si esce da queste tre alternative (anche quelli partiti dalla conclusione per criticare l’articolo, di fatto hanno abbracciato l’ipotesi a) .
Personalmente, non condivido la a) ma tenderei a rifiutare anche la c): soprattutto perché temo che qualche potere forte ne approfitterebbe per stabilire un ordine ancora più repressivo, invece che restaurare la democrazia come auspica Asor Rosa.

Il quale, probabilmente si ricorda male gli anni ’70:
è vero, infatti, che nel ’74 finì la lunghissima dittatura portoghese grazie ad un colpo di stato militare (dopo il quale furono indette elezioni che gli stessi militari, se non ricordo male, persero: più democrazia di così…); ma quelli erano, ebbene sì, militari sessantottini (già: c’era stato il ’68 anche in Portogallo. Poi riparliamone male…), in pratica comMunisti;
mentre negli stessi anni, in Italia, settori delle forze dell’ordine e dei servizi segreti davano prova di tutt’altro orientamento, sia ideologico che di rapporto con le istituzioni democratiche – ed è questo un altro motivo per il quale la soluzione proposta da Asor Rosa mi convince zero, forse il principale (non credo infatti che rispetto ad allora abbiano cambiato significativamente mentalità).

E dunque probabilmente è vera la b) e dobbiamo raccogliere la sfida e capire quale sia la soluzione possibile, capire appunto che tocca fa’ (domanda che, a quanto pare, nella storia dei movimenti ricorre spesso, vedi Cernysevskij e Lenin: che sia diventata "che tocca fa’ " dice tanto su dove siamo).

Però va detto: un articolo che fa incazzare tutti, da Giuliano Ferrara agli anti-imperialisti fino a quelli che si divertono a provocare facendo gli “scorretti” sempre e comunque, qualcosa di buono ce la deve avere per forza.
Non si scappa.

giovedì 15 gennaio 2009

L'ideologia è in ottima salute

Un articolo sul Tirreno, credo dell'ultrà "democratico" Bruno Manfellotto (cricca di Repubblica, più o meno), nel quale si accusa di ideologia il Ministro brasiliano che ha negato l'estradizione di Cesare Battisti, mi conferma che sebbene molte ideologie siano in crisi ce ne sono alcune che prosperano.

E siccome io al concetto di ideologia ci tengo, se l'ideologia in sé prospera sono contento.

Come ideologie che prosperano, mi riferisco in particolare all'ideologia di Manfellotto, del Tirreno, di Repubblica: non certo alla mia o a quella -presunta- del ministro do Brasiu.

Mi spiego: siamo tutti scandalizzati per il processo ridicolo in base al quale è stato condannato Sofri, basato su un teste che definire inattendibile è poco e svolto con evidenti intenti persecutori da parte di quell'Italia destrerrima, talmente destra che non si ammanta nemmeno della "modernità" del PD, quella ultrareazionaria ben rappresentata da Libero, da Il Giornale, dai poliziotti di Bolzaneto e via horrescendo.
Dicevo, siamo tutti scandalizzati da una (in)giustizia traviata in questo modo, e per Sofri c'è chi ha raccolto firme e fatto altro nonostante il personaggio sia tutt'altro che simpatico perché ci pareva giusto e saggio cercare di lottare perché la legge pur borghese fosse quantomeno amministrata con equità e senso (non ridete troppo forte, dai, non è educato...).

Quando però si passa a Cesare Battisti, non l'austromarxista irredentista trentino, bensì lo scrittore di gialli con un passato opinabile, ecco che la capacità di scandalizzarsi e l'ansia di verità improvvisamente spariscono.
Anche nel suo caso, infatti, c'è stato un processo ridicolo basato su un pentito sbugiardato decine di volte, ma tutte le campagne fatte a favore di Sofri, tutte le voci illustri che si sono levate in occasione del processo per l'omicidio Calabresi, nel caso Battisti hanno religiosamente taciuto.
Come mai?

C'è il discorso della lobby di Lotta Continua, certo, ma io credo sia più un fatto di ideologia: Sofri si è "democratizzato", ha scritto a favore dell' "intervento umanitario" dell'ONU, è un "democratico" -nella triste accezione odierna- fatto e finito quindi è simpatico: alla ultradestra no, ma diciamo che alle persone "normali" sì -e se non simpatico, almeno può essere difeso.
Battisti no; ed era anche in un gruppo politico comunista, ha rinnegato la scelta violenta ma non si è cosparso il capo di cenere, invece di fare l'italiano che parla parla ma al momento giusto piagnucola perdono si è pure messo ad esultare quando l'hanno liberato (strano, eh?): imperdonabile, sputiamogli addosso!

Non lo sa che in Italia senza un po' di teatro non ottieni nulla? Non lo sa che in Italia devono scattare la lacrimuccia e la sceneggiata, e che per farti perdonare o difendere devi far sentire superiore a te chi ti appoggia, che devi metterlo nella condizione di dire "vabbè, oggi sono buono e ti perdono ma guai se ti fai vedere felice o libero: lo faccio perché mi devo sentire buono, mica perché è giusto"?
Poveretto, ci credo che viveva in Francia e in Brasile, qui che ci stava a fare?

E' debole la mia ricostruzione? Sì, non lo nego: ma è quella che fa fare ai media una figura migliore, perché sennò dovremmo pensare che tutti quelli che ci lavorano sono, o sono diventati, deficienti e/o ignoranti, che danno le notizie senza saperle.

Preferisco pensare all'ideologia: come diceva quello "meglio un bastardo di un cretino: il bastardo ogni tanto si riposa".

Qualche link:


Uno
Due
Tre