(Sì, sono manierista, ok.
E sono anche un trasher che ama l'indie ma guarda spesso Sanremo, d'accordo.
E soprattutto manierista, va bene)
Sulla riviera ligure
Sì, stasera sono qui
solo, sotto il sole di agosto,
son qui davanti a questa porta:
la solita strada, bianca come il sale,
e un canarino sopra la finestra.
E sulle terrazze del corso,
al buio, di notte,
marinai con gli occhi chiari:
fra tutti gli altri li ho riconosciuti
e i turisti impietriti non ridono più.
La notte ti somiglia
(se c’è la luna cambia di colore)
e io voglio restare rospo,
sudato che farei schifo a un piede;
ma in una raggiante Catania
(il nome di ogni città)
la mia piccola ribelle
sui fiori non vola più:
in tutti i luoghi, in tutti i laghi,
in acque alte fino alle ginocchia,
resta una mamma bianca, una barca nera
e la certezza negli occhi che ci avevano fregato.
In preda ad uno spasimo,
io mi... ti voglio senza amore,
un amore nucleare,
fra le rose di questo giardino:
quando gli anni son fucili contro,
voglia di stringersi e poi
poi non basta mai, tante cose da dirsi,
tesi e illusioni,
vecchi discorsi sempre da fare
per ore per ore per ore,
per colpa di una sottana
(però sapeva amare).
Magari tu ci sei, problemi non ne hai:
non cambi mai per davvero,
cambia il vento ma noi no.
E fare finta che è normale
una pizza in compagnia
in salsa verde
- ma noi, un tempo ci amavamo;
menta in bocca,
toccami con l’alito
nel mio profondo fondo.
L’ultima volta che sono morto
l’oppio ci costava meno di una birra:
tutto ha un prezzo, anche l’amore.
Guglielmo ha un reggipetto,
Amanda è libera,
Francesca è libera,
e adesso sta con lei
in attesa di vivere un sogno incredibile:
far guerra alla guerra
– ma certe croci sono enormi.
Mi sono perso.
Che confusione,
penso che un sogno così non ritorni mai più:
buonanotte a tutti voi, non vi disturberò.
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venerdì 6 giugno 2014
martedì 14 ottobre 2008
Fl-ORRI-legio
Gentil lettore de sta ceppa di rete (traduzione di web-log, da cui "blog"),
quanto oggi vo a proporLe è un florilegio dell'italica arte del verso. Poiché la strada della virtù passa per quella dell'errore, proporrò soprattutto esempi esecrandi di arte definibile solo come disgraziata e criminosa, a perenne monito dei nefandi effetti che sortisce la pratica del verso non sorretta da virtute e canoscenza.
Un buon inizio potrebbe essere costituito da questi -purtroppo- immortali versi attribuibili al Bigazzi, noto delinquente della parola, che ha perpetrato i suoi horrendi delitti in complicità in questo caso di tale Tozzi Umberto:
Fammi abbracciare una donna che stira cantando
che già è brutto forte, ma non quanto
apri la porta a un guerriero di carta igienica
E ancora non è nulla: sempre lo stesso Bigazzi (credo) si è reso capace, in complicità con un innominabile cantante sul quale torneremo più avanti, di
Ma se Dio ti ha fatto bella
come un ramo di ciliegio
tu non puoi amare un tarlo
tu commetti un sacrilegio
Se questi sono i risultati della scolarizzazione del popolo ci sarebbe di che augurarsi un ritorno all'analfabetismo di massa persino più esteso dell'attuale, visto anche che questa non è l'unica bruttura della lirica (di un'altra in particolare riparleremo); ma il dio Apollo in persona evidentemente sta cercando di farci scontare qualcosa, così la sequenza non è finita.
Personalmente ritenevo che il fondo della storia -altrimenti nobilissima- dell'italica poesia si fosse toccato con
Servi della gleba a testa alta
verso il triangolino che ci esalta
versi la cui bruttezza e tristezza non possono essere adeguatamente analizzati nello spazio tiranno di un blog. L'unico commento possibile è che ci auguriamo un ritorno veloce del compagno Zdanov nonché un rapido ripristino di quelle mai troppo rimpiante funzioni socio-educative della Siberia, al fine di ottenere giusta vendetta per siffatto affronto estetico.
