sabato 31 marzo 2012

Intellettuale pride


Come dire, a un certo punto uno si stufa di sentire in tv o sui media certe idiozie, o un clima generale di disprezzo. E allora un manifesto:

INTELLETTUALE PRIDE.

Per rallegrarmi l'animo, al mattino,
me schioppo un bel vinil di Brian Eno;
Sto bene e non mi girano i maroni
se un buon libro m'ha scosso un po' i neuroni;
mi dà letizia allegra e gioia pura
guardar quel poco in tv di cultura
e godo quale bimbo sulle giostre
tra presentazioni di libri e mostre.

Mi piaccion le cose dette di sguincio:
sollazzomi tra David Lynch e Pynchon.
Delle fanciulle saggio qual sia il conio,
le abbordo parlando di Gramsci Antonio[1];
e se affancul mi mandan, poco male:
io so' così, io so' intellettuale,
non è che l'amore non mi si indura
solo perché amo la letteratura,
e anche senza Soriano ho la passione
de ‘na bella partita de pallone.

Contemplo anche il semplice, mica no,
specie se prima ci ragiono un po':
se l'emozion mi passa pel cervello
lo trovo un po' più sano, un po' più bello,
quando il cervello attivo con vigore
so che il dì prenderà il verso migliore.

E chi sprezza il giudizio competente
dicendo "è meglio dir quel che si sente"
(come se coltivar sapienza e mente
fosse peggio che non sapere niente)
non amo: pur'io indulgo a dire "MITICO!"
talvolta, ma non per questo non critico
chi critica i critici, ché ben so
che esiston quello bravo e quello no
come gli artisti, d'altronde. E decido
ragionando, mi par giusto, e diffido
di chi parla soltanto d'emozioni:
pel bagno son di panza le reazioni.

Se a ragionare non fossimo buoni
adoreremmo ancor punzoni[2] i tuoni;
vivessimo solo secondo il cuore,
c'ammazzerebbe ancora un raffreddore;
e agir d'istinto non è molto allegro
se effetto ha di farti bruciare il negro.

Certo, se sei un valido intellettuale
sai che ci son la mente e l'animale,
la rabbia, il cuor, le viscere e lo scarto,
ma esprimole con specchi, di rinquarto;
e giudico con un certo stupore
l'insensato divider mente e cuore
- lo fa quella triste e atteggiona schiera
di chi, pur se non lavora in miniera,
ma scrive o filma, spregia chi gli è uguale
di fatto, spregiando l'intellettuale
(trucchetto per emerger sui colleghi,
di quarta lega: ma chi vuoi che freghi?).

Di menti se ne trovan d'alte e d'ime[3],
chi libera e chi è sgherro di regime;
ma, a stringer, si può dir che pe’ esser detto
intellettual, devi aver l'intelletto.
Non è snobismo, perché bene sai
che con gli snob, puah! non mi mischio mai;
benché mi vanti un po', ché non ho uguali:
so' intellettuale e non porto gli occhiali!

gennaio-marzo 2012

[1] Non sempre, anzi: è un esempio. Però una volta l'ho fatto davvero. [2] Inchinati a deretano per aria. [3] Basse.

giovedì 8 marzo 2012

La regina della notte


Questa è dedicata a una fanciulla che lavora presso una rotonda fuori Pisa. Buon 8 marzo.

LA REGINA DELLA NOTTE.

Ah! Povera regina della notte,
che piove e ti si bagnan le cosciotte
mentre aspetti chi te vie' a da' du' botte:
Ah! Povera regina della notte!

C'è un tempo osceno, ma ti tocca uguale
de lavora' fino al primo mattino;
stivali e rosso microvestitino,
bragia negli occhi e postura regale.

Quella rotonda non è certo un trono
ma l'aria da regina l'hai lo stesso:
comandi te, chi vie' a comprarti sesso
solo a lustrarti gli stivali è buono.

Perché lo sguardo fiero che dardeggi
nel buio notte/viso è da sovrana,
pur se ti mordon le chiappe le leggi
e di quaqquaraqquà triste fiumana.

Te sottomessa e messa sotto a questi
vol di' che 'st'epoca è di quelle strane,
vol di' che il tempo è di quelli funesti
e non solo in macchina va a puttane.

Chissà se atroce furia di vendetta
è quella che ti illumina gli occhioni,
insiem sovrana ebanea e poveretta
che vede transitar troppi coglioni

già vuoti - in testa, spettacolo fello*:
credono all'uomo forte, alle furbate,
ai soldi come viagra del cervello
e ad un miliardo d'altre puttanate.

Ma a me sembra anche assurdo che le arti
che s'usan quando sei davanti a tanta
bellezza, non servan, né corteggiarti:
è assurdo, basterebbe la cinquanta.

Pensa ch'io invece a cen t'inviterei,
facendo il lumacone ma galante;
la notte insiem me la conquisterei
e i soldi mollereili° al ristorante.

Ma non si può, non ti posso invitare,
ché mi risponderesti che è lavoro
per te; e rinuncio - non per il decoro - 
a un altro tuo cliente diventare

(come vi rinunciai già quella volta
che sulle Ramblas m'abbordò fanciulla
di rara beltà ed eleganza molta:
non me disse core, non colsi nulla).

Mi potrei raccontar di esser migliore
e che venir con me per te è un sollievo;
ma sarebbe scusaccia senza onore
che manco da me stesso me la bevo.

Così sol passo in macchina e t'ammiro;
scriverei qui, pe' aiuto ad andar via,
il nom d'associazion ch'a usci' dal giro
v'aiuta; ma tanto questa poesia

non credo leggerai, la vedo tosta
(benché son certo tra voi ci sian dotte):
sol dico a chi di notte vi si accosta:
"ONORA LA REGINA DELLA NOTTE!!!".


