sabato 16 aprile 2016

LA ZEMANATA ovvero La partita più epica che ho giocato MA SOPRATTUTTO un ricordo di Giordano Liva

Io da bambino a pallone non ci giocavo. Quantomeno, poco: quando capitava, così, ma non ci passavo pomeriggi/settimane/mesi/ecc..., anzi seguivo poco anche il calcio di serie A.
Così, quando intorno agli 11 anni ha iniziato a venirmene voglia, partivo in ritardo - né sbocciò un talento capace di recuperare gli anni di un balzo: ho sempre avuto più testa che piedi e più piedi che fiato, e calcolando che spesso pure la testa funzionava relativamente - nel senso che per lo più in campo sono umorale, agitato e poco lucido - si può capire come i miei anni dell'adolescenza siano stati un discreto catalogo di orrori pallonari.
Non sempre, va detto: la scarsezza mi confinava in porta, dove dopo un po' qualcosa avevo imparato. Ma ero il contrario del portiere affidabile perché, come negli altri ruoli, non sapevo mai che partita avrei giocato: se ero concentrato andava bene, sennò ero capace di qualsiasi cosa (come negli altri ruoli, peraltro). Mentre più tardi scoprii che quello che vorrebbero tutti quando da piccoli o da più grandi giocano a pallone, ovvero stare in attacco, in realtà sia una sòla: quegli altri si divertono passandosi il pallone tra i piedi, a te ne arriva uno ogni 5 minuti con due alternative: o sbagli o fai gol. Nemmeno il tempo di prendere un po' di confidenza con la palla, efficienza subito (e poi pigliano anche in giro dicendo "no, non tornare in difesa, stai avanti che serve il riferimento": come no). Inutile poi fare ciò che ho fatto per anni, ovvero, quando il compagno ha la palla, mettersi in un punto in cui non hai nessuno addosso e lui può passartela senza avversari in mezzo: la notizia che Falcao era forte perché giocava a testa alta deve aver avuto poca diffusione, perché ok, lui era lui, ma prendersi un attimo per guardarsi intorno prima di dare il pallone non sarebbe impossibile. In teoria.
(sto esagerando, eh: accanto alle partite frustranti, tante erano belle e divertenti, sennò avrei lasciato stare).
Chiaramente non sono mai andato oltre le partite con gli amici: a periodi capitava di avere un gruppo di persone con cui si andava a giocare, poi il gruppo si disperdeva, o perdevo i contatti, e finiva lì, prima di trovarne un altro. Nulla però che si avvicinasse neanche per sbaglio a qualcosa di più che questo, e anche tornei praticamente zero.
Ma di queste partite qualcuna, oltre che bella, è stata proprio epica: quelle nel cortile della scuola con la rara neve a Roma nell'85; quella in cui mi trovai davanti un portiere con la maglia della Lazio e, dopo aver provato a segnargli tutta la partita, gli feci un gol direttamente su punizione e poi un altro poco dopo (mi ci sono impegnato, ma malauguratamente una settimana dopo quelli lì hanno vinto lo stesso il campionato: oh, io il mio l'avevo fatto); la prima del ciclo di 5 (a prestazioni discendenti) con gli obiettori; quella in cui NON segnai quello che sarebbe stato il mio più bel gol di sempre che invece mandai sul palo (una partita giocata in fuseaux, non dico altro); quella del campeggio in cui, nonostante fossimo molto più deboli, chiudemmo il primo tempo in vantaggio 2-0 (prima di prenderne 7 nel secondo), ecc...
Ma la più memorabile è una che si colloca nei primi anni 2000, memorabile anche se tanti dettagli li ho dimenticati (e spero di ricordarmi bene quello che racconto). E lo fu per l'andamento, che rifletteva certe partite sciagurate di uno dei miei allenatori preferiti, e perché è stata l'ultima volta che ho visto un amico; ed è stato giusto vederlo così.

Sarà stato circa il 2003: in quel periodo ogni tanto andavo a giocare con un gruppo di amici presso il campo di Colignola, vicino Pisa, a volte a calcetto, altre a calcio a 8 o normale (quella volta mi pare fosse un campo normale).
Non ricordo tutti i presenti di quella sera: tra gli altri c'erano sicuramente i fratelli Andreotti (il più grande, mio amico da tempo, era colui che conosceva e prenotava quel campo), Manfredi, Michele che avevo conosciuto qualche anno prima a Parigi quand'ero andato a trovare un'amica comune e che aveva guidato per tutto il viaggio di ritorno a Pisa perché io non avevo al patente), il Rube e Giordano.
Giordano lo conoscevo perché faceva parte del collettivo di Lettere: tranquillo, sorridente e positivo, impressione nettissima di animo buono, non era uno dei miei amici più stretti - infatti non ricordo mai di essere uscito con lui, o che sia passato a casa mia o cose simili - ma quando condividi l'attività politica, quando hai in comune il fatto di essere nello stesso posto a provare a fare le stesse cose, se non nascono contrasti per motivi di potere o altro (e Giordano non era tipo), sei amico per forza (se una volta si usava la parola "compagno" c'era pure un motivo); e con lui, con quel carattere, veniva naturale.
Quella sera eravamo in squadre opposte, e inizialmente quella in cui ero io dominava: primo tempo chiuso sul 5-0, durante il quale segnai anche due gol - il secondo, un semplice passaggio in profondità che allungai in rete, e il primo addirittura su calcio d'angolo complice una sciagurata uscita dell'Andreotti piccolo (che la toccò anche, ma miracolosamente avevo azzeccato la traiettoria verso la porta e sarebbe entrata lo stesso).
Un dominio totale, quasi come nei momenti migliori delle squadre di Zeman, quando fanno girare il pallone e gli avversari scompaiono dal campo. Nel secondo, però, come certe volte accade pure al Boemo, calammo di brutto (Michele poi dirà "Sì sì, vedi che se correvo come nel primo tempo col cavolo che rimontavano") e cominciò appunto la rimonta. Qualche altro gol lo facemmo, ma per uno nostro loro ne facevano circa 3; e così si arrivò alla svolta della partita, che mi vide ahimè parzialmente protagonista negativo.
Qui la memoria mi aiuta poco coi dettagli, ma diciamo che eravamo su un punteggio che poteva essere o di parità 8-8 o di un gol di vantaggio per loro. Noi come detto soffrivamo da un po', io già mi ero innervosito come al solito (avevo rimostrato con Manfredi perché aveva tirato sull'esterno della rete invece di darmi palla al centro - e lui, come al solito, era rimasto tranquillo: ci ho suonato, fatto n serate da dj e abitato insieme e di pazienza ne ha sempre avuta), quando arriva l'azione-crocevia del match.
E ravamo in attacco noi, e sulla loro linea di porta si era creato un mischione di corpi che si combattevano il pallone tipo "La zattera della medusa", un groviglio dal quale a un certo punto esce il pallone rotolando tranquillo verso il centro area e verso me che accorro famelico e rapace pensando "mo' sfonno la rete". Ma siccome sono un genio,  mentre accorro ho anche la brillante pensata di pensare "ma non tiriamo dritto per dritto, che becco il mucchio delle persone: fammi angolare il tiro"; e il piede, altrettanto brillante, prende l'ordine alla lettera - pure troppo - e spadella fuori un pallone facile facile, sprecando l'occasione che ci avrebbe rimesso in carreggiata col pareggio o col vantaggio.
E mentre ero lì che smadonnavo, non credendo nemmeno io stesso a ciò che ero stato capace di mangiarmi, quasi più stupito che arrabbiato (ma no, ero più arrabbiato; sono così, e il bello è che poco dopo qualcuno, forse proprio Giordano ma non sono sicuro, invece degli insulti che mi avrebbero rivolto per esempio i miei compagni del liceo, mi disse "Oh, stavi per fare tripletta", notando non l'errore ma il fatto che mi ero avvicinato a un bel risultato: niente da fare, quando uno è positivo...);
dicevo, mentre elencavo santi e divinità varie accompagnando i loro nomi con epiteti molto irriguardosi, nel frattempo gli altri avevano rimesso dal fondo, erano partiti in contropiede e avevano segnato il gol che di fatto chiudeva la partita (mancava pochissimo alla fine, forse ce ne fu un altro ma chissà). E il gol, che causa malanimo e distanza dalla mia porta vidi anche poco, lo segnò proprio Giordano con una semirovesciata (o con un simile bel gesto atletico).
Ecco, per dire chi era, mentre correva per il campo esultando, a un certo punto mi arriva vicino e mi dice "Oh, ma hai visto che gol ho fatto?": non prendeva in giro, non veniva a dire "v'abbiamo stracciato" o "tiè" o che; veniva a condividere la gioia di una bella giocata, secondo lo spirito di queste partite che 9 su 10 alla fine non ti ricordi neanche se hai vinto o se hai perso.
Io ero ancora lì a chiedermi come avevo fatto a fare quella brutta giocata, e benché un po' sorpreso gli risposi "sì, sì" anche se, appunto, essendo io nella loro area non l'avevo vista benissimo.
Credo sia stata l'ultima volta che l'ho visto: poco tempo dopo si ammalò di una malattia degenerativa (non mi arrivarono notizie più precise, e il succo era chiaro), che prima lo bloccò a letto, poi nel giro di poco, un anno o poco più, se lo portò via, a circa 25 anni. Malattia stronza, a quell'età ingiusta più che mai (e purtroppo la lista degli amici dal destino simile non si limita a lui e ne annovera anche di più giovani), che non meriterebbe nessuno. Ed è per questo, alla facciaccia di questa vera carognata del destino, che ci tengo a ricordarmelo così, esultante per un gol in acrobazia, sorridente e in piena salute come è giusto per un neanche trentenne.

