giovedì 11 giugno 2026

MA


Mi muovo con la grazia di uno gnu

e vo imprecando pure A Manitù;

le mando giù ma mi rivengon su,

con l’alito che odora di grisù.


Terzini eran Candela con Cafu,

spesso il caffè prendevo al Barbablù

e uscivo co’ una dai begli occhi blu

che or trovo a malapena su Yahoo.


Vado da Armani con Elton e Ru:

non attentavano alla mia virtù,

le hanno stirato un abito in écru.

Viva chi ha orgoglio di essere frou-frou.


Nell’arte un po’ son Giotto, un po’ Manzù,

e con affetto Paolo Benvegnù

ricordo, e amavo anche il primo Pelù

ed il poeta che cantava il chiù.

 

Ci vedo ormai come Mister Magoo,

ti avrei frequentata molto di più:

mi ritrovai per una selva oscu’,

ma it’s all over now, baby blue

20-26/02/2025





quartine bonus

(eventualmente da inserire prima dell'ultima):


Da qui non mi smuove manco una gru.

Mi sveglio e c’è un giaguaro col tutù;

tutte le forme odio di servitù,

da qui non mi schioda manco Gesù.


Mi piaccion tanto Bob, Leonard e Lou,

già ero troppo vecchio per Lamù;

ne fanno di bel casino gli Zu

…’na fame… mo me magno un caribou.


Il fricchettone andava a Khatmandu

che a Napoli suonava ‘o putipù.

come canta Manu, “me gusti tu”

e degli Spandau ti dedico “True”.


Per l’inno dei pompieri di Viggiù

provarono a scomodare gli Who

nella setta adoravan Belzebù

(il che accade sovente costaggiù).


maggio 2026

martedì 9 giugno 2026

L'ULTIMO BENNI

Ho scritto questa cosa qualche mese fa sui social, ma il suo posto più giusto è questo.


In occasione della lettura Benniana del 21 settembre 2025 presso la Libreria Mondadori di Livorno, il mio amico Emiliano ha detto due cose importanti: la prima è stata “si vedeva, in tutti voi che avete letto, che gli volevate proprio bene” e la seconda, quando gli ho chiesto perché non avesse partecipato, “per me Benni è una cosa del ‘90, quando l’ho letto, poi non l’ho letto più, è rimasto lì”.

Sono due frasi che spiegano bene, messe insieme, come mai in un anno in cui, senza dilungarmi, i lutti non mi sono mancati (e seri), la scomparsa dello scrittore mi abbia fatto un’impressione profonda.

Proprio perché lo collego al gruppo di amici che ho conosciuto in quel periodo e perché nei suoi libri esprimeva tante delle idee che mi hanno unito a quelle persone, anche per me è una cosa di quel periodo a cui volevo bene: la sua morte è come se dicesse che un periodo si allontana ancora di più di quanto non abbia già fatto in  tutto questo tempo.

A quei tempi avevo passato da poco vent’anni, ma il processo di crescita, conoscenza e anche autodefinizione continuava, ed era ed è stato importante trovare uno scrittore che aveva le tue idee e raccontava storie piene di fantasia e originalità, con personaggi anch’essi fantasiosi e originali la cui alterità diventa marginalità ma una marginalità che sa sopravvivere ed è opposizione, personaggi che vanno / guardano avanti nonostante i tempi bui trovando le loro forme di resistenza.

Poi per me c’era anche la fantasia verbale, che nel mio sistema di valori è un pregio sommo, c’erano un’inventiva vivace e la capacità di mescolare con equilibrio la serietà e il sorriso, tutte cose che messe insieme a quello che ho detto prima ne hanno fatto una voce importante che ho continuato a seguire negli anni, anche se non come prima.

Non so infatti se negli ultimi anni io mi fossi davvero allontanato da lui: a quest’età il tempo passa così in fretta che un incontro del 2016 (alla Festa del Fatto Quotidiano) mi pare recente… Però in effetti gli ultimi mi mancavano (a parte Prendiluna e Pantera), e mi chiedevo se i due libri usciti per editori diversi dal suo solito (La bottiglia magica per Rizzoli e La traccia dell’angelo per Sellerio) fossero da interpretare come un cattivo segno per la sua carriera.

Così, un po’ per curiosità, un po’ perché “degli ‘autori’ si legge/guarda/ascolta tutto” (cit. Luca) e siccome su certi autori si torna periodicamente e quando muoiono viene anche più naturale, allora ho colto l’occasione per rileggere alcuni libri (ma non i romanzoni) e recuperarne altri, concentrandomi in generale su quelli recenti, ma scoprendo anche che per esempio Il bar sotto il mare me lo ricordavo molto meno di quanto pensassi.

Pareri:


SPETTACOLOSO

Raccolta di articoli satirici uscita nel 1981: chiaramente invecchiata ma comunque interessante perché qualcosa invece è attuale e lo spirito è il suo. 


L’ULTIMA LACRIMA (1994)

Come tanti, li rileggi e scopri di aver dimenticato molto, comunque un classico.


BAR SPORT DUEMILA (1997)

Devo aver visto una presentazione, mi ricordo lui che legge il brano sui maniaci del cellulare. Anche questo me lo ricordavo poco, ma a rileggerlo non sfigura rispetto al primo storico libro.


