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giovedì 16 febbraio 2017

La terza stagione di Twin Peaks: speranze e timori

È stata finalmente annunciata la data di messa in onda della terza stagione di Twin Peaks: dopo che per 25 anni i fan ci avevano sperato, si erano interrogati sul destino di alcuni personaggi e avevano immaginato sviluppi possibili, dopo che successivamente all'annuncio erano sorti problemi che sembrava che rischiassero di far saltare tutto (poi risolti), ora c'è una data: il 21 maggio.

La notizia del ritorno di una serie che fu un vero e proprio evento, anche perché assolutamente rivoluzionaria per il panorama tv dell'epoca, chiaramente ha suscitato reazioni diverse: felicità, attesa curiosa, timore di rovinarsi il ricordo, perplessità sull'opportunità di andare a toccare un monumento e scetticismo riguardo al fatto di riesumare un'idea dirompente ai tempi, ma di fatto vecchia di 27 anni.
Al riguardo, ci sono elementi che lasciano ben sperare, altri che no, e altri diciamo così "neutri", "di fatto".
Premesso che la riuscita della serie dipenderà dall'ispirazione dei due autori, dalla performance registica di Lynch e da quelle degli attori, nonché da eventuali ingerenze più o meno moleste o "normalizzatrici" o commerciali della produzione, una cosa va data per assodata: l'impatto che la serie ebbe alla sua uscita, questa terza stagione quasi sicuramente non l'avrà.
Ed è anche normale: al tempo in cui andò in onda la prima stagione, si trattava non solo di una cosa già strana e originale di per sé, ma in più capitava in un contesto in cui la tv e le serie televisive in particolare erano meno sperimentali. Oggi, dopo un quarto di secolo, le serie tv hanno conosciuto una diffusione enorme, sia come numero di titoli prodotti sia di interesse da parte del pubblico; e nel loro ambito si è sperimentato e visto di tutto - anche grazie a TP stessa. Non è questione di stabilire se sia stata superata o no: è che le serie tv sono andate avanti, e le rivoluzioni, di solito, si fanno una volta sola, a meno che Lynch e Frost siano stati capaci di inventare ed inserire nella nuova stagione elementi capaci di innovare ancora una volta il modo di concepire e fare una serie tv.
Insomma, è abbastanza probabile, quasi sicuro, che questa nuova stagione non avrà l'impatto delle prime due; ma è normale, non avrebbe senso aspettarselo, va bene così: TP ha già fatto la sua rivoluzione, e ben poche serie tv possono dire lo stesso.
Un elemento che promette bene riguarda il modo in cui è stata prodotta questa nuova stagione, che è diverso dal passato della serie e va a intrecciarsi con la questione "toccare il monumento".
L'ammirazione per le due prime storiche stagioni di TP, infatti, non impedisce agli spettatori di notare alcuni difetti della seconda; la quale, ricordiamo, era tre volte più lunga della prima e, mentre nella prima parte era tranquillamente alla pari, in quella centrale si infiacchiva un po' per poi risalire verso la fine. I motivi sono vari e noti: Lynch non voleva rivelare l'assassino di Laura Palmer per mantenere la tensione e continuare a indagare la vita della cittadina; una volta costretto a farlo perse un po' di interesse e smise di seguirla da vicino, anche per lavorare a Cuore Selvaggio - e così Frost, che si allontanò anche lui per altri lavori nel cinema; gli autori subentrati che non sempre sono stati capaci di mantenere la coerenza e il tono della serie, a volte creando trame insulse (i corteggiatori di Lucy), a volte inserendo gli elementi soprannaturali dove non c'entravano (che c'entrava Josie con il Nano?). E un altro problema fu che l'episodio pilota fu girato senza sapere se la serie sarebbe poi stata realizzata davvero; la prima stagione fu girata con incertezze sulla seconda (con Frost che buttò dentro, per sua ammissione, tutti i cliffhanger possibili per fare in modo che il pubblico volesse la stagione nuova per vedere come andava a finire), e della seconda abbiamo detto: ciò ha comportato che certi elementi fossero stati inseriti senza pensare a come risolverli (chi ha aggredito Jacoby e perché?), e che a volte non siano stati risolti proprio (anche gli annunci del Gigante non è che abbiano poi avuto questo seguito spiegato o risolto così bene, né si sono rivelati essenziali nello sviluppo della trama...). Era una serie bellissima, ma con tante incongruenze: lo stesso versante soprannaturale non appare così solido: nato dalla visione di Lynch della Stanza Rossa, sembra procedere più per costruzioni e spiegazioni successive, ispirazioni del momento, che per una visione preesistente coerente e compiuta.
L'elemento positivo è che stavolta Lynch e Frost hanno scritto TUTTO PRIMA, e Lynch ha diretto TUTTI gli episodi: questo dovrebbe garantire uno sviluppo armonico delle trame e delle atmosfere, dovrebbe evitare le contraddizioni, le incongruenze, i filoni lasciati in sospeso (lo One Eyed Jack che fine ha fatto?); il controllo di tutta la stagione dall'inizio alla fine da parte dei due autori e il fatto che sia stata già girata tutta è un elemento che alimenta le speranze. E siamo ben felici di vedere quelli che, di fatto, sono DICIOTTO nuovi film di Lynch.
O almeno dovrebbe: pare infatti che in The Secret History of Twin Peaks, il libro di Frost in cui l'autore racconta i retroscena della cittadina, qualche incongruenza ci sia. Non l'ho letto quindi magari mi sbaglio, ma alcuni commenti dei lettori rilevavano almeno un errore nella storia di Big Ed, Norma e Nadine. Per di più Lynch pare sia poco interessato alla coerenza di certi dettagli (lo ha detto anche Robert Engels, col quale ha scritto Fuoco cammina con me: e infatti il film non torna tanto per esempio col Diario segreto di Laura Palmer).
Che dire? I dettagli sono dettagli, alla fine contano il giusto: speriamo bene.
Io non vedo l'ora.
(bom... bo-bom... bom... bo-bom...)