In sua memoria, è nata un'associazione che aiuta i bambini dei paesi disagiati sostenendo la costruzione di scuole in vari paesi dell'America Latina.
L'indirizzo è qui sotto, ed è un altro modo, anche più utile, di ricordarlo:

mercoledì 13 aprile 2016

11 film di culto

Da uno di quei giochini di Facebook ho tirato fuori una lista di film di culto, film un po' strani e non molto ricordati ma interessanti: ho quindi escluso quei titoli che pur di nicchia sono comunque ben conosciuti dai cinefili (tipo Brazil, L'anno scorso a Marienbad, Lynch e Bunuel in generale, Fight Club, Il servo, Ti ricordi di Dolly Bell? o Febbre da cavallo), per concentrarmi su alcuni un po' meno noti.
Vualà:

-Riflessi sulla pelle (The Reflecting Skin), 1990, Philip Ridley.
Quadro allucinato e paranoico della provincia americana, visivamente bellissimo e con certe scene veramente toste.
-Anima persa, 1977, Dino Risi.
Un Vittorio Gassman immane, ambientato a Venezia: direi che basta.
-Shakespeare a colazione (Whitnail and I), 1987, Bruce Robinson.
In realtà questa storia di due attori squattrinati, che vivono in case come quelle che ho visto all'università, è abbastanza nota, ma è bene ricordarla. Malinconia e risate grasse.
-Repo Man, 1984, Alex Cox.
Intanto, c'è un pezzone di Iggy Pop in colonna sonora. Poi c'è Harry Dean Stanton. E già basterebbe. Poi il film merita anche.
-Buffalo 66, 1998, Vincent Gallo.
Christina Ricci in un personaggio splendido e bella come al solito, alcune scene semplicemente grandiose (il tip tap su Moonchild, Ben Gazzara che fa Sinatra in canottiera et al.).
-La pelicula del rey, 1986, Carlos Sorin.
La storia di un regista che combatte con le limitazioni di budget per portare avanti le sue visioni (e il film che gira, più o meno dice la stessa cosa): in pratica, Orson Welles che gira Macbeth.
-Amici complici amanti (Torch song trilogy), 1988, Harvey Fierstein.
Dettagli me ne ricordo pochi, a parte un protagonista splendido/a e che era un filmone.
-Contenders serie 7, 2001, Daniel Minahan.
L'idea è quella di La decima vittima e che poi verrà ripresa in Battle Royal: Grande Fratello fino alla morte, tutto in diretta. O quasi tutto.
-La maschera, Fiorenza Infascelli
Me ne ricorderò 2 fotogrammi forse, ma lo vidi a Pisa prima di venirci ad abitare e mi aveva colpito come un film particolare, d'una apprezzabile sua stranezza. Vediamo se rivedendolo in dvd quella sorpresa si ripete.
-La città perduta, 1995, di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet
Una via di mezzo tra Brazil e Dickens.
-Man on the moon, di Milos Forman
Biografia di un attore incredibile, che dice parecchio sulla potenza del silenzio e delle pause nello spettacolo ed è anche interessante la storia della finzione portata fuori dal palco fino ai media.

Buona visione.

mercoledì 27 gennaio 2016

Rodari in edicola: collane a confronto

È in corso di pubblicazione in edicola una collana di libri di Gianni Rodari, che su qualche sito presentano come l'opera completa, ma in realtà si tratta dei libri per ragazzi - e neanche tutti.
I libri chiaramente si trovano anche in libreria, ma è una buona occasione per riprenderli.
Una cosa simile era stata fatta nel 2012 da Il Sole 24ore (quella di ora la fa RCS) col titolo La biblioteca della fantasia, e stupisce la stessa proposta a pochi anni di distanza.
Però non è proprio la stessa, e non solo per l'ordine diverso: quella vecchia erano 30 uscite, questa 32.
Personalmente avevo fatto l'altra, ma essendomene sfuggiti due sono andato a controllare e ho scoperto anche qualche altra differenza.
Siccome l'elenco completo della collana del Sole 24ore, che all'inizio doveva essere di 20 volumi, in rete non si trova più, ho pensato bene di ricavarmela libri alla mano e metterla qui, mettendo di seguito anche l'altra.
Dal confronto, si vede che nella collana in uscita ora ci sono TRE libri non presenti nella prima, ossia "Gip nel Televisore e altre Storie in Orbita", "Zoo di Storie e Versi" e "Il Secondo Libro delle Filastrocche" (li ho evidenziati in fucsia nella lista).

Come mai, visto che 32 meno 30 fa 2?
Semplice: perché nella nuova collana non ci sarà "Grammatica della fantasia". Si trova appunto in libreria quindi amen, ma dal momento che è considerato uno dei suoi libri più belli è importanti stupisce anche questo. Boh.

