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lunedì 6 gennaio 2020

Il Joker: considerazioni sul personaggio e piccolissima guida alle storie principali


Io il Joker lo volevo morto, giuro. Lui e Bullseye (il nemico di Devil): sono un lettore semplice, io, se mi presenti uno come buono e uno come cattivo tifo per il buono; se articoli la questione ok, articolo anche io il giudizio; ma questi sono due stronzi maniaci che hanno ampiamente stufato, Joker dal 1940 Bullseye da un po’ meno (il 1976), hanno rotto: tanto non cambiano, restano quelli e non li salvi. Beccaria, tolleranza, rieducazione ok, ma se hai davanti un Simoncino di Dogman c’è poco da fare: prima provvedi e meglio è (te possino, Marcelli’…).
“Ma sono personaggi di carta, dai” mi si dirà, “poi ci sono le esigenze narrative, sono due personaggi potenti”: certo, certo, però raccontami una volta tanto che il male e sta gente dannosa te li puoi levare dalle scatole una buona volta, dammi l’ottimismo di potercela fare.
“Ma i fan li amano”: ho capito, ma esistono da decenni. Fai l’autore di fumetti? Ecco, lavora: inventati personaggi nuovi invece di riciclare sempre gli stessi per andare sul sicuro, e intanto dammi la soddisfazione di vedere ‘sti due fuori daico una volta per sempre (perché a un certo punto sembrava che ce l’avessimo fatta, poi qualcuno ha avuto la brillante idea di riportarli in vita).

Chiaramente, però, dopo il successo del film dedicato al ghignante nemico di Batman, che non ho visto ma voglio vedere presto, questa mia speranza è destinata a rimanere delusa.
E allora faccio una piccola lista delle storie fondamentali, per chi ha visto il film e non conosce il fumetto ma si è incuriosito. L’albetto di presentazione della prossima miniserie Batman/Dylan Dog ne presenta già due, provo ad ampliare. Non è una lista dettagliata, batmanologi preparati vi diranno di più, ma su queste indicazioni penso siano d’accordo tutti.

Iniziamo con la più bella: The Killing Joke, scritta da quel genio di Alan Moore e illustrata da Brian Bolland, uno con le mani d’oro. Disegnata con inquadrature già da film, è uno sguardo empatico verso il Joker che mostra anche che lui e il Pipistrellone hanno più di qualcosa in comune (ovvero che anche il “buono” tanto sano non è). Obbligatoria.

L’altra fondamentale è Arkham Asylum, scritta da Grant Morrison e disegnata da quell’altro maestro di Dave McKean. Qui si approfondisce il tema della precedente, cioè che l’ossessione per il crimine di Batman non è priva di aspetti di squilibrio e malattia.

Per avere però un quadro più generale io ricorrerei al primo volume di Arkham, una collana da edicola uscita qualche anno fa nella quale ogni numero era dedicato a un nemico diverso: il primo appunto è dedicato al ghigno malefico del nostro, e raccoglie storie di tutte le epoche: da quelle rozze e scure dei primi anni passando per il periodo in cui Batman era colorato, camp e centrato molto su Robin, prima che Neal Adams a inizio anni ’70 e soprattutto Frank Miller nel 1986 facessero tornare il personaggio ad atmosfere cupe, noir e ossessionate. Una panoramica che funziona come quadro generale e che sfoggia in copertina un disegno clamoroso sempre di Bolland.

L’ultimo consiglio riguarda qualcosa di meno noto. È una storia in 4 parti apparsa negli anni ’90 sulla testata Legends of Dark Knight, quella dedicata alle storie “d’autore”, e racconta un Joker che prova a tornare “normale” oltre ad approfondire di nuovo la questione che Joker e Batman in qualche modo dipendono l’uno dall’altro.
Si chiama Going Sane, “diventare sano” che però suona anche come “diventa pazzo” (go insane) ed è opera di J. De Matteis, un autore spesso bravo ad approfondire le psicologie, mentre i disegni NON sono al livello delle altre opere citate. Dopo una vecchia edizione italiana, è stata ristampata da poco col titolo Joker: Guarigione.