giovedì 5 gennaio 2017

L'ora dello scassaballe - Osservazioni culturali sparse

Qualcosa che ho letto, qualcosa che ho visto. Perplessità e apprezzamenti.

- Piaciuto l'ultimo Dylan Dog ("Gli anni selvaggi", n. 364) anche se tutto sommato classico: c'è una bella dose di malinconia, e c'è la bella trovata della playlist su spotify dell'autrice: qualche scelta è un po' scontata e sarebbe stato meglio includere le canzoni citate nel testo (quelle vere, almeno, che sono anche poche - forse una), ma Cascade di Siouxsie, anche solo per la voce, mi ha ricordato i miei primi anni '90 e far conoscere Blank Generation di Richard Hell & The Voidods è cosa buona e giusta.

- Letto il mio primo libro del commissario Rocco Schiavone, Cinque indagini romane: buono, mi piace, anche se lo spaccaballe nota che accanto a battute di un romano perfetto ce ne sono alcune, in bocca agli stessi personaggi, troppo in italiano: un'alternanza un po' poco credibile, tanto che sono andato a controllare se l'autore è romano. Lo è. Boh. Difetto veniale, comunque.

- Ho iniziato a leggere un'antologia del mitico Ettore Petrolini (Teatro, ed. Garzanti): interessante, personaggione, anche se alcune battute lette oggi suonano banali. Per esempio, nello sketch di Giggi er bullo fa dei giochi di parole veramente da anni '30: più belli, comunque, e più intelligenti e divertenti delle battute che si sentono nel trailer di Natale a Londra.

- Letto Il gagà di Massimiliano Mocchia di Coggiola: il sottotitolo è Saggio sull'abuso dell'eleganza, ed è un bell'excursus storico sull'argomento, un interessante pezzo di storia del costume, anche divertente.
Lo consiglio, ma lo scassaballe che è in me non può fare a meno di notare un "hit parade" usato al posto di "hit" (ovvero "classifica di successi" al posto di "canzone di successo") e un paio di "piuttosto che" usati nel modo sbagliato che va, ahem, di moda ora. Dal libro di uno così raffinato non me lo aspetto, ecco.