_____________________
* Brutto e triste.
° Li mollerei.

lunedì 5 marzo 2012

Nell'aria, canzoni

Non che mi interessino le feste religiose ma oggi, già 10 giorni dentro la Quaresima, si è concluso il Carnevale anche a Viareggio.
L'anno scorso di questo periodo, essendo io pigerrimo, NON scrissi un post che avevo in mente, che doveva chiamarsi On The Air e parlare di quattro canzoni che giravano nell'aria. Lo riprendo ora, visto che due erano le classiche canzoni del carnevale viareggino, tornate appunto on the air come sempre di questo periodo.
Una è Come un coriandolo, un 2/4 ultra popolare che ti si ficca al cervello in maniera assassina.
E a poco serve cambiare il verso "queel viso d'angelo / vorrei che assomigliasse un po' più a te" con "Giaaan-franco D'angelo vorrei che..ecc.": quando parte il Carnevale, che a Viareggio come detto dura più di un mese, è la fine: basta andare in giro e la senti ovunque. Quest'anno ci ha parzialmente salvato il gelo, che tenendo in casa teneva lontano da bar e diffusori pubblici, ma più di tanto non la scampi.
L'altra canzone carnevalesca non so come si chiami, ma il ritornello fa "Viareggio! Viareggio!", cosa che a me diverte perché mi torna in mente il racconto di un mio vecchio padrone di casa, Alfio buonanima, che una volta raccontò di essersi trovato costretto, mentre andava verso l'India, a fare uno scalo di 6 (sei) ore all'aeroporto di Bucarest. Siccome c'era ancora la cortina di ferro, narrava che per tutte le sei ore gli altoparlanti della sala d'attesa avevano mandato di continuo 'ste canzoni di regime che a sentir lui facevano tipo "Ceausescu! Ceausescu!".
La melodia che accennava raccontandoci l'episodio era tipo quella di "Viareggio! Viareggio!", da lì l'associazione - ma credo anche dalla pari molestia.
La terza canzone era quella Hello! di Martin Solveig, che l'anno scorso impazzava, e a me suonava curiosa perché usava l'effetto del cd incantato come bordone facendolo somigliare alle pennate di una chitarra punk, e anche la voce era impertinente e sfacciata come certe cantanti punk (quelle d'epoca, non la pur bellissima Avril Lavigne). Non è canzone di Carnevale, ma qualche sera fa Solveig è andato a Sanremo e mi dicono che ha suonato quella, dunque ci risiamo.
La quarta l'ho dimenticata, e amen. Però potrei cogliere l'occasione della scomparsa del grande Lucio Dalla (benché io l'abbia apprezzato/seguito fino circa a Viaggi organizzati) e parlare di una sua.
Nell'aria c'è molto Caruso, ma è un pezzo che non ho mai amato particolarmente, soprattutto per un motivo.
Mi spiego: tu scrivi una canzone dove c'è Napoli, 'o mare, la notte, l'ammore, nella quale il cantante napoletano più famoso del mondo si abbandona 'e core in un "TE VOJO BEEENE AASSAI", e poi, come secondo verso, prosegui con "ma tanto tanto tanto bene, sai"?
Crolla tutto, su; quel "sai" sembra piemontese (o Marina di Un posto al sole), è affettato, formale, non ci sta a fare niente, ammazza la passione (e c'erano a disposizione mai, guai, fai, amai...) oltre al fatto che in napoletano dovrebbe essere assaje e non assai.
No, meglio ricordarlo con quest'altra, che vola leggera, di un allegrotto sornione e aperto, nell'aria.
Ciao Lucio.

mercoledì 22 febbraio 2012

L'articolo 18 e le pocce

C'è una specie di gioco che facevano e forse fanno ancora i preadolescenti in tempesta ormonale, che consiste nello sfidare una compagna o amica pettoruta così: "Scommetti che riesco a toccarti le tette senza toccarti né reggiseno né maglia?".
Se la ragazza è sprovveduta, o lascia che la curiosità prevalga sulla prudenza, accetta la sfida, e a quel punto avviene che lo sfidante appoggi le proprie voraci estremità sulle pocce della malcapitata, abbandonandosi a sonora palpata mentre, con sorriso finto-ebete/rassegnato, dice "Ho perso..." (sottointendendo un "ahimè" che non gli passa neanche a tre chilometri dall'anticamera del cervello).
A quel punto parte la sberla, certo, e la sfida è stata persa; ma cosa importa? Cosa importa allo sfidante una scommessa perduta quando tanto ha ottenuto quello che voleva davvero, e cioè una manata di pocce in relativa tranquillità e quasi con l'autorizzazione? Gli interessava davvero qualcosa vincere? No, direi, zero (anche perché nella rapidità dello scambio nulla era stato messo in palio).
Questo giochetto mi è tornato in mente in occasione del dibattito in corso sull'articolo 18, nel corso del quale abbiamo ascoltato ignobili castronerie e infami falsità, di quelle che ti fanno sentire offeso perché ti chiedi "Quanto mi ritieni idiota per pensare che io caschi in un trucchetto misero come questo?".
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori NON impedisce di licenziare quando un'azienda è in difficoltà economiche: l'azienda può farlo, la legge glielo permette. Né impedisce di licenziare PER GIUSTA CAUSA: si può, com'è ovvio e giusto che sia.
L'articolo 18, invece, tutela il dipendente dal licenziamento SENZA giusta causa, cioè dall'abuso e dall'arbitrio del datore di lavoro; e lo fa nell'unico modo serio e sensato, cioè IMPONENDO IL REINTEGRO DEL LAVORATORE LICENZIATO INGIUSTAMENTE.
È l'unico modo serio perché, se il datore di lavoro che licenzia ingiustamente fosse costretto solo a pagare un risarcimento in denaro, siamo sicuri che molti datori di lavoro che vogliono togliersi di mezzo sindacalisti e gente che non accetta soprusi su orari, paga e condizioni di sicurezza lo farebbero lo stesso: pagando una tariffa inferiore a quella che ci vorrebbe per un killer otterrebbero comunque il risultato (e senza sporcarsi le mani di sangue - almeno nominalmente), dando contemporaneamente un segnale a tutti gli altri dipendenti; cosa importerebbe loro di essere condannati o di sborsare qualcosa, pur di arrivare all'obiettivo?

Esattamente come il preadolescente con le pocce dell'amica: uguale.

EDIT: lo sapevo che prima di scrivere avrei dovuto rileggere l'art. 18: il quale non stabilisce il reintegro per forza, ma lascia la decisione al giudice del lavoro.
Solo che la sostanza non solo non cambia, ma è anche peggio: cosa si vuole abrogare allora? LA dignità stessa?

venerdì 27 gennaio 2012

AHI…




Chi deve sta in prigione
e chi gioca a pallone,
nelle docce, lo sa
che è un rischio e non si fa:
e pure a te, Schettino,
fatal ti fu l'inchino.
Ovvio, il piagnucolìo
che tuona "Concordìo!!!"

giovedì 26 gennaio 2012

Diaframma live


Per i fan di quel cantante bravo e coerente, che per questo ha ricevuto apprezzamenti ma non lautissimi guadagni al punto di potersi soprannominare Federico Few Money, posto qui le scalette di un paio di suoi concerti cui ho assistito e, crepi l'avarizia, pure qualche foto dai suddetti, potenti, spettacoli.
Nel primo si esibiva da solo, nel secondo col gruppo.


Federico Fiumani, Pisa, Caracol, 17 aprile 2010.