BLUES IN SEDICI (1998)

Comprato molto tempo fa e letto allora ma non me lo ricordavo.

Ha una trama unica raccontata in poesia, sedici perché 8 personaggi raccontano la loro storia e i loro pensieri e parlano due volte. Cupetto, ecco: la storia non ha i suoi consueti elementi comici e surreali.


LA GRAMMATICA DI DIO (2007)

Me lo ricordavo poco. Buono, anche se con meno lampi di altri.


PANE E TEMPESTA (2009)

Presentato come romanzo ma non è così semplice: la trama generale è quasi una cornice per una raccolta di racconti (devo ricordarmi dove ho letto quello del pozzo, perché non mi è nuovo) che di fatto è il terzo volume di Bar Sport mischiato a Il bar sotto il mare, in un’insieme armonioso ancorché pessimista - o forse semplicemente più preoccupato del solito. 


LA TRACCIA DELL’ANGELO (2011)

Ecco, questo mi ha colpito per il tono  diverso dal solito e molto “da fine” e per  

la sua trama ospedaliera che fa supporre un po’ di autobiografia, anche se le cronache della malattia parlano di altri tempi.

Però l’impressione resta, e quanto a cupezza anche questo libro ne ha parecchia: forse la malattia, più che presagire quella vera, è la metafora di una certa stanchezza interiore. Ripensandoci, l’ospedale era anche la scena della marginalità di Elianto (e può esserci qualche contatto anche con Achille piè veloce) ma quel romanzo me lo ricordo poco e in generale mi pare che qui sia più oppressivo.


LE BEATRICI (2011)


Raccolta di monologhi e testi di canzoni o poesie: non l’ho letto, come quasi tutto il suo teatro. Prossimo recupero.


PANTERA (2014)

Due racconti: il primo è bello ma non mi ricordavo il finale un po’ inconcludente, meglio il secondo. Entrambi sempre sulla linea di marginalità e a suo modo Resistenza.


CARI MOSTRI (2015)

Ecco, questo potevo anche non averlo letto (e ancora ho il dubbio) per quanto non me lo ricordavo, e la prima parte mi spiegava anche perché - oltre a farmi capire come mai qualcuno, nei necrologi parlasse di una penna che si era inaridita: inizio veramente fiacco, anche se poi ci sono 2-3 racconti molto ispirati e in generale si riprende.


LA BOTTIGLIA MAGICA (2016)

Il Benni fantastico, due ragazzi strani che si cercano, un libro tipico suo ma ispirato (anche se ricicla una battuta da Baol).


DANCING PARADISO (2019)

La formula è quella di Blues in sedici, ovvero personaggi che parlano in versi tornando varie volte, ma è più divertito, leggero, forse anche un po’ sconnesso.


GIURA (2020)

L’ultimo romanzo e l’ultimo libro. Anche qui storia classica sua: un ragazzo e una ragazza che si cercano, la distruzione ambientale già in Pane e tempesta e altrove, un po’ di magia… alla fine funziona ma il punto è che sembra decisamente più pessimista del solito, quando semmai prima era apocalittico ma sempre con uno spiraglio.

Qui sembra che veda la situazione generale più pesante e che le forze per provare comunque a guardare avanti siano più difficili da trovare.

La penna c’è, la senilità del libro semmai è nello slancio infiacchito.


Ecco, un excursus rapido e limitato dal non aver riletto i romanzi classici (Terra ad esempio l’ho letto una volta sola nei primi anni ‘90 e praticamente mi ricordo solo il primo dei tantissimi riferimenti a Edgar Allan Poe che ho trovato), quindi magari mi sono sfuggite ripetizioni e riciclaggi, ma è valsa la pena rileggere e completare.

Rimane un grande scrittore, anche con i cali.

domenica 7 giugno 2026

In-civiltà superiore

 Bella, bellissima l’Europa della democrazia, dei diritti civili, della scienza e della tolleranza: è un vanto e un progresso reale.


Ma usarla per tranciare giudizi sugli altri popoli dando loro degli inferiori e dei trogloditi al fine di giustificare discriminazioni e prevaricazioni - ovvero usarla come paravento per il colonialismo e lo sfruttamento;

fare di questa bellezza un vanto in base al quale tutto quello che fai tu va bene e gli altri sono mostri, insomma ritrovarsi ancora al “fardello dell’uomo bianco”;

articolarla in un ultraliberismo che mina in profondità diritti e vita della maggioranza;

ammettere la libertà ma solo di esprimere le tue opinioni e pena il trattamento della Grecia nel 2015 o le censure anche di professori illustri;

vantarsi dei diritti civili ma poi quando se ne parla davvero tirare fuori le balle sulla presunta “dittatura woke”;

mettere quella bandiera sui nuovi carri armati che ripropongono invece i suoi lati peggiori,

vuol dire non rispettarla granché, averne capito pochissimo ed è il modo migliore di tradirla.


"In nome della nostra superiore civiltà, abbiamo il diritto di trattare gli altri in modo incivile":

non è diverso da quello che pensava la classe dirigente tedesca degli anni '30.