Comunque, ecco gli elenchi. Buona lettura (e ri-lettura)

(CORREZIONE: il sito da cui avevo preso il piano della collana nuova la riporta male. Prendo l'elenco giusto da uno dei volumi della collana stessa. L'elenco de "Il Sole24ore" rimane uguale)

Collana "La biblioteca della fantasia", Il Sole 24ore:
1. Fiabe lunghe un sorriso
2. Favole al telefono
3. Il libro dei perché
4. Le avventure di Cipollino
5. Il libro degli errori
6. C'era due volte il barone Lamberto
7. Filastrocche per tutto l'anno
8. La torta in cielo
9. La freccia azzurra
10. Novelle fatte a macchina
11. Gelsomino nel paese dei bugiardi
12. Tante storie per giocare
13. Venti storie più una
14. Prime fiabe e filastrocche
15. Le favolette di Alice
16. Filastrocche in cielo e in terra
17. Gli affari del Signor Gatto
18. Le avventure di Tonino l'invisibile
19. Fiabe e Fantafiabe
20. La filastrocca di Pinocchio
21. I Viaggi di Giovannino Perdigiorno
22. Il Gioco dei Quattro Cantoni
23. Storie di Marco e Mirko
24. Filastrocche Lunghe e Corte
25. Il Pianeta degli Alberi di Natale
26. La Gondola Fantasma
27. Atalanta
28. Grammatica della fantasia*
29. Piccoli Vagabondi
30. Fra i Banchi


Collana "Gianni Rodari", RCS 2015-16

1. Favole al Telefono
2. Il Libro dei Perché
3. Filastrocche in Cielo e in Terra
4. Novelle fatte a Macchina
5. Il Libro degli Errori
6. Fiabe Lunghe un Sorriso
7. Filastrocche per Tutto l’Anno
8. La Torta in Cielo
9. La Freccia Azzurra
10. C’era Due volte il Barone Lamberto
11. Il Pianeta degli Alberi di Natale
12. Gelsomino nel Paese dei Bugiardi
13. Atalanta
14. La Filastrocca di Pinocchio
15. Le Avventure di Cipollino
16. Prime Fiabe e Filastrocche
17. Zoo di Storie e Versi*
18. Il Gioco dei Quattro Cantoni
19. Gli Affari del Signor Gatto
20. Tante Storie per Giocare
21. Fra i Banchi
22. Filastrocche Lunghe e Corte
23. Venti Storie più Una
24. Le avventure di Tonino l’invisibile
25. Gip nel Televisore e altre Storie in Orbita*
26. Fiabe e Fantafiabe
27. Il Secondo Libro delle Filastrocche*
28. I Viaggi di Giovannino Perdigiorno
29. La Gondola Fantasma
30. Piccoli Vagabondi
31. Le Favolette di Alice
32. Storie di Marco e Mirko

martedì 12 gennaio 2016

David, Bye

Intanto
(cover di Brel):



Poi:

"Non ci libereremo mai di queste star,
ma io spero che vivano per sempre"
"Ti incendiano con i loro sorrisi smaglianti,
ti intrappolano con i loro begli occhi,
sono senza soldi, imbarazzate, ubriache o impaurite,
ma io spero che vivano per sempre"
(The Stars Are Out Tonight, 2013)

Ma soprattutto:


Portami il re della disco
(1992 circa, pubblicata nel 2003)

Mi avevi promesso 
che la fine sarebbe stata chiara
e che mi avresti fatto sapere
quando sarebbe arrivato il momento;
non farmi sapere
quando aprirai la porta:
pugnalami nel buio,
fammi sparire.

Ricordi che svolazzano
come pipistrelli impazziti
ti accoltellano dalle guglie della città.
La vita non valeva il risultato,
né la carta spiegazzata su cui era scritta.
Non farmi sapere che siamo invisibili.

Giorni di grandi incassi 
che ti sei trascinato dietro,
fredde, fredde notti
sotto cromo e vetro
mi portavano lungo fiumi di membra profumate,
mi mandavano per le strade con le ragazze.
Non farmi sapere che siamo invisibili.

Potevamo ballare attraverso il fuoco.
Non darmi in pasto menzogne,
non so niente di te.
Riprendi fiato negli anni,
non so niente di te.
Portami il Re della Disco,
non so niente di te.
Vivo o morto, portami il Re della Disco.

E poi ancora con quelli 
che dormivano come cadaveri,
gli umidi raggi del mattino
nei pessimi clubs malfamati;
ingannando il tempo negli anni '70,
odorosi d'amore nel vento piovoso.

Non farmi sapere
quando aprirai la porta:
chiudimi al buio,
fammi scomparire.
Presto non rimarrà più niente di me,
Non rimarrà niente da far uscire.

Balla attraverso il fuoco
Non darmi in pasto menzogne,
non so niente di te.
Riprendi fiato negli anni,
non so niente di te.
Portami il Re della Disco,
non so niente di te.
Vivo o morto,portami il Re della Disco.

giovedì 31 dicembre 2015

Buon 2016



via GIPHY

"Predisposti, tesi al meglio, ma pronti al peggio", dicono.

Ok: quindi buon anno, di tutto cuore;
ma sapete bene che di solito...:

ANNO DANNO

Viene gennaio
ed è già un guaio,
viene febbraio
ed è un troiaio,
poi con il marzo
un po’ me riarzo
però l’aprile
è da fucile, e
già, tempo maggio,
scassato m’aggio.
Poi sopra giugno
sbattoci il grugno,
viene il bel luglio
e sto in subbuglio,
pure in agosto
- ma è bello tosto.
Triste settembre,
no?, ti rimembre?
Per il finale,
spesso maiale,
la rim vien male.


Noi però fronte alta e avanti:
AUGURI! BUON 2016


Anche se i migliori auguri sono questi:



venerdì 6 novembre 2015

G3

Un po' di tempo fa è stato il mio compleanno. Per ringraziare tutti coloro i quali mi hanno fatto gli auguri, per via elettronica e per via vera, ho composto questa poesiola. Potete usarla tranquillamente anche voi per ringraziare chi vi fa gli auguri: prego, prego.

G3

In codesti giorni
un po' tristi e oscuri,
anvedi che pletora
che c'ho qui di auguri!

Ai quali rispondo
intonando un canto
in cui, come al solito,
ve ringrazio tanto*.

Perché del ricever
un clic e un pensiero,
lo dico tranquillo
che io mi impiacero.

Perciò Thank You/Zeppelin
e Grazie/Marlene;
perciò dico grazie,
ve lo dico bene,

per tutti gli auguri,
vicini e lontani,
che leggerli è come
se fosse un po' antani;

per quelli che vengon
dagli amici vecchi
e dai vecchi amici;
pe' i mézzi** e pe i secchi;

e, va senza dire,
grazzianche pe' quelli
che giungon, graditi,
da amici novelli;

pe' quelli de còre,
pe' quelli de testa,
pe' quello che core,
pe' quello che resta;

per quelli sentiti,
per quelli sforzati
per gli striminziti
e per gli smodati;

per quelli più ellenici
e per quelli crucchi,
per quelli spontanei,
per quelli feisbucchi;

per quelli puntuali,
per quelli in ritardo,
pe' quelli cor freddo,
pe' quelli cor cardo;

per quelli più furbi,
per quelli sciocchini,
per quelli dall'Urbe,
per quelli burini.

per quelli muliebri
e quelli virili;
di chi segue Trotskij
e chi Džugašvili.

Insomma, per tutti
sto grazie corale,
e alla facciaccia
di chi ci vuol male!

E mo la concludo
e per farla bella
rivolgo anche un grazie
a Grazia, Graziella...