- Sto leggendo un libro su Lynch intitolato Da Twin Peaks a Twin Peaks di Andrea Parlangeli e, come il pavimento della stanza rossa, ha cose buone e qualcuna che mi sveglia lo scassaballe.
Accanto a notazioni interessanti e a una notevole conoscenza dell'argomento, ho infatti trovato:
- "affianco" invece di "a fianco" ("affianco" sarebbe la prima persona del presente indicativo di "affiancare", ma vabbè);
- un commento su Inland Empire in cui dice che la trama è incomprensibile e che quando lo vide aveva cercato spiegazioni sul web senza trovare nulla, quando gli sarebbe bastato leggere un articolo su Cineforum (io lo beccai per caso, lui che scrive un libro magari dovrebbe conoscerlo, anche se non si può leggere tutto), dal quale la trama appariva di una semplicità e chiarezza che ti facevano vergognare di non averla capita subito (i significati delle singole scene sono un altro discorso, ma almeno l'impianto base...); poi nelle pagine dedicate al film riprende in effetti l'ipotesi dell'articolo, ma sarebbe stato il caso di nominarlo.
- l'analisi dei film preferiti di Lynch e degli echi che se ne ritrovano nei suoi: manca Bella di giorno, che per Mulholland Drive è fondamentale, ma forse Lynch non l'ha indicato tra i suoi film-culto.
Però neanche nel capitolo di Mulholland lo nomina: visto che per ogni film analizzato fa una lista di film di riferimento, alcuni anche molto particolari, questa è una carenza.
- La lista dei film alla fine di ogni capitolo: c'è qualche ripetizione, e sarebbe il caso, oltre al film e all'anno, di scrivere sempre il regista, cosa che non fa - per esempio quando cita Glen or Glenda la prima volta; e tra l'altro le due volte che lo cita lo fa con due date diverse.
Pignolerie a parte, però, facendo tacere lo scassaballe devo dire che è un buon resoconto della carriera e soprattutto dei temi di Lynch.

- Forse dovevo iniziare dai libri veri e non da quella, ma non ho capito perché Giorgio Manganelli abbia inserito nella sua antologia personale tutti quegli articoli di giornale: molti contengono osservazioni profonde e argute, spesso ti fa venire voglia di leggere ciò di cui parla, ma a volte "giornalisteggia", in stile Corriere o Repubblica, e lì dà ai nervi. Il pezzo sulla Santa Teresa in estasi, poi, va un po' troppo sul filosofico per me, non l'ho capito: forse avrei dovuto leggere meglio (e di più) Carmelo Bene per capire quei discorsi sull'assenza.
Ma l'intervento su Jung e la letteratura è veramente bello, pieno di spunti più che di risposte. E comunque, scrittore da esplorare.

- L'ultimo romanzo di Nada, Leonida, apre un po' il racconto rispetto alla molta autobiografia dei precedenti Il mio cuore umano e La grande casa, ma i suoi temi preferiti restano al centro. Il libro contiene ingenuità e parti interessanti, momenti "scritti bene" nel senso più ordinario del termine e ruvidezze invece interessanti. La scena del coltellino e del laghetto è assolutamente, perfettamente realistica.
SPOILER CHE SCRIVO IN CARATTERE PICCOLO:
Cara Nada, ho capito che ti piace raccontare storie di famiglie "matrilineari", che nelle discendenze ti interessa quella linea lì, ok: ma che quando una donna importante di un tuo libro mette al mondo due maschi questi siano gay, dai, non stai esagerando? (si scherza, eh).

- Ho conosciuto Jonathan Coe sentendone parlare in questa circostanza, e da allora ho letto svariati suoi romanzi, apprezzandoli. L'unica eccezione era stato Donna per caso, che parte bene ma sul finale sbraca del tutto, come se gli si fosse spenta l'ispirazione; ma per il resto mi erano piaciuti tutti, alcuni anche parecchio.
Poi ho letto Circolo chiuso e no, non ci siamo proprio. Mi ricordo male la puntata precedente, La banda dei brocchi, ma mi pareva che mi fosse piaciuto: questo invece no, per motivi sia letterari sia meno letterari.
Per quanto riguarda quelli letterari, Coe, per raccontarci cosa è successo ai personaggi, in svariati punti si affida a lunghissimi riassunti, a volte suoi a volte in bocca ad altri personaggi; contraddicendo così l'aurea regola della narrativa "show, don't tell": ci tells parecchio, invece, come se avesse elaborato troppo, e di questo troppo solo alcune cose gli interessasse show. Purtroppo lo fa anche in una scena importante del romanzo successivo, La pioggia prima che cada, che invece è molto bello.
Per quanto riguarda invece i motivi non-tanto-letterari, devo dire che in questo romanzo fa una cosa che in letteratura non amo tanto (i precedenti che ho letto io sono Amsterdam di Ian Mc Ewan, Il falò delle vanità di Tom Wolfe e Coscine di pollo di Tom Robbins): si accanisce contro personaggi che non se lo meritano e usa uno sguardo benevolo - come la sorte che riserva loro - verso altri che invece sono insopportabili, vedi tra i primi il povero Ben e tra i secondi quella m***a del fratello, o la Claire che pontifica sulle vite degli altri mentre lei è coerente a comodo suo, o la tremenda Cicely.
Dopo questo mi è un po' calata la voglia di leggere quelli successivi, anche se come ho detto La pioggia... meritava.