-Gennaio
-Caldo
-L'amore segue i passi di un cane vagabondo
-Amo lei
-Labbra blu
-Fine di una relazione (tronca)
-Vaiano
-Verde
-Oceano
-Un giorno qualunque
-Tre volte lacrime
-Boxe
-L'odore delle rose
-Diamante grezzo
-Un temporale in campagna
-Siberia
-Dottoressa
-Fiore non sentirti sola
-Il disco dei Replacements
-Un giorno balordo
-Vita nomade
-Libra

 




Diaframma, Livorno, The Cage, 21 gennaio 2012
-Siberia
-Entropia
-Absurdo Metalvox
-Gennaio
-Labbra blu
-Vaiano
-Io sto con te (ma amo un'altra)
-Vivo così
-Madre superiora
-L'odore delle rose
-Niente di serio
-Nilsson
-Grande come l'oceano
-Carta carbone (interrotta per mettersi il suo cappotto rosso, dicendo "poi sennò dicono che non me lo metto mai", poi ricominciata ed eseguita tutta. Alla fine si è tolto di nuovo il cappotto)
-Diamante grezzo
-La nostalgia
-I giorni dell'IRA
-Paternità
-Un giorno balordo
-Pop art
     bis:
-Fiore non sentirti sola
-Verde
-Trecento balene
-Le Alpi
-Amsterdam

giovedì 12 gennaio 2012

La corista dei Rolling Stones


Come tantissimi, ho sempre amato Gimme Shelter dei Rolling Stones: anche i non fan amano questo classico che misteriosamente non è mai stato un singolo.
Una sera del '9qualcosa, presumo 8 o del genere, scoprii che in radio avrebbero trasmesso un concerto della band e io, da buon fan, volevo registrarlo. Non avendo una piastra funzionante, però, telefonai ad un'amica che l'aveva e andai da lei. Arrivai che era già iniziato e gli speakers stavano dicendo che versione strepitosa della canzone gli Stones avessero appena suonato. Me l'ero persa ma poco male: poco dopo uscì il live di quella tournée, No security, e così potei ascoltarla, anche se la data non era la stessa.
Era una versione classica ma suonata con il giusto calore, e con una bella voce femminile a eseguire quella parte che già costituiva una delle meraviglie della versione originale.
Tempo dopo una ragazza di un forum mi passò il video di un concerto a Rio di quello stesso periodo: Gimme Shelter era tra le prime e lì scoprii che la fanciulla che cantava non aveva solo una gran bella voce. Il video infatti rivelava una donna nera di rara bellezza, che con metafora banale si potrebbe definire un’autentica pantera, morbida nel corpo e dalle ammalianti movenze con le quali duettava con Mick Jagger animando una versione del pezzo meno grintosa di altre: non una bellona e basta, o una ragazzetta, ma una Donna con due D maiuscole, un’apparizione di femminilità profonda e bollente. Se non si fosse capito, fu amore immediato.
Fortunatamente il video non era uno di quelli ballonzolanti realizzati da qualcuno del pubblico in lotta tra teste che impallano la videocamera, spallate e servizio d’ordine che ti punta le lucine nell’obiettivo (o con una distanza che spiana tutto): si trattava di riprese televisive, realizzate con macchine professionali ed una regia, benché di quelle televisive che documentano senza grandi lampi di inventiva.

Regia che rendeva sì la grande bellezza della cantante, ma quelli – i  lampi - me li aspettavo invece da Scorsese quando seppi del suo film-concerto sugli Stones: andai a vederlo aspettandomi, oltre che grande musica e grande cinema, anche le meraviglie che sarebbero uscite da un grande regista che filmava siffatta creatura.
All’inizio il regista lo annuncia, le scalette degli Stones sono imprevedibili: e alla fine del film, infatti, ci ritroviamo con un bilancio di 4 canzoni da Some Girls, due da Undercover e niente Gimme Shelter. Film grandioso, grande cinema e grande musica come previsto: ma da questo punto di vista autentica delusione.
Certo, Lisa Fischer (questo il nome della bellissima, che in carriera ha inciso qualcosa per suo conto oltre che fare la corista anche per Tina Turner) nel film si vede, e non solo nel momento in cui viene presentato il gruppo; ma mancava il pezzo che, oltre ad essere un classico, la metteva in mostra nella sfavillante meraviglia delle sue qualità sia canore sia estetiche.
Il guaio è che ho un sospetto sul perché. Nel film, forse per aumentarne l’appeal, ci sono anche degli ospiti che duettano con il gruppo: un intenso momento blues con Buddy Guy, la title track con James White degli White Stripes (che dimostra di essere un vero adolescente dei ’90 con quell’aria da “sì, sono molto contento di essere qui, ma non mi sconvolgo più di tanto”) e ... Christina Aguilera. Già.
Che ci faccia lei coi Rolling Stones non è dato sapere, se non mettere in scena la figurina della cantante tutta grinta e cuore, sfoggiandone una versione banalissima e di pochissimo spessore (com’è il personaggio d’altronde, con la sua precisissima e stucchevole tecnica r’n’b).
Ed è qui secondo me il motivo per cui nel film non c’è Gimme Shelter: la performance di Lisa Fischer avrebbe fatto a pezzetti le pretese e i poveri mezzi della Aguilera, senza pietà e senza neanche impegnarsi troppo, ché le sarebbe bastato fare il suo solito per mostrare senza ombra di dubbio alcuna chi era che comandava.
Peccato.
Per fortuna che c’è youtube:




domenica 1 gennaio 2012

Auguri!



Nonostante qualche buon evento recente l'aria non promette benissimo,
però gli auguri ci vogliono.
E visto che vivo da parecchio in Toscana, direi:


BUON 2012,
MAREMMA MAYA!!!

mercoledì 21 dicembre 2011

Dossier Monti


Mario Monti dopo Berlusconi,
come Pillonzi dopo Punzoni.

I toscani capiranno cosa vuole dire questo status che ho messo su FB un mesetto fa, agli altri mi limito a dire che è un modo non molto raffinato per dire che la situazione non è certo migliorata.
Non che avessi la palla di vetro, è che si era facili profeti a fare previsioni come questa, un mio status di pochi giorni dopo:


Che bello: il nuovo governo, pur essendo tecnico, ci darà il piacere di poter tornare a parlare di politica - cioè chiamandolo cricca di succhiasangue imperialisti e baciapile (quello che è):
fico, mi ero stufato di parlare di tribunali, barzellette e festini


Facili, sì: basta avere due nozioni di marxismo, una vaghissima idea di come va il mondo e tutto ciò non ti stupisce: ti inkazzi, ma non ti sorprendi, perché lo sai già.
E poi in caso ti soccorre Facebook, inesauribile miniera (specie se sei pieno di "amici" comunisti) di articoli che spiegano molto meglio ciò che intuivi solamente.
Ma non tutti hanno FB, e poi le cose scorrono, passano... così mi sono autocitato (sì, ok, partano le pernacchie), ma soprattutto ho raccolto qua i link a tutti gli articoli che ho condiviso riguardo al governo Monti, a partire dagli ultimi giorni di Sirvio - ossia da quando siamo passati da chi faceva ridere (ma anche un po' ribrezzo) a chi fa paura, e senza manco aver votato.
Nei siti che li contengono c'era anche altro, ma già per leggere questi ci vuole il tempo di un libro - corto, ma di un libro.