Poi ce ne sarebbero altre, tipo quella in cui, dopo aver ucciso il secondo Robin, Joker diventa ambasciatore all’ONU di un paese arabo (ebbene sì…) (Morte in famiglia) o quella in cui non ricordo se Batman o Gordon a un certo punto perde la pazienza e gli spara a un ginocchio, oltre a ricordare che - a proposito di inventare nuovi personaggi - quello “recente” più iconico e riuscito, ossia Harley Quinn, nasce in stretto legame col Joker; ma per ora teniamoci su queste.

Buona lettura

mercoledì 21 settembre 2016

Suicide Squad: il film

Visto il film sulla Suicide Squad. E visto che nell’incarnazione anni ’80-’90, è uno dei miei fumetti preferiti (e sul quale mi sono espresso qui), butto giù qualche considerazione.

L’idea di un film con protagonisti “cattivi”, mantenuta dal fumetto (nella fattispecie, supercriminali utilizzati dal governo USA per missioni coperte e pericolose), a quanto pare attrae nonostante non sia nuova: ma “Quella sporca dozzina” è lontano, Diabolik e Fantomas sono roba europea, e, benché “Dexter” invece sia vicino, in quel reame dell’innocenza che per tanti versi è ancora l’America (ma anche nel mainstream generale) il cattivo deve essere in qualche modo “buono”, o riscattarsi, concetto che nel fumetto di Suicide Squad, e anche nel film, c’è poco.
I personaggi infatti sono proprio cattivi, e però umani e sfumati; all’eventuale eroismo o alla bontà ci arrivano quasi per caso, per vie oblique, perché umani e contraddittori, o perché “i cattivi così cattivi non sono mai”, come diceva Fossati, e questi accanto ad un’indubbia stronzaggine mostrano per lo più devastazione interiore, disincanto (in primis verso sé stessi) a livelli di guardia, follia da traumi subiti o autocausati e molti una solitudine quasi disperata: per immedesimarsi ci vuole uno sforzo superiore a quello richiesto da certi altri cattivi-con-codice-morale da Hollywood, cosa non nuova ma per gli USA evidentemente rara; e il resto del mondo probabilmente non se l’aspetta da un film americano di supereroi, genere visto ancora come oasi di moralità ben definite.
Da qui, probabilmente, l’interesse - con conseguenti incassi - per una pellicola anche divertente di un umorismo crudele e nella quale gli attori sono in generale bravissimi (anche se Will Smith - confesso che non avevo mai visto prima d’ora un film con lui - è vagamente stucchevole, e per di più mi ricorda un po’ Fiorello piccolo un po’ un certo Domenico che conosco, cosa che mi fa strano, e Leto mi sia piaciuto sì, ma col personaggio del Joker comincio ad avere problemi).
Il film però è stato generalmente giudicato male: ma a me non è dispiaciuto anche se trovo che un difetto grosso ce l’abbia, dovuto a un mix tra una certa caratteristica dei film di supereroi e questa trama specifica, più che ad altri.
Il problema infatti non è che il film sia basato sulla versione a fumetti più recente, meno “rivoluzionaria” e scritta da autori meno bravi rispetto all’altra: era ovvio che avrebbero scelto questa, anche perché c’è Harley Quinn, uno dei pochi personaggi creati recentemente davvero potenti (a livello di successo e di colpo sull’immaginario, come dimostra tra l’altro il gran numero di cosplayer che la scelgono).
L'Amanda Waller originale,
che teneva testa pure a Batman.
Tra l’altro, la serie alla fine non è neanche male (e nel numero 16 della testata italiana, da poco uscito in edicola, ci sono anche delle riflessioni interessanti sui personaggi e sul gruppo), benché non abbia né possa  avere la forza dell’altra. E poi una delle belle idee che ebbe l’autore del fumetto degli anni ’80, il John Ostrander omaggiato anche nel film (in una scena compare un palazzo in cui ha sede una compagnia col suo nome), era che il funzionario del Governo che creava la squadra era una donna, per di più nera e grassa. Nel fumetto nuovo, stesso nome, genere e colore ma magra - una specie di modella, il che ci era un po’ dispiaciuto (poi si scopre che è la nipote), sembrava un imborghesimento. L’Amanda Waller del film, invece, è più vicina all’originale: meno Halle Berry e più donna "vera".
L'Amanda cinematografica