martedì 30 settembre 2014

Una (parte di) mattinata con Lynch a Lucca

Allora, stamattina a Lucca per la lezione di cinema di Lynch.
Chiaramente, arrivando verso le 11 ora di inizio, davanti alla chiesa di San Francesco c'era già una discreta fila, ma nulla di trascendentale.
Invece la gente era già entrata tutta, comprese le scolaresche che erano le uniche che potevano prenotare i posti, e non facevano più entrare: mica perché fosse piena, ma perché erano finiti i posti a sedere e per motivi di sicurezza hanno chiuso gli accessi.
Da testimonianze in loco, pare che in occasione della messa di Pasqua tutti sti problemi non se li facciano e la gente stia in piedi a folle, ma per rompere le balle a qualche cinefilo, lasciato fuori a vantaggio di scolaresche che chissà che voglia ne avevano, invece sì.
Inizia l'iniziativa e da fuori partono un po' di proteste: la sera prima, per il concerto, avevano messo lo schermo fuori, oggi manco due altoparlanti per sentire che diceva. E siamo nel 2014.
A quel punto i simpatici e previdenti organizzatori, quelli che invitano Lynch ma non sanno che è famoso, chiudono proprio il portone.
Venutemi tutte le idee anarchiche possibili sul trattamento delle chiese, e con la certezza che la mia usuale solidarietà verso i festival culturali cui tagliano i fondi, nel caso in futuro toccasse a questo, funzionerà esattamente come la loro idea di sicurezza, resto lì e aspetto non so cosa - non prima di caffè e dolce.
Alle 12:30, rimasti lì io e una ragazza a contemplare la piazza, aprono le porte e ci fanno entrare ("prego prego, ci sono anche dei posti a sedere liberi" - !?!?), così sento l'ultimo paio di domande e assisto alla presentazione della Lucca virtuale in cui a un certo punto trovi i video lynchiani.
Il passo successivo è il tentativo di andargli a dire "grazie dei grandi film" e farmi firmare, che ne so, o il libro o Strade perdute, o Mulholland Dr., ma anche lì è a selezione: una folla intorno all'altare che piano piano, a furia di aspettare, si dirada, mentre lui sta è nel retro, diciamo l'abside, e qualcosa firma, più che altro distribuisce foglietti con autografi, uno dei quali tocca anche a me perché una ragazza si gira e fa "chi lo vuole?".
Io preferisco la personalizzazione degli oggetti, ma ho già capito che non la avrò e dunque foglietto.

Guardando la chiesa da dentro, è in effetti difficile pensare un posto più grande in cui avrebbero potuto farla, quindi ok, la gente era troppa nonostante il lunedì mattina; ciononostante, organizzazione veramente carente, e in piedi ci saremmo entrati, e casini analoghi ci sono stati, mi dicono, anche per gli altri incontri. Signori del Lucca Film Festival, vi do una notizia: Lynch non è Neri Parenti, i cui film attirano masse di spettatori i quali però non andrebbero mai a un incontro con lui. Lynch ha un pubblico di cinefili che agli incontri ci vanno, più i curiosi, più i presenzialisti. La prossima volta, visto che sarebbe il vostro mondo, magari cercate di saperlo.



Alla fine, sul palco/altare compare uno che pare proprio Ghezzi. Presente Enrico Ghezzi? Quello i cui discorsi sono MOLTO più comprensibili di certe scelte organizzative.