Partiamo da un simpatico paragone contenuto in uno status di

Paolo Ferrero:
Il governo che vogliono fare è tecnico come lo era quello Bolscevico dopo la rivoluzione del '17.
Nei due casi larga parte dei ministri arrivano dalla società civile, senza precedenti incarichi parlamentari. Quelli arrivavano dalla clandestinità, questi ci sono ancora, nella Trilateral e nel Bilderberg. Quelli arrivavano dalla galera e questi non ci andranno mai, perchè la speculazione è premiata. Una sola differenza: Quelli erano con i lavoratori e questi contro.

Poi:

Finale di partita:


questo è sulle pensioni, QUINDI sul governo Monti:

per questo bisogna essere iscritti a Facebook:

Robecchi:

Il grande Bifo:

Baciapile, appunto:

La ministra della Giustizia: diritto alla difesa per tutti ok, ma se li sceglie tutti lei?

Bollicine:

C'entra anche qui Monti, in qualche modo:

E se non paghiamo? Non il disastro che si pensa:

L'ineffabile Bersani:

La manovra:
Scanzi non sempre lo condivido, ma qui ha scritto un GRANDE articolo:

E il notevole Vladimiro Giacché:

Buona lettura, buon ritorno qui tra un anno per vedere cos'è successo e se c'era già scritto.

sabato 12 novembre 2011

Zaa - zu - ee - laaa...

Son presenze non simpatiche
i banchier dietro alle natiche,
però è cosa poco orrenda
veder fuor daico il cumenda;
tra un brindare e uno strombetto
non vi sia d'odio sospetto,
anzi auguri, Sirvio - horny,
cento a te di questi giorni!

giovedì 13 ottobre 2011

Mediocrity is the new cool?

È morto l'inventore del mio computer, ma penso di poter stare tranquillo anche nel caso dovesse rompersi: so che negli anni ha preso a bottega un sacco di gente, non dovrebbero esserci problemi.
Anche perché qualcuno ha messo in dubbio la sua capacità di inventore, sostenendo che di fatto non avrebbe inventato in realtà nulla, ma riciclato (comunque aveva 313 brevetti a suo nome: li avrà rubati tutti ai dipendenti o la gente apre bocca e gli dà fiato?) idee appunto dei ragazzi che aveva a bottega.
Io che seguo il rock'n'roll da decenni non ho alcun problema con questo: reinventare è la norma, e in certe situazioni il "come" non solo conta più del "cosa" ma lo diventa.

Stefano Impieghi, per certe cose, era come David Bowie: entrambi dotati di un fiuto soprannaturale per capire quali idee tra quelle che si aggirano nell'underground (o nei garage/piccole ditte del silicon world) abbiano un buon potenziale, nonché di una grande capacità di reinventarle per farle diventare di massa o di proporle alle masse prima che diventino lo standard; e una mira notevole per scegliersi i collaboratori da cui farsi aiutare nel processo.
È talento pure questo, e nemmeno piccolo.

Da lì a farne un Dio ce ne corre: mi vengono in mente gli Zen Circus quando si domandano come mai adesso vadano di moda cose, come il computer, che nel '93 ti facevano passare per sfigato.
Certo, il discorso "siate folli, siate affamati", a uno come me che scrive poesie demenziali e che tra università e precariato ha messo insieme circa 20 anni di cinghia praticamente ininterrotta, ovviamente non può che piacere; mentre da buon bolscevico, le notizie sul fatto che un capitalista come lui sfruttasse il lavoro sottopagato del Terzo Mondo non può sorprendermi, per niente.

E per continuare con i pro e i contro sarà anche vero che il Mac è un sistema chiuso, che non necessariamente tutti lo trovano più intuitivo e che se col computer devi solo navigare, scrivere e ordinare qualche foto va bene pure un pc;
ma è pure vero che obiettivamente funziona meglio, che i letterati non-informatici come il sottoscritto ci si barcamenano tranquillamente, che non ho praticamente dovuto mai installare un driver e che, come Bowie ai tempi d'oro (che sono la maggior parte di quelli in cui i dischi li faceva), quando Jobs buttava fuori certe idee poi erano tutti lì ad inseguire.
Detto questo, farne un dio no: su, dai, non si può.

Ammirare sì: il capo di una ditta informatica che col 10% circa del suo settore è quella che fattura di più (o giù di lì) lo ammiri, poche storie; e lo ammiri anche perché è tra i principali liberatori di quella tasca dello zaino che nei viaggi destinavi alle audiocassette prima e ai cd poi.
Venerarlo però, è obiettivamente troppo, su questo siamo d'accordo.

C'è una cosa però che mette più tristezza di chi venera un informatico accodandosi al tecnocentrismo cool della mentalità odierna.
No, non è chi compra Apple sentendosi figo: quella è gente che ha problemi con la realtà, visto che l'iPhone te lo dà in comodato d'uso qualsiasi gestore di telefonia mobile per una cifra impercettibilmente superiore a quella che ti costa l'adsl a casa e visto che ormai con un migliaio di euro ti porti a casa un signor iMac che al 95% della popolazione basta e stra-avanza per anni, visto che i sistemi meleschi sono piuttosto longevi
(i tempi del mac che costa tantissimo sono finiti da un pezzo: tablet e telefoni di altre ditte costano la stessa cifra, e i macchisti stessi ti dicono che quando il Mac costava tre volte tanto le valeva anche, e che ora i pezzi e i prezzi sono elettronica di consumo qualsiasi).

No, la cosa triste è il tentato fighettismo di certi "anti-macchisti", che è l'altra faccia allo stesso tempo della venerazione per il tecnoguru e dell' "apple-come-status-symbol" (sì: di consumista-bue): siamo lì.
Non è come l'amico che teorizza che se sai usare il computer le cose le fai bene pure col pc (non ho strumenti per obiettargli nulla né motivi per non credergli), o quello che ti dice, come ho detto prima, che per lui il Mac in realtà non è intuitivo, che è un punto di vista inobiettabile;
è che si risponde a superficialità con superficialità mascherata da sapienza superiore.


O no. In realtà costoro non stanno sbagliando bersaglio prendendosela ancora con chi si crede fighetto con l'apple (cosa erronea, come ho detto);
se insistono è perché ormai l'arte di tirarsela s'è aggiornata (pardon: apgreidata) anche lei, arrivando ad un livello meta-: si spregia la cosa "figa" per mostrarvisi superiori, come se il nuovo cool fosse appunto il dimesso, il mediocre.