E il problema non è nemmeno la trama confusa (mi sembra invece abbastanza chiara), o una certa lentezza iniziale, che è innegabile ma serve a introdurre l’idea e i personaggi. E rispetto ad altri esempi di questo genere, qui manca quella goffaggine che hanno certe volte i film di supereroi nel tradurre in scene di carne cose pensate per il fumetto - l’Uomo Ragno disegnato funziona ed è bello, una persona reale con la tutina che spenzola da un palazzo e l’altro funziona, risulta e la accetti meno, l’incredulità non la sospendi altrettanto volentieri. Qua è tutto fluido e abbastanza “naturale”, per quanto si possa (al limite qualche danza dell’Incantatrice non è proprio naturale, ma è veramente un dettaglio).

Il punto secondo me è un altro [e nel paragrafo dopo questo SPOILERO, quindi occhio]: un film di supereroi è diverso da un fumetto perché, banalmente, di fumetti ne escono almeno 12 episodi l’anno mentre di film ne fai uno ogni tanto (ci sono i sequel, ma al massimo 3/4). E dunque, mentre il fumetto presuppone una sequenza continua di storie, una regolarità (nonostante occasionali scossoni di trama e status del personaggio), il film da parte sua è in genere un episodio solo che fa storia a sé, e la storia oltre a essere più ampia deve avere un inizio un centro e una fine, arrivare a una conclusione. Che il gruppo o il personaggio continuino è sottinteso, e la Marvel sta facendo film collegati tra loro per dare più respiro alle trame e all’universo immaginario dei personaggi, ma non si arriva mai alle proporzioni del fumetto.
Questa caratteristica, unita al fatto che l’unica missione che la Squadra affronta nel film sia di fatto nata dalla creazione stessa della Suicide Squad, fa sì che la storia del film alla fine sia: una pazza che crea questa squadra di criminali, ne segue un casino, la squadra lo risolve (con perdite, come da tradizione), e poi torna in carcere. Non è la storia del governo e delle sue azioni coperte unita a quella degli umani che le compiono, non è la storia di una donna di carattere che sa sporcarsi le mani quando è il caso e portarne il peso: sembra piuttosto la storia di un delirio di una squilibrata cinica che vorrebbe risolvere problemi e invece li crea, ottenendo come massimo successo il metterci una pezza dopo, dopo centinaia di vittime. Il tutto, dando tipo 10 anni di sconto di pena a gente che ha tre ergastoli, come dice Captain Boomerang, e che sicuramente non sarebbe andata a rischiarci la vita.
Ecco, mi pare che si sia perso il senso originale della serie, sia vecchia che nuova, senza che ne sia stato dato uno nuovo. Annunciano il sequel, ok, ma è strano, visto che in questo primo episodio non ne hanno posto granché le premesse.

Avrei voluto essere un critico cinematografico vero, di quelli capaci di dire che sguardo dà e restituisce il film sul e al mondo, che idea di corpi e di visione e di destino c'è, ma non lo sono; e dunque mi limito a dire che poi certo, questo è un film di supereroi e vado a cercarci colori, casino, ritmo, battute, se ci scappa pure qualche riflessione, e tutto questo c’era; in più, con personaggi cui voglio bene.
E alla fine mi sono divertito una cifra e il sequel me lo andrò a vedere di corsa: I don’t see the hour!

mercoledì 11 marzo 2015

Kriminal vs. Daniel, Bunker vs. continuity



E' iniziata già da un po' una ristampa selezionata del fumetto Kriminal. Ce n'erano state altre, sempre selezionate (Dossier Kriminal, a fine anni '70, un'altra tra l'89 e il '92, più episodi singoli o a piccoli blocchi e quella di un paio d'anni fa), ma questa sarà la più completa: non integrale, ma ci torniamo.
Uscito dal 1964 al 1974, creato dalla premiata ditta Magnus e Bunker (che oltre a Satanik e a tanti altri darà poi vita ad Alan Ford), rispetto al predecessore Diabolik il fumetto presentava alcune differenze: più esplicito a livello di sesso, più satirico (e talvolta umoristico) nei confronti del costume dei tempi, talvolta perfino più inverosimile dell'altro in certe soluzioni (e ce ne vuole); e oltre a sfoggiare un Magnus in più, aveva anche la caratteristica di una pur leggera continuity.