___________
* Questa la possono capire tipo 3 o 4 amici, o pochi di più. Lasciate perdere.
** Pisano per "fradici".

mercoledì 11 marzo 2015

Kriminal vs. Daniel, Bunker vs. continuity



E' iniziata già da un po' una ristampa selezionata del fumetto Kriminal. Ce n'erano state altre, sempre selezionate (Dossier Kriminal, a fine anni '70, un'altra tra l'89 e il '92, più episodi singoli o a piccoli blocchi e quella di un paio d'anni fa), ma questa sarà la più completa: non integrale, ma ci torniamo.
Uscito dal 1964 al 1974, creato dalla premiata ditta Magnus e Bunker (che oltre a Satanik e a tanti altri darà poi vita ad Alan Ford), rispetto al predecessore Diabolik il fumetto presentava alcune differenze: più esplicito a livello di sesso, più satirico (e talvolta umoristico) nei confronti del costume dei tempi, talvolta perfino più inverosimile dell'altro in certe soluzioni (e ce ne vuole); e oltre a sfoggiare un Magnus in più, aveva anche la caratteristica di una pur leggera continuity.

La continuity, nei fumetti, è quella per cui in un episodio si tiene conto del precedente: l'esempio estremo sono le soap operas, il contrario sono certi fumetti italiani in cui se torna un personaggio già apparso si tiene sì conto dell'apparizione precedente, ma in generale si potrebbero mescolare annate ed episodi senza sconvolgimenti (l'esempio estremo è Topolino).
Si tratta di una caratteristica più diffusa nei fumetti USA (Bunker alias Luciano Secchi fu quello che portò la Marvel in Italia, non a caso) che appunto in quelli italiani: lì, se l'Uomo Ragno incontra i Vendicatori, la formazione del gruppo deve essere quella di quel momento (e se è diversa, la storia si presume ambientata ai tempi in cui la formazione era quell'altra).
In Kriminal la continuity era vaga: qualche trama generale, qualche ricordo, ma pure molte storie autoconclusive.
Anche perché vendendo un botto era diventato settimanale, e per produrre tutte quelle storie bisognava affidarsi  a staff diversi, difficili da coordinare. Per cui ogni tanto storie decisive, tappe importanti, e in mezzo un po' di tran tran (da qui la necessità di una ristampa selettiva: questa comprenderà tutti gli episodi scritti in coppia dai due creatori più alcuni scritti da Bunker ma disegnati da Romanini, amico/allievo di Magnus nonché il suo miglior sostituto. Personalmente avrei inserito anche quelli di Verola, ma amen).
Nonostante la pratica, talvolta la continuity crea problemi anche agli americani e non ha mancato di crearli anche a Bunker: non tanto all'interno della serie quanto dopo, nella vita del personaggio successiva alla chiusura della testata (nel momento in cui l'autore ci diceva che tutti i suoi personaggi vivevano nello stesso universo).
Così Kriminal è riapparso, ma il modo in cui lo ha fatto a un certo punto ha generato contraddizioni i cui tentativi di soluzione sono stati anche peggiori degli errori - benché forse, a suo modo, potrebbe avere ragione Bunker.

Ma andiamo per ordine.


LA FINE? NO.

Kriminal chiude col numero 419 del 1974, La fine?. Nel n. 400 era stato lasciato dalla storica compagna Lola: a quel punto aveva distrutto il suo rifugio iniziando a vagare da solo braccato dalla polizia e da nemici vari, coi soliti scontri con malavita e co.
Nel numero in questione, a un certo punto si ritrova su una barca a combattere con una di queste bande: riesce a far fuori tutti, ma rimane gravemente ferito. La polizia che sopraggiunge dopo lo trova così, privo di sensi e in fin di vita, e l'ultima vignetta, dell'albo e della serie, lo raffigura in coma in un letto d'ospedale mentre accanto a lui il commissario Milton, che gli ha dato la caccia per 10 anni, esulta perché finalmente ha sconfitto il nostro delinquente (ci vorrebbe un po' di prudenza, visto che in passato Kriminal era scappato 3 volte dalla prigione, ma in una vignetta bisognava semplificare e poi la storia si chiudeva lì).
Bunker e Magnus erano presi da Alan Ford, avevano anche altre idee, quindi grazie Kriminal, grazie Satanik, grazie di cuore ma ora andiamo avanti.
 L'interesse per il personaggio però resta: nel 1975 inizia una nuova serie di Bunker, Daniel, che dura 30 numeri usciti dal 1975 al 1978, e nei numeri 18 e 19 (fine '76), riappare Kriminal. Nella storia, il Nostro si sveglia dal coma ed imperversa per due albi prima di fuggire lasciando Daniel e Milton con un palmo di naso.
Nell'ultima vignetta del nr. 19, Daniel chiude la storia riflettendo "Kriminal... gran personaggio..." (un'autolode di Bunker, ok, ma anche un omaggio doveroso).
E dunque Kriminal è uccel di bosco. Riappare nel 1981 sul 150 di Alan Ford, insieme a Daniel: i due hanno l'aria di non conoscersi, ma data la natura surreale della serie del Gruppo TNT (dove per esempio il vampiro Wurdalak è un imbranato e non il regale personaggio che era su Satanik), non so se sia da considerare continuity.


L'anno dopo l'apparizione su Daniel esce Dossier Kriminal, una collana di ristampe di episodi di Magnus e Bunker che dura solo 18 numeri: evidentemente Kriminal era ormai passato, e per molti anni langue nell'oblio. Il personaggio è scappato, e chissà dov'è.



IL RITORNO DI KRIMINAL? FORSE.

Nel 1989, però, inizia una nuova serie di ristampe di Kriminal (la Collana Scotland Yard - Serie del 25esimo, 1989-92), decisamente più completa: parte dal n. 1 e include, almeno fino a che esce, tutti i numeri firmati M&B (addirittura anche due non di Magnus).
Ma la cosa più interessante è che le storie sono incorniciate, in ogni numero, da tavole a fumetti nuove, ambientate nella contemporaneità. In queste Milton è diventato ministro degli Interni, ma è ormai un uomo stanco, amareggiato dai ricordi e dalle vicissitudini, che vive nel tran tran, col suo storico nemico in coma e che a un certo punto inizia a pubblicare le memorie di quando gli aveva dato la caccia: in pratica, è come se le vecchie storie fossero Milton che racconta.
Ma, un momento: Kriminal non era tornato in attività? Non era uscito dal coma per beffare il commissario nuovo e quello vecchio?
Qualche lettore deve essersi accorto della cantonata e deve aver scritto a Bunker "Come sarebbe a dire in coma? Non si era risvegliato su Daniel?", perché a un certo punto, in queste tavole introduttive, arriva proprio Daniel che va da Milton a chiedere delucidazioni simili.
E Milton gli risponde di no, che Kriminal non si è mai svegliato, che lui e Daniel non si sono mai conosciuti e tantomeno hanno mai dato insieme la caccia al delinquente.
Una risposta sorprendente, che implica che Daniel, personaggio già di suo un po' strano, si sia sognato tutto (e Milton e il suo collaboratore O'Connor lo dicono più o meno esplicitamente).
Ma quindi, anche le altre storie di Daniel sono solo sue fantasie?
(Alan Moore dice che le storie a fumetti sono TUTTE immaginarie: ovvio, ma si presume che gli universi inventati abbiano una loro coerenza).
Le tavole introduttive a Kriminal cessano dopo un referendum in cui i lettori votano per non vederle più, interrompendo una trama in cui Lola voleva tornare da Kriminal e rianimarlo; e dopo un po' chiude pure la serie.
Ma di lì a breve, nel 1992, la Max Bunker Press pubblica una ristampa della serie di Daniel. Il formato cambia: dal classico tascabile tipo Diabolik si passa al formato Bonelli, il che comporta un rimontaggio (talvolta orrido) delle belle tavole originali di Frank Verola. Bunker, tramite disegni aggiuntivi, ne approfitta per provare ulteriormente a mettere una pezza allo svarione di continuity suddetto.