Ma pur sapendoti, gentil lettore, duramente provato da quanto finora letto, non posso poi esimermi dal ricordare un passo dell'innominabile sopracitato, passo che nel suo orrore evoca un tale titanico squallore da assurgere a una sua pur malata grandezza:
Sarai sola contro tutti
perché io non ci sarò
quando piangi e lavi i piatti
e la vita dice No
Una potenza icastica raggiunta raramente, non c'è che dire. Guccini, per descrivere qualcosa di paragonabile, ci ha messo tutto il testo di Il compleanno (per verificare, cliccare quine ).
Citerò poi per inciso la degenerazione di un passo del sommo Giacomo Leopardi, ad opera dell'accolita canterina nota col nome di Matia Bazar, ossia:.
Fare il conteggio dei giorni passati
scoprire adesso che non sono sprecati
e che tu sei sempre viva e presente
ora come allora tu sei mia nella mia mente
dove la stagione "presente e viva" del bardo di Recanati diventa, ohibò, un'amichetta "viva e presente".
E non si dubiti della pertineità dell'accostamento tra il divin Giacomo e costoro: essi, non contenti, ribadiranno la loro passione per il Sommo col brano Vaghe stelle dell'orsa (dove nell'accostarsi a Recanati non andranno oltre il titolo, certo, ma intanto fanno due).
Passando oltre, possiamo poi dimenticare Giulio Rapetti, in arte Mogol? Ahimè no: un passo quale:
Non piangere salame
dai capelli verderame
è solo un gioco
dimostra inequivocabilmente, qualora ce ne fosse bisogno, l'indiscussa superiorità dei dischi che il Lucio reatino realizzò complice quel Pasquale Panella che si presentò con
In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
e citiamo anche
Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai
Altra classe, non c'è veramente che dire.
Nominate di sfuggita le incresciose
mani cucciole
cantate dal temibile Nek (mi segnalano che in terra di Liguria "necco" indica persona di scarse capacità intellettive, e non aggiungo altro);
dicevo, citato en passant quest'altro crimine, passo al passo che a mio parere merita l'infamia somma, l'esecrazione dell'umanità tutta, l'universal ludibrio, la bocca di Satana nello Stige.
Ad opera dell'innominabile di cui sopra, dal brano Bella stronza (che come se non bastasse già conteneva il passo del ciliegio), ecco i versi che gettano fango indelebile sulla tradizione poetica di una nazione intera:
Mi verrebbe di strapparti
quei vestiti da puttana
e tenerti a gambe aperte
finché viene domattina
Sì, certo, nei versi successivi ritratta, ma ormai la frittata... chi scrive si sta ancora chiedendo cosa facesse la polizia il giorno che è uscito questo disco: e poi dicheno che dovremmo sentirci protetti... mah. Però dovremmo anche chiederci dove eravamo noi, che in quanto contemporanei dovremmo in qualche modo sentirci responsabili di questa nera pagina della nostra storia -benché poetica, sempre storia è.
Tutto questo può sembrare troppo per un post solo, e c'è il rischio
di gettar definitivo disdoro
sull'italico territorio canoro;
ma nonostante quanto ahimè visto invito ad esplorare comunque l'ausonia discografia. Se infatti da una parte sono certo che ci aspettano ancora perle preziose nascoste nei recessi di polverosi e gracchianti 45 giri, dall'altra escludo ci si possa imbattere di nuovo negli abissi (o i vertici?) di obbrobbrio toccati nell'ultimo passo, e dunque possiamo proseguire senza la paura di incocciare in qualcosa di peggio, che non ritengo esista in natura.
Cerchiamo dunque nel passato senza paura: saremo più vigili in futuro!
quanto oggi vo a proporLe è un florilegio dell'italica arte del verso. Poiché la strada della virtù passa per quella dell'errore, proporrò soprattutto esempi esecrandi di arte definibile solo come disgraziata e criminosa, a perenne monito dei nefandi effetti che sortisce la pratica del verso non sorretta da virtute e canoscenza.
Un buon inizio potrebbe essere costituito da questi -purtroppo- immortali versi attribuibili al Bigazzi, noto delinquente della parola, che ha perpetrato i suoi horrendi delitti in complicità in questo caso di tale Tozzi Umberto:
Fammi abbracciare una donna che stira cantando
che già è brutto forte, ma non quanto
apri la porta a un guerriero di carta igienica
E ancora non è nulla: sempre lo stesso Bigazzi (credo) si è reso capace, in complicità con un innominabile cantante sul quale torneremo più avanti, di
Ma se Dio ti ha fatto bella
come un ramo di ciliegio
tu non puoi amare un tarlo
tu commetti un sacrilegio
Se questi sono i risultati della scolarizzazione del popolo ci sarebbe di che augurarsi un ritorno all'analfabetismo di massa persino più esteso dell'attuale, visto anche che questa non è l'unica bruttura della lirica (di un'altra in particolare riparleremo); ma il dio Apollo in persona evidentemente sta cercando di farci scontare qualcosa, così la sequenza non è finita.