La continuity, nei fumetti, è quella per cui in un episodio si tiene conto del precedente: l'esempio estremo sono le soap operas, il contrario sono certi fumetti italiani in cui se torna un personaggio già apparso si tiene sì conto dell'apparizione precedente, ma in generale si potrebbero mescolare annate ed episodi senza sconvolgimenti (l'esempio estremo è Topolino).
Si tratta di una caratteristica più diffusa nei fumetti USA (Bunker alias Luciano Secchi fu quello che portò la Marvel in Italia, non a caso) che appunto in quelli italiani: lì, se l'Uomo Ragno incontra i Vendicatori, la formazione del gruppo deve essere quella di quel momento (e se è diversa, la storia si presume ambientata ai tempi in cui la formazione era quell'altra).
In Kriminal la continuity era vaga: qualche trama generale, qualche ricordo, ma pure molte storie autoconclusive.
Anche perché vendendo un botto era diventato settimanale, e per produrre tutte quelle storie bisognava affidarsi  a staff diversi, difficili da coordinare. Per cui ogni tanto storie decisive, tappe importanti, e in mezzo un po' di tran tran (da qui la necessità di una ristampa selettiva: questa comprenderà tutti gli episodi scritti in coppia dai due creatori più alcuni scritti da Bunker ma disegnati da Romanini, amico/allievo di Magnus nonché il suo miglior sostituto. Personalmente avrei inserito anche quelli di Verola, ma amen).
Nonostante la pratica, talvolta la continuity crea problemi anche agli americani e non ha mancato di crearli anche a Bunker: non tanto all'interno della serie quanto dopo, nella vita del personaggio successiva alla chiusura della testata (nel momento in cui l'autore ci diceva che tutti i suoi personaggi vivevano nello stesso universo).
Così Kriminal è riapparso, ma il modo in cui lo ha fatto a un certo punto ha generato contraddizioni i cui tentativi di soluzione sono stati anche peggiori degli errori - benché forse, a suo modo, potrebbe avere ragione Bunker.

Ma andiamo per ordine.


LA FINE? NO.

Kriminal chiude col numero 419 del 1974, La fine?. Nel n. 400 era stato lasciato dalla storica compagna Lola: a quel punto aveva distrutto il suo rifugio iniziando a vagare da solo braccato dalla polizia e da nemici vari, coi soliti scontri con malavita e co.
Nel numero in questione, a un certo punto si ritrova su una barca a combattere con una di queste bande: riesce a far fuori tutti, ma rimane gravemente ferito. La polizia che sopraggiunge dopo lo trova così, privo di sensi e in fin di vita, e l'ultima vignetta, dell'albo e della serie, lo raffigura in coma in un letto d'ospedale mentre accanto a lui il commissario Milton, che gli ha dato la caccia per 10 anni, esulta perché finalmente ha sconfitto il nostro delinquente (ci vorrebbe un po' di prudenza, visto che in passato Kriminal era scappato 3 volte dalla prigione, ma in una vignetta bisognava semplificare e poi la storia si chiudeva lì).
Bunker e Magnus erano presi da Alan Ford, avevano anche altre idee, quindi grazie Kriminal, grazie Satanik, grazie di cuore ma ora andiamo avanti.
 L'interesse per il personaggio però resta: nel 1975 inizia una nuova serie di Bunker, Daniel, che dura 30 numeri usciti dal 1975 al 1978, e nei numeri 18 e 19 (fine '76), riappare Kriminal. Nella storia, il Nostro si sveglia dal coma ed imperversa per due albi prima di fuggire lasciando Daniel e Milton con un palmo di naso.
Nell'ultima vignetta del nr. 19, Daniel chiude la storia riflettendo "Kriminal... gran personaggio..." (un'autolode di Bunker, ok, ma anche un omaggio doveroso).
E dunque Kriminal è uccel di bosco. Riappare nel 1981 sul 150 di Alan Ford, insieme a Daniel: i due hanno l'aria di non conoscersi, ma data la natura surreale della serie del Gruppo TNT (dove per esempio il vampiro Wurdalak è un imbranato e non il regale personaggio che era su Satanik), non so se sia da considerare continuity.