Una tendenza, questa inseguita dai paladini dell'antimelismo, ben chiara nell'ambito del rock "indie" o alternativo; riguardo al quale si trova chi fa satira sugli ascoltatori di questo tipo di musica definendoli come snob, aspiranti fighetti con la puzza sotto il naso (i più triviali aggiungono anche "intellettuali" e "alternativi" con l'immancabile - per loro, che non concepiscono altro - aggettivo "finti", l'aggettivo-scorciatoia da 4 soldi per darsi l'aria di avere obiettivamente ragione): vedi il gruppo I Cani (ma pure Nick Hornby è lì lì).


Errato (e non solo perché chi fa questa satira non è certo estraneo a quel mondo, anzi).
Errato perché i veri raffinati, snob o meno, ormai mica vanno di punk carbonaro o di folk psico-dadaista: magari anche, ma il vero snob è quello che dopo anni di stranezze e ricercatezze rivaluta il pop, analizza armonicamente Rihanna, concede a Madonna, compra magari senza battere ciglio un Kylie Minogue (e nemmeno a torto, se becchi il disco in cui qualcosa lo scrivono i Chemical Bros. e qualcos'altro lo producono gli Scissor Sisters).
Tra il Barthes dei Miti d'oggi e il gusto del dozzinale (non solo dell'orrido), aiutati dal fatto che certe barriere tra ambiti culturali se le sono mangiate il postmoderno e la caduta del Muro, si costruisce la coolness dove non te l'aspetti - cosa sommamente cool.


Si potrebbe azzardare (a rischio di sberle ma via, azzardiamo) che tutto il movimento di apprezzamento e rivalutazione del cocktail-lounge-exotica dagli anni '90 in poi nascesse con questo spirito;
solo che lì riscoprivi Piccioni e Umiliani, Bacharach e Incredible Strange Music e come frutto ti ritrovavi i Pizzicato Five: non finivi certo a schierarti con Bill Gates.

giovedì 18 agosto 2011

Gabriella vs. Bryan

Questi due cantanti:



che cos'hanno in comune?

Ma è ovvio: sono fratelli.
Hanno lo stesso cognome, sono fratelli.
Fanno pure lo stesso lavoro (e sotto sotto qualche somiglianza stilistica ci si trova, dai, dai).

Certo, si obietterà che mentre Gabriella si chiama Ferri con la I, lui alla fine del cognome ha la Y, ma tutto si spiega: Bryan non è un Clodoveo Tyrynnanzy qualsiasi (benché la Y anche nel nome potrebbe farlo sospettare: da che mondo è mondo Brian si scrive con la I),
semplicemente è inglese, e quindi la Y, che non toglie che siano fratelli.

Che poi la Y a fine cognome esiste anche in Ytalya: vedi l'attore Riccardo Polizzy Carbonelli, che ha due cognomi ma una sola Y.
Chi è questo attore? Dai, è quello di Un posto al sole.


Il suo personaggio si chiama, guarda un po'... Roberto Ferri.

E tutto torna.

martedì 26 luglio 2011

In morte di una cantante che non amavo

Sarà che sono un musicista fallito, ma penso che fare un disco sia, nonostante le recenti rivoluzioni tecnologiche, ancora un grande traguardo, e venderne tanti è veramente il classico colpaccio, qualcosa da tenersi stretto e non mollare; e che se capitasse a me vivrei nel terrore di fare la minchiata che mi farebbe perdere una siffatta fortuna. Magari invece chi l'ha ottenuto vede più lucidamente e pensa che le cose importanti siano altre, e vendere dischi sì, ok, bello, ma ha altro per la testa che il successo (anche perché magari se lo merita, lo sa, e quindi considera naturale averlo).
Sarà perché sono alternativo/romantico, ma chi decide di buttarlo via per seguire una propria espressione artistica più personale e meno ossequiosa del mercato lo capisco, chi spreca ciò che sogna una buona percentuale di quei milioni persone comuni che a un certo punto si comprano una chitarra no.
Sarò represso io, e invece la vita si vive al massimo, nell'arte e nel resto, con coraggio - perché anche per l'autodistruzione ci vuole coraggio: male indirizzato, ma ci vuole (forse più che coraggio è spinta, quella che quegli artisti incendiari nelle opere e pacifici nella vita hanno incanalato tutta nelle opere, che invece i "maledetti" distribuiscono tra vita e creazioni, e che i mansueti in tutti i campi non hanno proprio).
Non ho mai amato Amy Winehouse: la prima volta che vidi il video di Rehab non sapevo se mi stava più sulle scatole lei, la canzone o quell'insopportabile "no, no, no", così mi passò subito la curiosità di indagare oltre: sarà che un certo tipo di black music non mi prende più di tanto - ma gli esperti dicono che i suoi dischi, nel genere, siano di alto livello, e mi fido.
Sarò limitato ma mi chiedo: come si fa a sprecare questo traguardo? Oh, non ci arrivo. È la stessa domanda sortami nel '94: posso capire che anche uno nella posizione di Cobain possa pensare al suicidio, ma nel momento in cui lo tenti e fallisci ciò dovrebbe dare una scossa e rimetterti nei binari di una reazione. E invece, un mese dopo l'ha rifatto, riuscendoci.
Sarò semplicistico, ma allora mi risposi, e lo penso ancora, che evidentemente i problemi erano grossi davvero, e che non era una richiesta di soccorso come sono tanti tentati suicidi, ma un proposito lucido. E anche nel caso di Amy W. penso che i problemi fossero enormi, com'è abbastanza noto e come hanno dimostrato i fatti. Ma era inevitabile il finale?
Sarò ingenuo, ma qui la domanda mi viene da farla al manager, quello che dopo il disastroso concerto di Belgrado ha cancellato il resto della tournée perché ne aveva piene le balle: ok, ti sta sputtanando tutto il lavoro, mette in una posizione allucinante te e tutti quelli che lavorano intorno a voi (perché le strutture che gestiscono certi cantanti di successo sono da multinazionale), d'accordo; ma sei sicuro che sia stata una buona idea, ad una che vive di musica ed eccessi, togliere la musica (sia pure temporaneamente), che un minimo di filtro tra lei e l'autodistruzione lo faceva, lasciandola da sola con gli eccessi?
Certo, si può rispondere che non si ha voglia di giocare continuamente a quel tiro alla fune che è la gestione di una persona così, perché di tiro alla fune si tratta: non hai risolto mai, bisogna tirare sempre e se molli un attimo succede il casino.
Sarò minimizzatore, ma per me una situazione del genere oltre che un tiro alla fune è anche una guerra, nel senso che come tale è fatta di continue battaglie e ci sta di perderne qualcuna: non vuol dire aver perso la guerra né che a quel punto l'unica sia mollare (tra l'altro, a Belgrado era quasi naturale perdere, essendo quella la capitale di un popolo che su una sconfitta ci ha fondato l'identità: poteva anche essere l'occasione di imparare come si trae forza dallo scorno).
Oppure no: non è detto che sia necessario insistere, si può anche decidere di lasciare le persone al destino che si sono scelte; d'accordo. Basta però essere consapevoli che il risultato può essere anche questo, ossia di perdersela del tutto (e tanti saluti ai suddetti che lavoravano per lei): siamo proprio sicuri che sia/fosse il migliore? E che non fosse meglio uno sforzetto, insistere nel tiro alla fune, piuttosto che arrivare a questo?
Sarò banale, ma per me si poteva evitare.
Almeno, più questo che la strage in Norvegia, che tra il merdoso clima cultural-ideologico odierno e la follia isolata si preveniva molto male.
Ed è un peccato: sarò (anzi, sono) un bolscevico senzadio, ma direi che i dementi integralisti sono MOLTO peggio dei tossici e degli ubriaconi. Decisamente.