Prima però Daniel era riapparso sul n. 9 (gen. 1991) di Angel Dark, altro fumetto di Bunker, nel quale il biondo commissario appariva molto più disturbato che nella sua serie, e dove in pratica si dice che la sua ossessione lo aveva portato ad essere una specie di giustiziere/serial killer.
Una versione simile a quella apparsa nelle tavole nuove di Kriminal 25esimo, utile a dimostrare che effettivamente era lui che, squilibrato, si sognava le cose.
Il che però poneva un problema: stiamo ristampando storie che non hanno nessun fondamento, nemmeno quello minimo richiesto dai mondi di fantasia del fumetto? Se leggo queste ristampe di Daniel, cosa leggo, un universo coerente o dei deliri? Si possono ristampare le storie di un personaggio di fatto sputtanato dal suo stesso autore?
Bunker prova a rimediare, ma la pezza è peggio del buco: alla fine del secondo episodio con Kriminal, infatti, una pagina aggiunta ex-novo mostra Daniel che si sveglia e realizza che tutta la storia col buon Logan, Milton, ecc... era stata un sogno.
E certo.
Come no.
Uno una notte si sogna di dare la caccia a Kriminal insieme a Milton, la mattina si sveglia e si rende conto che è un sogno, poi però 15 anni dopo è convinto che sia vero.
Probabilissimo...
Era più plausibile far finta di nulla, decidere che Daniel era un'altra cosa, o che effettivamente si sognava le cose, o qualsiasi altra spiegazione: tutto sarebbe stato meglio che, in nome della plausibilità, tirar fuori l'implausibilissima storia di uno che 15 anni dopo un sogno lo scambia per realtà.
La versione ufficiale, comunque, rimane questa: Kriminal non si è mai svegliato, e amen.
Lo farà solo in Ritorno dalla zona buia, il vero ritorno di Kriminal nel 2005 con una storia nuova in 2 parti che riprende la trama di Lola che vuole rianimare Kriminal, alle quali, dato il relativo interesse suscitato, verrà aggiunta una terza che chiude brutalmente il discorso ammazzando definitivamente il personaggio.

Una cantonata di continuity, dunque, risolta male. Ma forse in un certo senso ha ragione Bunker.



KRIMINAL E' MORTO?

Su un piano logico consequenziale, come abbiamo detto, la storia Kriminal-Daniel è uno sfondone di quelli grossi e difficilmente rimediabili: infatti, pur avendo avuto tutto il tempo per farlo, Bunker non ha davvero rimediato.
Ma come dicevamo, forse ha ragione lui: intanto perché a volte le esigenze narrative sono più importanti della continuity, e in un momento ci stava bene che Kriminal si risvegliasse, mentre più avanti, ai tempi delle introduzioni alle ristampe, era più coerente col quadro generale il fatto che il Nostro fosse in coma.
E poi, su un piano più simbolico, diciamo anche metafumettistico, da un certo punto in poi le storie di Kriminal ci parlano più del "fumetto Kriminal" e della sua salute che non di Antony Logan.
Rivediamo:

-nel '74, la testata va male, le avventure sono sospese, e infatti nelle storie Kriminal finisce in coma;
-nel '76 torna ad agire sulle pagine di Daniel, uscendo di fatto dal coma, sia nelle storie che nel personaggio;
-nell'89, dopo anni senza sue notizie, il personaggio era in coma davvero: Lola (o Bunker) prova a svegliarlo, ma i lettori non gradiscono e il risveglio non avviene;
-nel 2005 Bunker/Lola riprovano a rivitalizzare Kriminal, ma evidentemente l'autore lo ritiene ormai un personaggio fuori dal tempo, e infatti mentre nel fumetto le cure rigeneranti dopo un po' cessano l'effetto, con Lola che prende e pone fine alla vita sua e di Tony, editorialmente il "ritorno dalla zona buia" è stato episodico, l'interesse suscitato è stato limitato dunque il personaggio è rinato per poco; così, quella Lola che chiude tutto sembra proprio Bunker che dice "Ok, ora lo salutiamo davvero: ha avuto la sua storia, è stata bella, ma adesso è ora di chiuderla definitivamente".

Mi pareva un'ipotesi plausibile: magari un po' sforzata ma plausibile.

Poi scopro, per caso, questa notizia su una nuova serie di Kriminal che parte questa primavera.




Niente da fare, è proprio coriaceo: mai darlo per morto.
A questo punto aspettiamo in - ahem - Gloria questa nuova serie, sperando che oltre al buon inizio ci sia anche un buon seguito.
E che facciano attenzione alla continuity.

AGGIORNAMENTO:
Pare che uno scriva le cose giusto per essere smentito.
La serie nuova è rimandata, come da comunicato:

http://www.maxbunker.it/2015/10/ultime-news-da-kriminal/


(nel frattempo ho scoperto anche un sito di fumetti di destra ultraberlusconiano: non credevo ce ne fossero. E dopo tutte le lodi per le operazioni di Mondadori nel fumetto, come se quell'editore se lo fosse inventato Sirvio e come se fossero una cosa sola, sono sfavatissimi per questo rinvio, e sono anche andati a protestare sulla pagina FB, pare in modo vagamente arrogante. Mi fermo qui sennò divento sprezzante, mi limito a ridacchiare)

mercoledì 4 marzo 2015

ABBECEDARIO ROMANO

Come se 'mpareno le cose a li regazzini?
Ovvio, coll'esempi.
Ecco qua quindi un elenco/abbecedario romano, a uso delle creature.


A  come  ANVEDI
         (ma anche come: AO, AMMAZZA!, ANACAPITO, ANCEFALITICO, APEZZO DEMM***A,
           ALLANIMADELIMEJOMORTACCITUA)
AA  come  "...AA COSO: VEDI MPO' DE FALLA FINITA".

AAA  come  AAA-NNAMO BENE, ANNAMO POPO BENE!

B  come  BADA! (= "attenzione", "perbacco!", "guarda lì")
         (anche con A: ABBADA)
C  come  CAPITOCOME?

D  come  DAJE!
        (ma anche DAVERO?, espressione di stupore e incredulità.
         Se ne trova una variante alla M).
DD  come  DDUPALLE, DDUCOJONI (="questa cosa mi tedia").

E  come  ECCHIME!
         (ma anche come: ER (articolo), EMBE'?, ESTICAZZI, EKKEKKOJONI, EKKEDDUPALLE,
          EANNAMO SU [="dai, mica insisterai ancora a cercare di convincermi di ciò?"])
F  come  FICO!
         (anche come FATTE 'N CARETTO DE C***I TUA CHE CAMPI CENT'ANNI)
G  come  GAJARDO!

H  come  HACAPITO... (= "Ma guarda un po'... mica me l'aspettavo...")