Personalmente ritenevo che il fondo della storia -altrimenti nobilissima- dell'italica poesia si fosse toccato con
Servi della gleba a testa alta
verso il triangolino che ci esalta
versi la cui bruttezza e tristezza non possono essere adeguatamente analizzati nello spazio tiranno di un blog. L'unico commento possibile è che ci auguriamo un ritorno veloce del compagno Zdanov nonché un rapido ripristino di quelle mai troppo rimpiante funzioni socio-educative della Siberia, al fine di ottenere giusta vendetta per siffatto affronto estetico.
Ma pur sapendoti, gentil lettore, duramente provato da quanto finora letto, non posso poi esimermi dal ricordare un passo dell'innominabile sopracitato, passo che nel suo orrore evoca un tale titanico squallore da assurgere a una sua pur malata grandezza:
Sarai sola contro tutti
perché io non ci sarò
quando piangi e lavi i piatti
e la vita dice No
Una potenza icastica raggiunta raramente, non c'è che dire. Guccini, per descrivere qualcosa di paragonabile, ci ha messo tutto il testo di Il compleanno (per verificare, cliccare quine ).
Citerò poi per inciso la degenerazione di un passo del sommo Giacomo Leopardi, ad opera dell'accolita canterina nota col nome di Matia Bazar, ossia:.
Fare il conteggio dei giorni passati
scoprire adesso che non sono sprecati
e che tu sei sempre viva e presente
ora come allora tu sei mia nella mia mente
dove la stagione "presente e viva" del bardo di Recanati diventa, ohibò, un'amichetta "viva e presente".
E non si dubiti della pertineità dell'accostamento tra il divin Giacomo e costoro: essi, non contenti, ribadiranno la loro passione per il Sommo col brano Vaghe stelle dell'orsa (dove nell'accostarsi a Recanati non andranno oltre il titolo, certo, ma intanto fanno due).
Passando oltre, possiamo poi dimenticare Giulio Rapetti, in arte Mogol? Ahimè no: un passo quale:
Non piangere salame
dai capelli verderame
è solo un gioco
dimostra inequivocabilmente, qualora ce ne fosse bisogno, l'indiscussa superiorità dei dischi che il Lucio reatino realizzò complice quel Pasquale Panella che si presentò con
In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
e citiamo anche
Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai
Altra classe, non c'è veramente che dire.
Nominate di sfuggita le incresciose
mani cucciole
cantate dal temibile Nek (mi segnalano che in terra di Liguria "necco" indica persona di scarse capacità intellettive, e non aggiungo altro);
dicevo, citato en passant quest'altro crimine, passo al passo che a mio parere merita l'infamia somma, l'esecrazione dell'umanità tutta, l'universal ludibrio, la bocca di Satana nello Stige.
Ad opera dell'innominabile di cui sopra, dal brano Bella stronza (che come se non bastasse già conteneva il passo del ciliegio), ecco i versi che gettano fango indelebile sulla tradizione poetica di una nazione intera:
Mi verrebbe di strapparti
quei vestiti da puttana
e tenerti a gambe aperte
finché viene domattina
Sì, certo, nei versi successivi ritratta, ma ormai la frittata... chi scrive si sta ancora chiedendo cosa facesse la polizia il giorno che è uscito questo disco: e poi dicheno che dovremmo sentirci protetti... mah. Però dovremmo anche chiederci dove eravamo noi, che in quanto contemporanei dovremmo in qualche modo sentirci responsabili di questa nera pagina della nostra storia -benché poetica, sempre storia è.
Tutto questo può sembrare troppo per un post solo, e c'è il rischio
di gettar definitivo disdoro
sull'italico territorio canoro;
ma nonostante quanto ahimè visto invito ad esplorare comunque l'ausonia discografia. Se infatti da una parte sono certo che ci aspettano ancora perle preziose nascoste nei recessi di polverosi e gracchianti 45 giri, dall'altra escludo ci si possa imbattere di nuovo negli abissi (o i vertici?) di obbrobbrio toccati nell'ultimo passo, e dunque possiamo proseguire senza la paura di incocciare in qualcosa di peggio, che non ritengo esista in natura.
Cerchiamo dunque nel passato senza paura: saremo più vigili in futuro!
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