martedì 14 giugno 2011

Non siamo abituati

Il sole di Roma, aria di vittoria, un angoletto splendido (perché dove sono nato la bellezza si spreca) tra l'altro nemmeno tra i più famosi, a un passo dal Circo Massimo del Gay Pride di sabato ma anche da quella San Giorgio al Velabro mezza distrutta da una delle bombe del '93: grazie al messaggio de Maurello che mi ha detto di venire a festeggiare/seguire gli ultimi risultati qui, sono uscito da casa ed eccomi.

Arrivare con questo clima e Killing In The Name dei Rage Against The Machine a palla è splendido, ma la scaletta riserverà altre sorprese, alternandosi con le comunicazioni dal palco di una vivacissima rastina.

Sul palco passano anche vari interventi: uno bello di Rodotà, altri dei comitati, nessuno di Rosy Bindi e Cesare Salvi passati a salutare in sordina (pare ci fosse anche Bersani, ma non l'ho visto).

E poi quello di Vincenzo Migliucci, che consegna la battuta più bella: "il referendum ci dice che l'acqua non può essere fatta oggetto di meretricio capitalistico!". Un poeta.
Mentre i fischi più forti tuonano quando sul maxischermo sintonizzato su Rainews (con l'audio periodicamente zittito per mandare la musica) compare La Russa, l'esultanza più forte si ha quando la rastina annuncia che ACEA ed ENEL (mi pare) in borsa hanno preso una bella botta:
evidentemente questa vittoria è anche un po' comunista, visto che 2 quesiti erano contro le privatizzazioni, uno per dire che i cittadini sono TUTTI uguali e un altro contro i profitti delle grandi imprese lucrati sulla pelle dei cittadini comuni (sono questi e qualcun altro i tratti del comunismo, non l'immagine delirante, cartolinesca e distorta che ne dà Sirvio ma anche, purtroppo, tanti di quelli che gli si oppongono).

Vittoria politica, altro che storie: e se è vero che i comitati hanno dettato l'agenda ai partiti, è anche vero che sono state le strutture di un parzialmente ravveduto PD e della CGIL che tanto hanno fatto - insieme ovviamente a internet - per la riuscita del referendum. Per tacere poi il fatto che la derelitta FDS quel poco che ha ancora come strutture l'ha messo in campo tutto.

E mentre il fratello di Maurello mi ricorda che fino ai tempi del PDS Botteghe Oscure sapeva i risultati prima e meglio del Viminale, arriva l'annuncio definitivo della vittoria: sottofondo, la versione dinamite di Bella Ciao dei Modena City Ramblers.
Nell'esplosione di gioia, durante l'annuncio, sempre per bocca della rastina risuona l'altra battuta memorabile:

"Abbiamo vinto! Non ci siamo abituati. Ma abbiamo vinto!!".

Io avrei da opinare sulla scelta di suonare subito dopo We are the champions, ma nell'euforia della VITTORIA, e ripeto VITTORIA, ci può stare.
Anche perché subito dopo il dj salva tutto con un colpo di genio: Tanto pe' canta', versione Nino Manfredi.
D'altronde siamo pur sempre a Roma.

Ecco qualche immagine e qualche spezzone della giornata in questo video:

martedì 7 giugno 2011

L'uomo è cacciatore

Negli anni in cui ho sfogato la mia prorompente maschialità nell'antica attività della caccia (quella - sommamente utile - alle zanzare), ciò che ho imparato per lo più ce l'ho scritto nei muscoli negli occhi e nei riflessi.
Però qualche piccolo consiglio da dare per iscritto l'ho appreso. Vualà:

1 Gli zampironi funzionano: quelle che non scacciano le rintronano, rendendole facilissime prede dei vostri giornali, stracci, palette, mazze da baseball, mani o qualsiasi altra arma abbiate deciso di usare.

2 Quando siete a letto e ve le sentite ronzare nelle orecchie, dopo lo schiaffo con cui le scacciate accendete la luce: quasi sempre sono sulla parete dietro al cuscino. A quel punto, afferrare l'arma che OVVIAMENTE avrete sul comodino e provvedere. Facilmente ce ne troverete anche un paio, e con un po' di decisione farete messe ricca.

3 Se le cacciate con le mani, prima bagnatevele: le malefiche sgusceranno con MOLTA più difficoltà (anche perché ultimamente sembrano fatte de gomma, peggio de Ronaldinho dei tempi d'oro quando riusciva a sgusciare tra tre difensori andatigli addosso con la precisa intenzione di trucidarlo).

4 Anni fa comprai un'edizione di Madame Bovary dei Fratelli Melita: era grande e, una volta tolta la sovraccoperta, il libro era bianco: se avete le pareti di quel colore, un libro grande e bianco è l'arma perfetta, non lo vedono arrivare e partono più tardi, e inoltre copre un'area di fuga più ampia.

5 Un libro bianco è buono anche perché lo si pulisce meglio dai resti delle malcapitate e dal vostro sangue che avevano ingerito: potete usare -delicatamente - una spugnetta senza rovinare il colore, la scritta o l'immagine di copertina. I fumetti con copertina lucida vanno bene lo stesso, benché poco efficaci ai fini dell'effetto sorpresa.

6 Colpire quelle un po' in alto è un po' come colpire di testa nel calcio: ginocchia flesse, corpo già in posizione e poi salto. In questo modo, librandovi nell'aria in posizione di colpo, oltre ad una splendida sensazione-Sandokan, per un secondo (ampiamente sufficiente per colpire) sarà come se aveste la zanzara alla vostra altezza. Botta secca, mi raccomando.