L'anno dopo l'apparizione su Daniel esce Dossier Kriminal, una collana di ristampe di episodi di Magnus e Bunker che dura solo 18 numeri: evidentemente Kriminal era ormai passato, e per molti anni langue nell'oblio. Il personaggio è scappato, e chissà dov'è.



IL RITORNO DI KRIMINAL? FORSE.

Nel 1989, però, inizia una nuova serie di ristampe di Kriminal (la Collana Scotland Yard - Serie del 25esimo, 1989-92), decisamente più completa: parte dal n. 1 e include, almeno fino a che esce, tutti i numeri firmati M&B (addirittura anche due non di Magnus).
Ma la cosa più interessante è che le storie sono incorniciate, in ogni numero, da tavole a fumetti nuove, ambientate nella contemporaneità. In queste Milton è diventato ministro degli Interni, ma è ormai un uomo stanco, amareggiato dai ricordi e dalle vicissitudini, che vive nel tran tran, col suo storico nemico in coma e che a un certo punto inizia a pubblicare le memorie di quando gli aveva dato la caccia: in pratica, è come se le vecchie storie fossero Milton che racconta.
Ma, un momento: Kriminal non era tornato in attività? Non era uscito dal coma per beffare il commissario nuovo e quello vecchio?
Qualche lettore deve essersi accorto della cantonata e deve aver scritto a Bunker "Come sarebbe a dire in coma? Non si era risvegliato su Daniel?", perché a un certo punto, in queste tavole introduttive, arriva proprio Daniel che va da Milton a chiedere delucidazioni simili.
E Milton gli risponde di no, che Kriminal non si è mai svegliato, che lui e Daniel non si sono mai conosciuti e tantomeno hanno mai dato insieme la caccia al delinquente.
Una risposta sorprendente, che implica che Daniel, personaggio già di suo un po' strano, si sia sognato tutto (e Milton e il suo collaboratore O'Connor lo dicono più o meno esplicitamente).
Ma quindi, anche le altre storie di Daniel sono solo sue fantasie?
(Alan Moore dice che le storie a fumetti sono TUTTE immaginarie: ovvio, ma si presume che gli universi inventati abbiano una loro coerenza).
Le tavole introduttive a Kriminal cessano dopo un referendum in cui i lettori votano per non vederle più, interrompendo una trama in cui Lola voleva tornare da Kriminal e rianimarlo; e dopo un po' chiude pure la serie.
Ma di lì a breve, nel 1992, la Max Bunker Press pubblica una ristampa della serie di Daniel. Il formato cambia: dal classico tascabile tipo Diabolik si passa al formato Bonelli, il che comporta un rimontaggio (talvolta orrido) delle belle tavole originali di Frank Verola. Bunker, tramite disegni aggiuntivi, ne approfitta per provare ulteriormente a mettere una pezza allo svarione di continuity suddetto.

Prima però Daniel era riapparso sul n. 9 (gen. 1991) di Angel Dark, altro fumetto di Bunker, nel quale il biondo commissario appariva molto più disturbato che nella sua serie, e dove in pratica si dice che la sua ossessione lo aveva portato ad essere una specie di giustiziere/serial killer.
Una versione simile a quella apparsa nelle tavole nuove di Kriminal 25esimo, utile a dimostrare che effettivamente era lui che, squilibrato, si sognava le cose.
Il che però poneva un problema: stiamo ristampando storie che non hanno nessun fondamento, nemmeno quello minimo richiesto dai mondi di fantasia del fumetto? Se leggo queste ristampe di Daniel, cosa leggo, un universo coerente o dei deliri? Si possono ristampare le storie di un personaggio di fatto sputtanato dal suo stesso autore?
Bunker prova a rimediare, ma la pezza è peggio del buco: alla fine del secondo episodio con Kriminal, infatti, una pagina aggiunta ex-novo mostra Daniel che si sveglia e realizza che tutta la storia col buon Logan, Milton, ecc... era stata un sogno.
E certo.
Come no.
Uno una notte si sogna di dare la caccia a Kriminal insieme a Milton, la mattina si sveglia e si rende conto che è un sogno, poi però 15 anni dopo è convinto che sia vero.
Probabilissimo...
Era più plausibile far finta di nulla, decidere che Daniel era un'altra cosa, o che effettivamente si sognava le cose, o qualsiasi altra spiegazione: tutto sarebbe stato meglio che, in nome della plausibilità, tirar fuori l'implausibilissima storia di uno che 15 anni dopo un sogno lo scambia per realtà.
La versione ufficiale, comunque, rimane questa: Kriminal non si è mai svegliato, e amen.
Lo farà solo in Ritorno dalla zona buia, il vero ritorno di Kriminal nel 2005 con una storia nuova in 2 parti che riprende la trama di Lola che vuole rianimare Kriminal, alle quali, dato il relativo interesse suscitato, verrà aggiunta una terza che chiude brutalmente il discorso ammazzando definitivamente il personaggio.

