In occasione della lettura Benniana del 21 settembre 2025 presso la Libreria Mondadori di Livorno, il mio amico Emiliano ha detto due cose importanti: la prima è stata “si vedeva, in tutti voi che avete letto, che gli volevate proprio bene” e la seconda, quando gli ho chiesto perché non avesse partecipato, “per me Benni è una cosa del ‘90, quando l’ho letto, poi non l’ho letto più, è rimasto lì”.
Sono due frasi che spiegano bene, messe insieme, come mai in un anno in cui, senza dilungarmi, i lutti non mi sono mancati (e seri), la scomparsa dello scrittore mi abbia fatto un’impressione profonda.
Proprio perché lo collego al gruppo di amici che ho conosciuto in quel periodo e perché nei suoi libri esprimeva tante delle idee che mi hanno unito a quelle persone, anche per me è una cosa di quel periodo a cui volevo bene: la sua morte è come se dicesse che un periodo si allontana ancora di più di quanto non abbia già fatto in tutto questo tempo.
A quei tempi avevo passato da poco vent’anni, ma il processo di crescita, conoscenza e anche autodefinizione continuava, ed era ed è stato importante trovare uno scrittore che aveva le tue idee e raccontava storie piene di fantasia e originalità, con personaggi anch’essi fantasiosi e originali la cui alterità diventa marginalità ma una marginalità che sa sopravvivere ed è opposizione, personaggi che vanno / guardano avanti nonostante i tempi bui trovando le loro forme di resistenza.
Poi per me c’era anche la fantasia verbale, che nel mio sistema di valori è un pregio sommo, c’erano un’inventiva vivace e la capacità di mescolare con equilibrio la serietà e il sorriso, tutte cose che messe insieme a quello che ho detto prima ne hanno fatto una voce importante che ho continuato a seguire negli anni, anche se non come prima.
Non so infatti se negli ultimi anni io mi fossi davvero allontanato da lui: a quest’età il tempo passa così in fretta che un incontro del 2016 (alla Festa del Fatto Quotidiano) mi pare recente… Però in effetti gli ultimi mi mancavano (a parte Prendiluna e Pantera), e mi chiedevo se i due libri usciti per editori diversi dal suo solito (La bottiglia magica per Rizzoli e La traccia dell’angelo per Sellerio) fossero da interpretare come un cattivo segno per la sua carriera.
Così, un po’ per curiosità, un po’ perché “degli ‘autori’ si legge/guarda/ascolta tutto” (cit. Luca) e siccome su certi autori si torna periodicamente e quando muoiono viene anche più naturale, allora ho colto l’occasione per rileggere alcuni libri (ma non i romanzoni) e recuperarne altri, concentrandomi in generale su quelli recenti, ma scoprendo anche che per esempio Il bar sotto il mare me lo ricordavo molto meno di quanto pensassi.
Pareri:
SPETTACOLOSO
Raccolta di articoli satirici uscita nel 1981: chiaramente invecchiata ma comunque interessante perché qualcosa invece è attuale e lo spirito è il suo.
L’ULTIMA LACRIMA (1994)
Come tanti, li rileggi e scopri di aver dimenticato molto, comunque un classico.
BAR SPORT DUEMILA (1997)
Devo aver visto una presentazione, mi ricordo lui che legge il brano sui maniaci del cellulare. Anche questo me lo ricordavo poco, ma a rileggerlo non sfigura rispetto al primo storico libro.
BLUES IN SEDICI (1998)
Comprato molto tempo fa e letto allora ma non me lo ricordavo.
Ha una trama unica raccontata in poesia, sedici perché 8 personaggi raccontano la loro storia e i loro pensieri e parlano due volte. Cupetto, ecco: la storia non ha i suoi consueti elementi comici e surreali.
LA GRAMMATICA DI DIO (2007)
Me lo ricordavo poco. Buono, anche se con meno lampi di altri.
PANE E TEMPESTA (2009)
Presentato come romanzo ma non è così semplice: la trama generale è quasi una cornice per una raccolta di racconti (devo ricordarmi dove ho letto quello del pozzo, perché non mi è nuovo) che di fatto è il terzo volume di Bar Sport mischiato a Il bar sotto il mare, in un’insieme armonioso ancorché pessimista - o forse semplicemente più preoccupato del solito.
LA TRACCIA DELL’ANGELO (2011)
Ecco, questo mi ha colpito per il tono diverso dal solito e molto “da fine” e per
la sua trama ospedaliera che fa supporre un po’ di autobiografia, anche se le cronache della malattia parlano di altri tempi.
Però l’impressione resta, e quanto a cupezza anche questo libro ne ha parecchia: forse la malattia, più che presagire quella vera, è la metafora di una certa stanchezza interiore. Ripensandoci, l’ospedale era anche la scena della marginalità di Elianto (e può esserci qualche contatto anche con Achille piè veloce) ma quel romanzo me lo ricordo poco e in generale mi pare che qui sia più oppressivo.
LE BEATRICI (2011)
Raccolta di monologhi e testi di canzoni o poesie: non l’ho letto, come quasi tutto il suo teatro. Prossimo recupero.
PANTERA (2014)
Due racconti: il primo è bello ma non mi ricordavo il finale un po’ inconcludente, meglio il secondo. Entrambi sempre sulla linea di marginalità e a suo modo Resistenza.
CARI MOSTRI (2015)
Ecco, questo potevo anche non averlo letto (e ancora ho il dubbio) per quanto non me lo ricordavo, e la prima parte mi spiegava anche perché - oltre a farmi capire come mai qualcuno, nei necrologi parlasse di una penna che si era inaridita: inizio veramente fiacco, anche se poi ci sono 2-3 racconti molto ispirati e in generale si riprende.
LA BOTTIGLIA MAGICA (2016)
Il Benni fantastico, due ragazzi strani che si cercano, un libro tipico suo ma ispirato (anche se ricicla una battuta da Baol).
DANCING PARADISO (2019)
La formula è quella di Blues in sedici, ovvero personaggi che parlano in versi tornando varie volte, ma è più divertito, leggero, forse anche un po’ sconnesso.
GIURA (2020)
L’ultimo romanzo e l’ultimo libro. Anche qui storia classica sua: un ragazzo e una ragazza che si cercano, la distruzione ambientale già in Pane e tempesta e altrove, un po’ di magia… alla fine funziona ma il punto è che sembra decisamente più pessimista del solito, quando semmai prima era apocalittico ma sempre con uno spiraglio.
Qui sembra che veda la situazione generale più pesante e che le forze per provare comunque a guardare avanti siano più difficili da trovare.
La penna c’è, la senilità del libro semmai è nello slancio infiacchito.
Ecco, un excursus rapido e limitato dal non aver riletto i romanzi classici (Terra ad esempio l’ho letto una volta sola nei primi anni ‘90 e praticamente mi ricordo solo il primo dei tantissimi riferimenti a Edgar Allan Poe che ho trovato), quindi magari mi sono sfuggite ripetizioni e riciclaggi, ma è valsa la pena rileggere e completare.
Rimane un grande scrittore, anche con i cali.

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