7 Sì, oltre alle pareti e ai libri tutto ciò sporca anche il karma.
Pazienza.

8 Per quelle sul soffitto usare la sedia, sennò l'ideale è una felpa un po' piegata e un po' arrotolata: i maglioni no, si aprono e non reggono l'aerodinamica.
La felpa, tirata anche qui con botta secca, fornisce una superficie d'impatto bella ampia e vi evita difficili colpi in equilibrio precario su impalcature di fortuna.

9 Se avete un armadio scuro guardatelo di lato: le malefiche si vedono.

10 Sconsiglio invece di andare in giro con appesi alla cintura gli scalpi delle prede uccise: farà pure maschio, ma fa anche tamarro macabro.
(capisco l'orgoglio, ma insomma...)

mercoledì 11 maggio 2011

Che tocca fa’?

(di solito è un’affermazione sconsolata, qui la pongo come domanda).

Dico, che tocca fa’, mi chiedo, per essere governati come si deve (stavo per scrivere “come Cristo comanda”, ma in Italia non mi pare il caso)?
Rimuovere chi governa male? Pare facile: è quello, certo, ma come in arte, il “come” è importante quanto il “cosa” e lo determina anche. In passato qualche malgovernante lo abbiamo rimosso, sì, ma con quali esiti?
Per rimuovere i Borboni dal Sud ci sono voluti volontari di popolo e un esercito esterno: miglioramento, ma dopo 150 anni dire che al Sud si può esultare sarebbe troppo.
Per togliersi dalle balle Mussolini, invece, si è provata una variante dello stesso cocktail: rivolta popolare e invasione straniera. Il secondo elemento del mix, però, ci ha portato 50 anni di DC.
Per prendere a pedate costoro, allora, col voto non è andata bene (se non parzialmente e localmente); una volta applicata la soluzione alternativa dei giudici nel ’92, però, il risultato si è visto (è quello che ci fa porre la domanda).
Quindi abbiamo provato di nuovo a toglierci daico il nefasto risultato-che-si-è-visto col voto, di nuovo; ma l’effetto è durato poco e non ha portato significative inversioni di rotta.
Dunque? Una volta provate tutte, che tocca fa’?

"Una bella rivoluzione di popolo VERA!", diranno i miei 25 lettori - e nel cuore lo direi pure io.
Ma è una soluzione che Asor Rosa ha scartato in un editoriale nel quale diceva che non ce ne sono le condizioni (e vista l'ignoranza diffusa temo abbia ragione, lì e quando dice che sarebbe anche peggio).
Era lo stesso editoriale nel quale, da una serie perfettamente logica di argomentazioni (in sintesi: se attraverso il rispetto delle regole democratiche si finisce per svuotare la democrazia, allora per salvare la democrazia bisogna ricorrere a una soluzione antidemocratica), il nostro faceva scaturire una soluzione illogica (una sorta di colpo di stato delle forze dell’ordine).

Naturalmente la quasi totalità dei commentatori ha contestato l’articolo concentrandosi sulla conclusione inaudita, con una modalità di ragionamento al contrario: siccome ho deciso (magari a priori) che la conclusione è sbagliata ALLORA è sbagliato anche il resto. Evitando così di rispondere alla prima parte, che per molti sarebbe stato fonte di serie difficoltà e di imbarazzo.
Così hanno tralasciato invece il bello dell’articolo, ossia le sfide logiche poste anche da una conclusione che non piace neanche a me.

La prima sfida era semplice: le argomentazioni sono queste, e tornano; l’unica soluzione che ne consegue è questa, ed è insensata; e dunque?

(il che mi fa pensare che AR stesse facendo una richiesta: “a me di conclusione viene questa, voi ne avete di migliori?”)

Ma questa ne implica e presuppone una più generale, sul senso complessivo dell’articolo; questione che si può definire aristotelica, nel senso che a questo punto i casi sono tre:

a) Da qualche parte, nella catena del ragionamento, c’è un passaggio sbagliato, o un argomento omesso, quindi è normale che la conclusione sia insensata.
b) Il ragionamento è giusto ma la conclusione non è l’unica possibile: bisogna dunque trovare l’altra o le altre.
c) Il ragionamento è giusto e le conclusioni pure.

Non si esce da queste tre alternative (anche quelli partiti dalla conclusione per criticare l’articolo, di fatto hanno abbracciato l’ipotesi a) .
Personalmente, non condivido la a) ma tenderei a rifiutare anche la c): soprattutto perché temo che qualche potere forte ne approfitterebbe per stabilire un ordine ancora più repressivo, invece che restaurare la democrazia come auspica Asor Rosa.

Il quale, probabilmente si ricorda male gli anni ’70:
è vero, infatti, che nel ’74 finì la lunghissima dittatura portoghese grazie ad un colpo di stato militare (dopo il quale furono indette elezioni che gli stessi militari, se non ricordo male, persero: più democrazia di così…); ma quelli erano, ebbene sì, militari sessantottini (già: c’era stato il ’68 anche in Portogallo. Poi riparliamone male…), in pratica comMunisti;
mentre negli stessi anni, in Italia, settori delle forze dell’ordine e dei servizi segreti davano prova di tutt’altro orientamento, sia ideologico che di rapporto con le istituzioni democratiche – ed è questo un altro motivo per il quale la soluzione proposta da Asor Rosa mi convince zero, forse il principale (non credo infatti che rispetto ad allora abbiano cambiato significativamente mentalità).

E dunque probabilmente è vera la b) e dobbiamo raccogliere la sfida e capire quale sia la soluzione possibile, capire appunto che tocca fa’ (domanda che, a quanto pare, nella storia dei movimenti ricorre spesso, vedi Cernysevskij e Lenin: che sia diventata "che tocca fa’ " dice tanto su dove siamo).

Però va detto: un articolo che fa incazzare tutti, da Giuliano Ferrara agli anti-imperialisti fino a quelli che si divertono a provocare facendo gli “scorretti” sempre e comunque, qualcosa di buono ce la deve avere per forza.
Non si scappa.

giovedì 21 aprile 2011

E sciòt ov naintis

Era ovvio che, dopo il revival anni '80, sarebbe arrivato quello '90: era logico e scientifico, bastava aspettare.
I segni sono nell'aria già da un po'; quindi abbandoniamoci alla rimembranza:

Kaa... rmaaa... poo.. liiis... auuesdismèn... - ueuierbòrn uidineanauaricciòder - lodappongànz enbringhiofrenz... - amzotàird... ovplein... pleiuiddisbouenerrou - strizz lacheggiàngol... socòll depolìiis - ghivideuei ghivideuei ghivideueinnau - CHILLININDENEIMOV!!! - aiuosbornindedèsert... - agaddepòison... agatdderèmedi... - efuendinnìd zzefrendindìd... - gueeiis faaiir, gueeiis faaiir... - een iuuu maaan biii eee viooo rr - ameluserbeibeh, souàdonciuchillme - eibbòi... eighérl... - iuuuuuuuu armaieeeeeeee ngel...