I  come  ITO  (="andato": "se n'è -", "me ne so' -". 
                              I mai come articolo, perché diventa LI -
                              né prima di nasale, perché cade: 'NFATTI, 'NZOMMA, 'MPARATO)
J   come  JAAMMOLLA   (= "è cosa di pregio")

K  come  KEKKOJONI  (esprime noia e seccatura), 
                            o KITTESENCULA (= "ti presto poca bada")
L  come  LIMORTACCI TUA!
            (versione extended: L'ANIMADELIMEJOMORTACCI TUA, oppure vedi A;
                per quella breve, invece, vedi M e T).
                Va da sé che L sta anche per LAZZIOMMERDA.
M  come  MORTE'!
         (versione corta della precedente. Secondo alcuni sarebbe un'esclamazione
          francese, scritta "MORTAIT"). C'è anche MA CHE, DAVERO DAVERO?,
          frase con cui si dice che qualcosa è inaccettabile, che il limite è stato passato,
          e anche MAGARA! che sta per "magari", come in MAGARA C'AVESSE L'ASSO
          DE DENARA!
N  come  'NFATTI, 'NZOMMA, 'NCESECREDE...

O  come  ORKAZZOZZA....
    (o anche ORKAMISERIALADRA, che di solito segue subito dopo)
P  come  PORO
         (= "povero". apposizione da mettere prima del nome di una persona defunta.
         es: QUANN'ANCORA C'ABBITAVA PORO AUGUSTO)
Q  come  QUARCHEDUNO

R  come  ... 'o devo di'? R come URBE!

S  come  SCRAUSO   (= "di scarso pregio o efficacia")

SS  come  SSORIA, SSUDIO, e altre S più consonante dentale.
                 (es.: SSO A SSUDIA' SSORIA CO' QUOO SSRONZO)

T  come  TACCITUA, TEPOSSINO

U  come  UREGAZZINO
         (articolo craso con la parola che regge)
V  come  VATTELA A PIJA 'NDER C**O
         (extended version: VEDI D'ANNATTELA A PIJA' ecc...)
W  come  WOLTERWELTRONI
        (l'ecs-sindaco, quello che je piaceva de fa' l'americano a Roma e poi diceva
         che Nando Mericoni era de Trastevere)
X  ... no, metti 1 che oggi vincemo.

Y  come  IZZILON (e come che, sennò?)

Z  come  ZEROCARBONELLA (= "non ce n'è più", "niente"),
           ZINCARE (= "rubare" - da zinco, quello che riveste l'interno delle bare
                     in pratica sta per "fare fuori"))
                    e sì, pure come ZEROCALCARE
                    (ma anche S dopo articolo maschile: ER ZOLITO, QUER ZOLA...).

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Ecco qua. Capito come?

domenica 1 marzo 2015

A proposito della puntata di Presa Diretta sulla droga (14/09/2014)

Riflessioni sparse durante e dopo la puntata di Presa diretta sulla droga:
(l'ho scritto appunto a settembre, ma chissà perché la bozza è rimasta qui. Boh)

-I conservatori, si conferma, sono fuori dalla realtà.
-Quando lo Stato non interviene e lascia fare al mercato, è un casino.
-Specie se è mercato nero.
-Se a Wall street si spostano verso il mercato della cannabis, vuol dire che c'è uno sbocco: d'altronde perché lasciare tutti quei soldi in mano ai mafiosi?
-E anche i mafiosi: perché commerciare a pistolettate se puoi fare i miliardi legalmente? Vedi tanti altri ambiti economici in cui è avvenuto un passaggio simile.
-Fino a oggi il proibizionismo ha ammazzato persone, aggravato il problema e fatto arricchire i criminali: viene il sospetto che certe leggi non è che abbiano fatto comodo ai trafficanti così, come effetto collaterale, ma che siano state in qualche modo, per così dire, "commissionate".
-un po' come i bootleg: sì, qualcuno registrava i concerti poi andava dalla piccola casa discografica e quella ci faceva il disco illegale; ma a un certo punto, viste le vendite, immagino che certe case finanziassero qualcuno che andava apposta a registrare i concerti, con tanto di fondi per mazzetta a chi doveva controllare all'entrata e al fonico per farti attaccare il registratore al mixer. Non so se la metafora è chiara.
-E fino a oggi conveniva il proibizionismo, ma forse non conviene più.
-Strana una puntata in cui da una parte si spiegano i danni dell'abuso, dall'altro si invita all'uso: ma appunto, uso e abuso. E sospetto che la comprensibile attenzione verso la salute DI QUEI DROGATI DEGLI ADOLESCENTI abbia fatto preferire l'allarme alle teorie antiproibizioniste.
-Contrariamente alle obiezioni da secchione pignolo e coi paraocchi di uno con cui ho discusso tempo fa in rete, si conferma il principio che esistono assassini di propria mano, diretti, a tu per tu, ed esistono quelli che le mani non se le sporcano e fanno stragi con un decreto, una firma, una decisione apparentemente solo amministrativa e che invece è carne e sangue di persone.
Legislatori che hanno mandato in quell'inferno che sono le nostre carceri persone che avevano in tasca una canna e mezza o poco più, sono di fatto degli assassini, punto. E se la legge non li considera tali, amen: lo sono e basta.
-Perché è la legge che fa il criminale: se io dico "puniamo chi guida troppo veloce", tutti sono d'accordo. Poi però decido che "troppo veloce" è da 30 km/h in su e così metto in fuorigioco/nell'illegalità un botto di gente, che di fatto NON va troppo veloce. È come per i migranti e i parametri per cui uno è clandestino, è come la percentuale di certe sostanze nell'acqua, che viene alzata per non far dichiarare inquinato il fiume o il mare.
-sono d'accordo con gli spagnoli: non si può lasciare questo mercato a gente che viene da Wall Street, perché se c'è commercio c'è guadagno e quindi l'interesse che il consumo cresca, con tanto di non-informazione sui pericoli, o sulla composizione del prodotto (succede già nell'industria alimentare USA).
Per cui mi piace la loro soluzione: club controllati e gestione e controlli statali (magari efficienti, eh?).
-Antonin Artaud era un grande:


lunedì 8 dicembre 2014

Pena Capitale

Tsk.
Tangentopoli.
Pfui.
Dilettanti.
Craxi, Tognoli, Pillitteri... seee...
E quanto a Chiesa, preti e malaffare, altro che Mario co gli alberghi: noi stiamo a un altro livello, di Chiesa c'abbiamo l'unica e l'originale.
Milano era da bere? E se so bevuti* tutti pure a Roma.
Altro che qualche politico e qualche imprenditore, quella è roba (anzi ROBBA) da regazzini: noi ci mettiamo Mafia, neofascisti e criminali, mica se scherza, chiamiamo tutto er cucuzzaro, en plein, non ci facciamo mancare niente, serviZZio completo.
Perché Roma, nel bene e nel male, è l'Italia al cubo: come bellezza e come obbrobbri, come città affascinante e come luogo in cui tireresti fuori il mitra 20 volte al giorno, come eccellenze e come disorganizzazione che manco i bimbetti. Perché non diventi capitale di un Impero se non eccelli anche nel male.
E Capitale rimaniamo, anche nella pena.


______________
* In romano, "se lo so' bevuto" significa "l'hanno arrestato".

lunedì 10 novembre 2014

Al comite

(dedicata a un amico in particolare al quale in questo periodo girano; ma ovviamente è per tutti quelli nella stessa condizione)

AL COMITE

Se mi affannan le giornate,
se è di piombo quel ch'io pens,
per non da' al muro testate
mi rifugio nel nonsens.

Quando il mondo non m'ascolta
ignorando la mia SIM,
quando il mondo mi rivolta,
quando il mondo è 'no sfaccimm,

se me sento na schifezza,
se me sento senza benz,
quando è tutto na monnezza
mi soccorre la demenz.

