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domenica 27 ottobre 2013

Sunday evening, and we're crying

Devo "ringraziare" gli organizzatori della tournée italiana di Lou Reed del 2006, i quali ebbero la brillante idea di far viaggiare lui, 64enne, su un pullman anche di notte, costringendolo a dormire -poco e male- seduto: in questo modo, quando arrivò a Firenze per il concerto era stravolto e poco disponibile (il ben noto caratterino, peraltro non aiutava), e così un saluto cortese ai due presidenti del sito italiano, Daniele e Paola lo fece, ma a noi del forum che eravamo arrivati un po' prima del concerto no.
Così non ho avuto l'occasione di conoscerlo: avrei voluto ringraziarlo per la grande musica, i grandi dischi e i grandi testi, per l'evoluzione positiva che aveva dato al mio gusto musicale - e non solo: quell'approccio ha detto tanto a me e ad altri (chi ha capito la bellezza raggiunta con tre cose in croce, almeno) - e magari fargli qualche domanda.
Insomma, mi avrebbe fatto piacere scambiare qualche parola con un musicista che ascoltavo dall'85 grazie a una cassetta che avevo chiesto alla buonanima di Felice, cugino di secondo grado che sapevo essere fan di lui e di Bowie, e al quale avevo allora chiesto compilation dei due, che conoscevo a frammenti (da un certo punto in poi, ascoltare Lou Reed era anche un modo di ricordarlo).
Da allora era stata una presenza forte tra i miei ascolti, era nel gotha personale, e se dovevo scegliere 3 gruppi uno erano gli Stones, l'altro i King Crimson e poi i Velvet Underground.
A un certo punto avevo anche scritto insieme all'amico Brunero una versione teatrale di Berlin per il suo gruppo di teatro amatoriale (3 repliche, alla prima c'era il Teatro Rossini di Civitanova Marche pieno: piccole ma splendide soddisfazioni), e non per caso il regalo di laurea che mi fecero gli amici fu il cofanetto dei Velvet Underground.
Forse non gli avrei raccontato della tradizione che avevamo io e mia sorella di ascoltare la domenica mattina la c-90 con VU & Nico da un lato (e Who's Next dall'altro, per completezza); o di quando l'amica Francesca morì improvvisamente e per giorni ebbi fissi in mente alcuni versi del capolavoro Magic and Loss, nel quale traeva dal lutto poesia altissima; o di quant'era bella Piazza dei Cavalieri a Pisa con un faro che proiettava su uno dei bei palazzi che la circondano l'ombra sua mentre cantava il tardo capolavoro Vanishing Act.
Forse nemmeno di un pomeriggio da 17enne quando mi trovai a lenire un momento di angoscia adolescenziale accanto allo stereo con Rock'n'Roll da Rock'n'Roll Animal, benedicendo quella musica che dava il titolo alla canzone e al disco: e quale altro pezzo poteva essere? D'altronde quelli sono i sensi del rock: uno questo, cioè accompagnarti da giovane mentre cerchi di capire come metterti davanti a sto pianeta del menga in cui sei capitato; l'altro, la condivisione.
Riguardo alla quale, grazie al suddetto forum italiano di Lou Reed ho conosciuto una serie di persone splendide, lì e su quello di Bowie (cui arrivai appunto da quell'altro). Anche qualcuna molesta, certo, ma that's life, bro, e per i primi accetto i secondi.
Nulla, non l'ho salutato, se non quando 2 anni fa a Pistoia lo vidi live per l'ultima volta: cantava bene come mai, ma fisicamente arrancava, e pensavo che difficilmente lo avrei rivisto in tour. Alla fine ne ha fatto un altro ma non in Italia, e così il saluto è stato quello.

E dunque ciao e grazie ancora di cuore.
Sono contento che una serie di amiche siano infine riuscite a vederlo, sono contento che abbia chiuso la sua discografia col controverso Lulu (altra provocazione), soprattutto, sono contento di averlo conosciuto e ascoltato per tutto questo tempo.

"There's a bit of magic in everything
and then some loss to even things out"

Voglio ricordarlo con quest'altro tardo capolavoro, particolarmente adatto:


E con quest'autoritratto sbarazzino:





Goodbye, mister.


mercoledì 14 aprile 2010

(H) ERO IN

Sia io che Morgan amiamo Lou Reed, ma lui non ha preso esempio e sulla droga fa le interviste facendosi dare addosso. Io invece, memore che Lou Reed sulla droga ha scritto Heroin ricevendo un sacco di complimenti e approvazione, ho deciso di fare lo stesso: non nel senso di drogarmi anche io ma di scrivere anche io - hai visto mai - Heroin, anzi:



(H) ERO IN


Ero in bagno a svuotar le budella
e non sono venuto ad aprire;
ero in strada, e la telefonella
non sentii, non sentii il suo squillire.

Ero in vena di dire minchiate
e non mi son tirato, no, indietro;
ero in buona, ma se le minchiate
poi le senti ti vien l’umor tetro.

Ero in auto e ascoltavo la radio,
un cantante che adesso è pulito;
ero in fallo e perciò nell’armadio
mi nascosi, sfuggendo al marito.

Ero in ansia per la generale
situazione politica stolta.
Ero in area: assist diagonale,
quello che liscio ogni santa volta.

Ero in classe a spiegare italiano
ma pensavo a tutt’altro, lontano;
ero in mezzo ad un bosco nel piano e
non sapevo il pioppo dall’ontano.

Ero in mezzo ai casini pesanti
e cercavo l’occhio del ciclone;
ero in abiti buoni, fiammanti,
e facevo il mio bel figurone.

Ero in atto, dopo la potenza,
ma è finito interrotto, mancato;
ero in vena – ma va’? – di demenza
ed indietro non mi son tirato.

11 febbraio 2010