Dovrebbe essere facile beccarle tutte, no?
To be continued...

(Grazie a Cesare Zowie per l'ispirazione)

giovedì 7 aprile 2011

Una guida per i volenterosi

Un tre settimane fa circa, sul mondo letterario italiano e sulla storia della poesia umana si è abbattuto il ciclone silente del mio esordio scrittorio.
Questo:



Dico ciclone silente perché se al momento ne circolano dieci copie è grasso che cola, né credo che a breve l'opera, benché di pregio, si venderà quanto i raudi in un capodanno partenopeo.
Ma ciclone perché, sebbene l'albero che cade in una foresta senza persone di fatto non faccia rumore (detto zen, più o meno), l'albero è comunque caduto, il libro esiste e amen: la storia letteraria e culturale dei primi anni 2000 d.c. dovrà farci i conti.
Vogliamo aiutarla?

Per i volenterosi, e i generosi, e i quantosietebuonigraziegrazie /cheiddiovenerendamerito, appronto questa piccola guida, che risponde alla domanda:

COME ENTRARE IN POSSESSO DI UNA COPIA DEL LIBRO?

Ecco i sistemi:

-entrare in casa mia e fregarmi una delle 4 copie destinate a promozione che mi sono rimaste (o, PEGGIO, la mia personale).
Facciamo di no, dai.

-acquistarlo online qui:

http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=529

(tenete conto che si paga solo in contrassegno: carta di credito e Paypal arriveranno più avanti)

-per chi è all'estero, il contrassegno lo fanno ma costa di più. Potete mandare perciò un'email all'editore e riceverete le coordinate per fare un bonifico, e la spedizione sarà più economica.

-scassinare la sede di Arduino Sacco Editore e fregare una copia dal magazzino
(ma anda' a scassina' Arduino / è tutt'altro che carino).

-andare in una libreria qualsiasi e ordinarlo: glielo spediscono.

-aspettare una 20ina di giorni a partire da oggi che scrivo, poi recarsi presso una delle seguenti librerie e, se non è andato esaurito (vabbè), acquistarlo lì:
+Tra le righe, Pisa
+Libreria Del Testaccio, Roma
+La Gaia Scienza, Livorno
+Martelli, Firenze
+Farenheit 451, Viareggio
+Lucca Libri, Lucca (lo dice il nome)

-andare a consultarselo presso la biblioteca della Normale di Pisa:
ebbene sì, ci sono! 863.7 P284! Orgoglio maximo! Voglio dire: ci ho lavorato 9 anni da precario in quella biblioteca, mica cazzi!
È col petto gonfio, perciò che mostro la scheda:



-venire alla presentazione che farò a Pisa sicuramente, a Roma me piacerebbe/mo vediamo, e prenderlo lì
(questa mi sa che è la più semplice: tanto in Italia a prenderlo lì ci siamo abituati, no?):
in quel caso vi beccate anche la dedica con rima personalizzata (ma se scegliete un'altra modalità d'acquisto e poi vi presentate con il liBBro, alla presentazione o altrove, l'avrete lo stesso).

In tutti i casi, grazie in anticipo di cuore a todos; e buona lettura.

lunedì 21 febbraio 2011

I quinari sdruccioli

A Sanremo abbiamo sentito tra le altre una canzone di Albano che aveva le strofe di quinari sdruccioli con settenario finale in contrappunto.
Se andiamo a contare sillabe e accenti di questa definizione, come se fosse un verso di cui dobbiamo individuare il tipo, vediamo che "quinario sdrucciolo" è effettivamente un quinario sdrucciolo.
Per quanto riguarda i settenari finali delle strofe carrisiane, non so se sia la definizione corretta, ma avendo l'accento sulla terza sillaba li definirei "settenari anapestici".
Andando anche qui a contare, possiamo dire che "Settenari anapestici" è un settenario anapestico sdrucciolo. E "settenario anapestico sdrucciolo" cos'è?
Più semplicemente, un decasillabo sdrucciolo; ma volendo anche un decasillabo anapestico sdrucciolo.
Ora, nella seconda ipotesi "decasillabo anapestico sdrucciolo" è un semplice endecasillabo sdrucciolo; ma nella prima, "decasillabo sdrucciolo" cos'è?
Un bel settenario anapestico sducciolo, come l'espressione "settenario anapestico".
E il cerchio si chiude, no?

sabato 19 febbraio 2011

Il Fe-stivale: Sanremo 2011

Qualche flash da un'edizione di Sanremo che, come tutte quelle svoltesi da quando lavoro al serale, ho guardato a spizzichi (ma tanto lo facevo anche prima).

- Molto presenti le chitarre, quest'anno; e ovviamente Fausto Mesolella, che come chitarrista è grandioso, si è presentato ad accompagnare Tricarico sedendosi al piano. Niente da fare, la classe non è acqua.

-Buffo: stasera ad un certo punto sul palco c'erano tre persone che hanno fatto films ma UN SOLO attore.

La Canalis si mette a fare l'interprete per De Niro, ma non sa cosa vol dire "gentrified" (né lo capisce dal contesto, né lo sa Morandi): e amen, ora come ora non saprei trovare al volo una parola adatta, benché si capisse che significava che il quartiere in cui è cresciuto De Niro prima era proletario poi è diventato meno povero.
Ma una che è fidanzata con un attore americano forse dovrebbe sapere che "movie" ha anche un plurale, "movies"...

-Ieri c'è stata la serata patriottica, con canzoni storiche.
Ma come mai nessuno ha cantato questa, che era la più bella?



Come mai nessuno ha cantato questa, particolarmente lucida? (la risposta me la immagino...)



Come mai nessuno ha cantato questa?



Beh, dell'assenza di questa possiamo farcene una ragione, dai.

E comunque, avrei preferito:

-a "Bastardo", "Bastardi" di Faust'o;
-a "Il mio secondo tempo", Not a second time dei Beatles;
-a "Arriverà", "Riderà" di Little Tony;
-a "L'alieno", che pure era bella, "Loving The Alien" (appunto) di David Bowie;
-a "Amanda", "Amandoti" (questa versione, l'originale);
-a "Tre colori", non male manco questa, comunque avrei preferito Le tre bandiere;
-a "Vivi sospesa", preferivo perfino "Vivi davvero" di Giorgia;
-a "Il vento e le rose" NON avrei preferito "Io, tu e le rose";
-a Yanez, anche questa apprezzabile, avrei comunque preferito la leggendaria E io ero Sandokan.

Alle altre ne avrei preferite altre, benché Vecchioni e i La Crus non male.