In quei giorni tristarelli
quando tutto intorno è guano,
e non ci ho nemmen capelli
in cui mettermi le mano;

quando guardo intorno a méne
ed è tutto quanto un pianto e
non mi sento e non va bene,
chiamo Carroll e Freak Ànton

(perché ci vuole il nonsens
quando è tutto delirante
e governa matteorènz
- che è sol l'ultima de tante).

Se però non è il momento,
se quei due non so' il tuo thè,
se "no guarda, a sto tormento
manca solo la demèn";

se il morale è sotto ai piedi e
manco t'aiuta Testaccio;
quando il solo dio che vedi
ti vien da dirlo porcaccio;

allor serve un altro approccio,
se ti senti così stanc:
devi essere de coccio
devi essere più punk.

Rifà pure tutto il giro 
di ogni cosa che te rompe,
e fa infine un gran sospiro;
poi, preparati a propromper:

fronte in fuori, larghi i piedi
(senti che te dice Iulo),
alti entrambi i diti medi
e un sontuoso VAFFANCULO

giovedì 16 ottobre 2014

Si può?

Bella internet: ci leggi un sacco di cose, e come sempre accade quando leggi un sacco poi ti sorgono spontanee delle domande.

Che ne so, tipo (per tornare ad un argomento sul quale mi ero già espresso):

Si può discutere con chi pensa che una legge contro i licenziamenti INGIUSTI blocchi l'economia?

Si può discutere con chi pensa che, dopo 45 anni di potere democristiano, 20 di berlusconismo E UNA CRISI MONDIALE CHE HA CAMBIATO TUTTO RISPETTO A PRIMA, le ragioni dei problemi, passati e attuali (che sono diversi), siano state un po' di tutele minime di civiltà ottenute dal PCI per i lavoratori?

Si può discutere con chi, come problema per l'economia italiana, non vede l'assenza di un piano industriale, la corruzione diffusa, le infrastrutture inadeguate, lo scarso coraggio del capitalismo nostrano, i pochi investimenti nella ricerca ma vede solo l'impossibilità di licenziare ingiustamente?

Si può discutere con chi fa finta di ignorare di cosa sono capaci certi imprenditori (vogliamo parlare di tutte le morti sul lavoro e di tutti gli assunti al nero? E non nella piccola pizzeria che prende uno studente come cameriere: parlo di grossi cantieri et similia) e che quindi di togliere tutele ai lavoratori non è proprio il caso?

Si può discutere con chi fa finta di non sapere che per crisi economica o ristrutturazioni SI PUO' licenziare?

O con chi non vede dove stanno portando le ricette europee?

O con chi fa finta di non capire che in Germania le cose vanno meglio PROPRIO PERCHE' sta guidando l'Europa in una direzione a lei favorevole (per ora, almeno) e sfavorevole agli altri.

Sì, si può, si può sempre discutere.
Però è faticoso.

martedì 30 settembre 2014

Una (parte di) mattinata con Lynch a Lucca

Allora, stamattina a Lucca per la lezione di cinema di Lynch.
Chiaramente, arrivando verso le 11 ora di inizio, davanti alla chiesa di San Francesco c'era già una discreta fila, ma nulla di trascendentale.
Invece la gente era già entrata tutta, comprese le scolaresche che erano le uniche che potevano prenotare i posti, e non facevano più entrare: mica perché fosse piena, ma perché erano finiti i posti a sedere e per motivi di sicurezza hanno chiuso gli accessi.
Da testimonianze in loco, pare che in occasione della messa di Pasqua tutti sti problemi non se li facciano e la gente stia in piedi a folle, ma per rompere le balle a qualche cinefilo, lasciato fuori a vantaggio di scolaresche che chissà che voglia ne avevano, invece sì.
Inizia l'iniziativa e da fuori partono un po' di proteste: la sera prima, per il concerto, avevano messo lo schermo fuori, oggi manco due altoparlanti per sentire che diceva. E siamo nel 2014.
A quel punto i simpatici e previdenti organizzatori, quelli che invitano Lynch ma non sanno che è famoso, chiudono proprio il portone.
Venutemi tutte le idee anarchiche possibili sul trattamento delle chiese, e con la certezza che la mia usuale solidarietà verso i festival culturali cui tagliano i fondi, nel caso in futuro toccasse a questo, funzionerà esattamente come la loro idea di sicurezza, resto lì e aspetto non so cosa - non prima di caffè e dolce.
Alle 12:30, rimasti lì io e una ragazza a contemplare la piazza, aprono le porte e ci fanno entrare ("prego prego, ci sono anche dei posti a sedere liberi" - !?!?), così sento l'ultimo paio di domande e assisto alla presentazione della Lucca virtuale in cui a un certo punto trovi i video lynchiani.
Il passo successivo è il tentativo di andargli a dire "grazie dei grandi film" e farmi firmare, che ne so, o il libro o Strade perdute, o Mulholland Dr., ma anche lì è a selezione: una folla intorno all'altare che piano piano, a furia di aspettare, si dirada, mentre lui sta è nel retro, diciamo l'abside, e qualcosa firma, più che altro distribuisce foglietti con autografi, uno dei quali tocca anche a me perché una ragazza si gira e fa "chi lo vuole?".
Io preferisco la personalizzazione degli oggetti, ma ho già capito che non la avrò e dunque foglietto.

Guardando la chiesa da dentro, è in effetti difficile pensare un posto più grande in cui avrebbero potuto farla, quindi ok, la gente era troppa nonostante il lunedì mattina; ciononostante, organizzazione veramente carente, e in piedi ci saremmo entrati, e casini analoghi ci sono stati, mi dicono, anche per gli altri incontri. Signori del Lucca Film Festival, vi do una notizia: Lynch non è Neri Parenti, i cui film attirano masse di spettatori i quali però non andrebbero mai a un incontro con lui. Lynch ha un pubblico di cinefili che agli incontri ci vanno, più i curiosi, più i presenzialisti. La prossima volta, visto che sarebbe il vostro mondo, magari cercate di saperlo.



Alla fine, sul palco/altare compare uno che pare proprio Ghezzi. Presente Enrico Ghezzi? Quello i cui discorsi sono MOLTO più comprensibili di certe scelte organizzative.

giovedì 4 settembre 2014

Parigi 2014




PARIGI 2014

A cena a casa
de mi' sorel,
si vede il faro della torre Eiffel

A cen da amico
dopo anni venti,
scroscia la fontana degli Innocenti

Poi sotto terra
vo e prendo il tren,
cambio a Michelangelo Grinderman

Mi stanco e godo
come un suino
nello stremarmi di metro e cammino.

E anche l'erede
quanto cammina!
Pensa che a Viareggio ancor passeggina.

Schioppa di folla
Tertre a Mont Martre:
non so, vogliamo porta' quarcun artr?

Olio su tavolo e
sedie turiste,
così la place, triste, più non esiste.

Ma è sempre bella,
mancarne è un guaio:
chissene del casino e del carnaio

(la città, dico,
non sol la piazza:
l'urbe lumosa che il cor mi sollazza)

Da troppo tempo
erone assente
l'assenza quasi prendea la patente*.

Forse i ricordi
non sono tersi,
forse ho veduto quartieri diversi;

ma sembra d'esser
in altra città
rispetto a quella in cui venni di già;

come più posti
che insiem non stanno,
come tre luoghi che un non ne fanno.