Una cantonata di continuity, dunque, risolta male. Ma forse in un certo senso ha ragione Bunker.



KRIMINAL E' MORTO?

Su un piano logico consequenziale, come abbiamo detto, la storia Kriminal-Daniel è uno sfondone di quelli grossi e difficilmente rimediabili: infatti, pur avendo avuto tutto il tempo per farlo, Bunker non ha davvero rimediato.
Ma come dicevamo, forse ha ragione lui: intanto perché a volte le esigenze narrative sono più importanti della continuity, e in un momento ci stava bene che Kriminal si risvegliasse, mentre più avanti, ai tempi delle introduzioni alle ristampe, era più coerente col quadro generale il fatto che il Nostro fosse in coma.
E poi, su un piano più simbolico, diciamo anche metafumettistico, da un certo punto in poi le storie di Kriminal ci parlano più del "fumetto Kriminal" e della sua salute che non di Antony Logan.
Rivediamo:

-nel '74, la testata va male, le avventure sono sospese, e infatti nelle storie Kriminal finisce in coma;
-nel '76 torna ad agire sulle pagine di Daniel, uscendo di fatto dal coma, sia nelle storie che nel personaggio;
-nell'89, dopo anni senza sue notizie, il personaggio era in coma davvero: Lola (o Bunker) prova a svegliarlo, ma i lettori non gradiscono e il risveglio non avviene;
-nel 2005 Bunker/Lola riprovano a rivitalizzare Kriminal, ma evidentemente l'autore lo ritiene ormai un personaggio fuori dal tempo, e infatti mentre nel fumetto le cure rigeneranti dopo un po' cessano l'effetto, con Lola che prende e pone fine alla vita sua e di Tony, editorialmente il "ritorno dalla zona buia" è stato episodico, l'interesse suscitato è stato limitato dunque il personaggio è rinato per poco; così, quella Lola che chiude tutto sembra proprio Bunker che dice "Ok, ora lo salutiamo davvero: ha avuto la sua storia, è stata bella, ma adesso è ora di chiuderla definitivamente".

Mi pareva un'ipotesi plausibile: magari un po' sforzata ma plausibile.

Poi scopro, per caso, questa notizia su una nuova serie di Kriminal che parte questa primavera.




Niente da fare, è proprio coriaceo: mai darlo per morto.
A questo punto aspettiamo in - ahem - Gloria questa nuova serie, sperando che oltre al buon inizio ci sia anche un buon seguito.
E che facciano attenzione alla continuity.

AGGIORNAMENTO:
Pare che uno scriva le cose giusto per essere smentito.
La serie nuova è rimandata, come da comunicato:

http://www.maxbunker.it/2015/10/ultime-news-da-kriminal/


(nel frattempo ho scoperto anche un sito di fumetti di destra ultraberlusconiano: non credevo ce ne fossero. E dopo tutte le lodi per le operazioni di Mondadori nel fumetto, come se quell'editore se lo fosse inventato Sirvio e come se fossero una cosa sola, sono sfavatissimi per questo rinvio, e sono anche andati a protestare sulla pagina FB, pare in modo vagamente arrogante. Mi fermo qui sennò divento sprezzante, mi limito a ridacchiare)