Ma è un'impressione
che non è vera:
la stessa, sai?, che mi fa Pontedera.


_______________________
* "Mancavo da quasi 18 anni".

mercoledì 23 luglio 2014

La storia di Isacco

STORIA DI ISACCO

La porta si aprì lentamente,
mio padre entrò;
avevo nove anni.
Incombeva alto sopra di me,
i suoi occhi azzurri splendevano
e la sua voce era molto fredda.
Disse "Ho avuto una visione,
e sai che sono un uomo forte e santo:
devo fare ciò che mi è stato detto".
Così si avviò per la montagna,
lui camminava e io correvo,
e la sua ascia era fatta d'oro.

Gli alberi diventavano più piccoli
e il lago era uno specchio da signora,
ci fermammo per bere un po' di vino.
Poi buttò via la bottiglia 
che si ruppe dopo un minuto,
e pose la sua mano sulla mia.
Credetti di vedere un aquila,
ma avrebbe potuto anche essere un avvoltoio
non ho mai capito.
Poi mio padre costruì l'altare,
ha guardato dietro di sé una volta sola:
sapeva che non mi sarei nascosto.

Voi che ora costruite questi altari
per sacrificare questi bambini
non dovete farlo più.
Un piano non è una visione
e voi non siete mai stati tentati
da un demone o da un dio.
Voi che adesso incombete su di loro,
le vostre asce spuntate e sanguinanti,
non eravate lì prima,
quando giacevo su una montagna
e la mano di mio padre tremava
per la bellezza del verbo.

E se adesso mi chiamate fratello,
perdonatemi se vi chiedo
"Secondo il piano di chi?"
Quando tutto diventerà polvere,
vi ucciderò se devo
vi aiuterò se posso.
Quando tutto diventerà polvere,
vi aiuterò se devo
vi ucciderò se posso.
E pietà sulla nostra uniforme,
uomo di pace o guerriero,
il pavone fa la ruota*.

(Leonard Cohen, 1969)


* L'ultimo verso non l'ho mai capito, ma il resto mi pare abbastanza chiaro.

sabato 19 luglio 2014

LA GERUSALEMME LIBERATA

LA GERUSALEMME LIBERATA

Oh, è da prima dei tempi del Tasso
che a quella gente laggiù
c'è qualcuno che gli rompe il casso.

(Giulio Pasquali - poeta)

mercoledì 25 giugno 2014

I Rolling Stones al Circo Massimo - La celebrazione dei misteri

Perché i Rolling Stones sono dei grandi?
Ci sono tanti motivi, ma ce n'è uno indicativo, riassuntivo, simbolico.
E cioè, che hanno scritto Gimme Shelter E NON NE HANNO MAI FATTO UN SINGOLO.
Qualsiasi gruppo avrebbe venduto membri della propria famiglia in numero corposo pur di avere in repertorio un pezzo del genere, qualsiasi musicista di una band i cui autori si fossero presentati con tale canzone avrebbe ringraziato il creatore in lacrime, dicendo "magari avremo successo solo con questa, ma intanto che colpo", e loro invece nulla.
Cosa devi avere al tuo arco per rinunciare a un singolo così?



E infatti nella domenica del concerto a Roma, città del Papa e giorno di messa, il primo mistero celebrato della saga Stones, tra i vari, è stato proprio questo:
come mai Gimme Shelter non è mai stata un singolo?
Non lo sanno nemmeno loro, probabilmente; forse perché appunto volevano dimostrare di saper fare anche gli album (e il precedente Beggar's Banquet, Let It Bleed che la contiene, il successivo Sticky Fingers e poi Exile lo dimostrano), ma a tutto c'è un limite.
E la sontuosa versione eseguita, con la solita Lisa Fischer sugli scudi, ha ribadito il mistero.

Il secondo mistero è come mai Roma, con 80.000 persone in pieno centro, non sia diventata una bolgia, ma lì c'entrano gli organizzatori: meno male, comunque.

Il terzo mistero riguarda la possibilità di scegliere una canzone della scaletta in una rosa diversa per ogni data, messa in rete e sulla app del gruppo (che io ho e, anche qui chissà perché, ho dimenticato di consultare nelle settimane prima del concerto: altro mistero):
perché a Roma le canzoni proposte erano Sweet Virginia, Loving Cup, If You Can't Rock Me, When The Whip Comes Down, Respectable e Ain't Too Proud Too Beg , belline ma non succulente quanto quelle di Madrid (ovvero Just My Imagination, Bitch, Street Fighting Man, Rocks Off, Get Off Of My Cloud e Like A Rolling Stone)?
Metterle così significa che in un caso scegli comunque una canzone meno bella e nell'altro sacrifichi svariati pezzoni; ma forse è perché, se avessero suonato Street Fighting Man avremmo assaltato Palazzo Chigi a mani nude.

Il quarto mistero è: perché, in quella rosa che comunque qualcosa di interessante lo presentava, gli spettatori di Roma hanno votato Respectable? Carina, eh, ma niente de che.

Il quinto mistero, quello della loro longevità, è ormai ampiamente celebrato. Ma Jagger si allena da sempre prima dei tour: Richards abusa della sua tempra, Jagger se la gestisce.

L'ultimo è: cari giornalisti, ma invece di parlare di organizzazione, costi e altro, talvolta importante talvolta chissene, parlaste un po' di musica?
Anche per dirne male, eh, ma visto che di concerto si parla...

venerdì 6 giugno 2014

Sulla riviera ligure

(Sì, sono manierista, ok.
E sono anche un trasher che ama l'indie ma guarda spesso Sanremo, d'accordo.
E soprattutto manierista, va bene)


SULLA RIVIERA LIGURE.

Sì, stasera sono qui,
solo sotto il sole di agosto.
Son qui davanti a questa porta:
la solita strada, bianca come il sale,
e un canarino sopra la finestra.
E fuori dai musei,
sulle terrazze del corso,
marinai con gli occhi chiari,
nostalgia di desideri.
Al buio, di notte,
fra tutti gli altri, li ho riconosciuti
e i turisti impietriti non ridono più.

La notte ti somiglia
(se c'è la luna cambia di colore)
e io voglio restare rospo,
sudato che farei schifo a un piede;
ma in una raggiante Catania
(il nome di ogni città),
in tutti i luoghi in tutti i laghi,
la mia piccola ribelle
sui fiori non vola più:
resta una mamma bianca, una barca nera,
con la certezza negli occhi che ci avevano fregato.

In preda ad uno spasimo,
io mi... ti voglio senza amore,
un amore nucleare
fra le rose di questo giardino:
voglia di stringersi e poi,
poi non basta mai, tante cose da dirsi,
tesi e illusioni,
vecchi discorsi sempre da fare
per ore per ore per ore
per colpa di una sottana
(però sapeva amare).

Magari tu ci sei, problemi non ne hai:
non cambi mai per davvero,
cambia il vento ma noi no.
E fare finta che è normale
una pizza in compagnia
in salsa verde:
menta in bocca,
toccami con l'alito
nel mio profondo fondo.

L'ultima volta che sono morto
l'oppio ci costava meno di una birra:
tutto ha un prezzo, anche l'amore.

Guglielmo ha un reggipetto,
Amanda è libera,
Francesca è libera,
ma ora sta con lei
in attesa di vivere un sogno incredibile:
far guerra alla guerra.
Ma certe croci sono enormi.

Che confusione,
penso che un sogno così non ritorni mai più:
buonanotte a tutti voi, non vi disturberò.