mercoledì 21 settembre 2016

Suicide Squad: il film

Visto il film sulla Suicide Squad. E visto che nell’incarnazione anni ’80-’90, è uno dei miei fumetti preferiti (e sul quale mi sono espresso qui), butto giù qualche considerazione.

L’idea di un film con protagonisti “cattivi”, mantenuta dal fumetto (nella fattispecie, supercriminali utilizzati dal governo USA per missioni coperte e pericolose), a quanto pare attrae nonostante non sia nuova: ma “Quella sporca dozzina” è lontano, Diabolik e Fantomas sono roba europea, e, benché “Dexter” invece sia vicino, in quel reame dell’innocenza che per tanti versi è ancora l’America (ma anche nel mainstream generale) il cattivo deve essere in qualche modo “buono”, o riscattarsi, concetto che nel fumetto di Suicide Squad, e anche nel film, c’è poco.
I personaggi infatti sono proprio cattivi, e però umani e sfumati; all’eventuale eroismo o alla bontà ci arrivano quasi per caso, per vie oblique, perché umani e contraddittori, o perché “i cattivi così cattivi non sono mai”, come diceva Fossati, e questi accanto ad un’indubbia stronzaggine mostrano per lo più devastazione interiore, disincanto (in primis verso sé stessi) a livelli di guardia, follia da traumi subiti o autocausati e molti una solitudine quasi disperata: per immedesimarsi ci vuole uno sforzo superiore a quello richiesto da certi altri cattivi-con-codice-morale da Hollywood, cosa non nuova ma per gli USA evidentemente rara; e il resto del mondo probabilmente non se l’aspetta da un film americano di supereroi, genere visto ancora come oasi di moralità ben definite.
Da qui, probabilmente, l’interesse - con conseguenti incassi - per una pellicola anche divertente di un umorismo crudele e nella quale gli attori sono in generale bravissimi (anche se Will Smith - confesso che non avevo mai visto prima d’ora un film con lui - è vagamente stucchevole, e per di più mi ricorda un po’ Fiorello piccolo un po’ un certo Domenico che conosco, cosa che mi fa strano, e Leto mi sia piaciuto sì, ma col personaggio del Joker comincio ad avere problemi).
Il film però è stato generalmente giudicato male: ma a me non è dispiaciuto anche se trovo che un difetto grosso ce l’abbia, dovuto a un mix tra una certa caratteristica dei film di supereroi e questa trama specifica, più che ad altri.
Il problema infatti non è che il film sia basato sulla versione a fumetti più recente, meno “rivoluzionaria” e scritta da autori meno bravi rispetto all’altra: era ovvio che avrebbero scelto questa, anche perché c’è Harley Quinn, uno dei pochi personaggi creati recentemente davvero potenti (a livello di successo e di colpo sull’immaginario, come dimostra tra l’altro il gran numero di cosplayer che la scelgono).
L'Amanda Waller originale,
che teneva testa pure a Batman.
Tra l’altro, la serie alla fine non è neanche male (e nel numero 16 della testata italiana, da poco uscito in edicola, ci sono anche delle riflessioni interessanti sui personaggi e sul gruppo), benché non abbia né possa  avere la forza dell’altra. E poi una delle belle idee che ebbe l’autore del fumetto degli anni ’80, il John Ostrander omaggiato anche nel film (in una scena compare un palazzo in cui ha sede una compagnia col suo nome), era che il funzionario del Governo che creava la squadra era una donna, per di più nera e grassa. Nel fumetto nuovo, stesso nome, genere e colore ma magra - una specie di modella, il che ci era un po’ dispiaciuto (poi si scopre che è la nipote), sembrava un imborghesimento. L’Amanda Waller del film, invece, è più vicina all’originale: meno Halle Berry e più donna "vera".
L'Amanda cinematografica


E il problema non è nemmeno la trama confusa (mi sembra invece abbastanza chiara), o una certa lentezza iniziale, che è innegabile ma serve a introdurre l’idea e i personaggi. E rispetto ad altri esempi di questo genere, qui manca quella goffaggine che hanno certe volte i film di supereroi nel tradurre in scene di carne cose pensate per il fumetto - l’Uomo Ragno disegnato funziona ed è bello, una persona reale con la tutina che spenzola da un palazzo e l’altro funziona, risulta e la accetti meno, l’incredulità non la sospendi altrettanto volentieri. Qua è tutto fluido e abbastanza “naturale”, per quanto si possa (al limite qualche danza dell’Incantatrice non è proprio naturale, ma è veramente un dettaglio).

Il punto secondo me è un altro [e nel paragrafo dopo questo SPOILERO, quindi occhio]: un film di supereroi è diverso da un fumetto perché, banalmente, di fumetti ne escono almeno 12 episodi l’anno mentre di film ne fai uno ogni tanto (ci sono i sequel, ma al massimo 3/4). E dunque, mentre il fumetto presuppone una sequenza continua di storie, una regolarità (nonostante occasionali scossoni di trama e status del personaggio), il film da parte sua è in genere un episodio solo che fa storia a sé, e la storia oltre a essere più ampia deve avere un inizio un centro e una fine, arrivare a una conclusione. Che il gruppo o il personaggio continuino è sottinteso, e la Marvel sta facendo film collegati tra loro per dare più respiro alle trame e all’universo immaginario dei personaggi, ma non si arriva mai alle proporzioni del fumetto.
Questa caratteristica, unita al fatto che l’unica missione che la Squadra affronta nel film sia di fatto nata dalla creazione stessa della Suicide Squad, fa sì che la storia del film alla fine sia: una pazza che crea questa squadra di criminali, ne segue un casino, la squadra lo risolve (con perdite, come da tradizione), e poi torna in carcere. Non è la storia del governo e delle sue azioni coperte unita a quella degli umani che le compiono, non è la storia di una donna di carattere che sa sporcarsi le mani quando è il caso e portarne il peso: sembra piuttosto la storia di un delirio di una squilibrata cinica che vorrebbe risolvere problemi e invece li crea, ottenendo come massimo successo il metterci una pezza dopo, dopo centinaia di vittime. Il tutto, dando tipo 10 anni di sconto di pena a gente che ha tre ergastoli, come dice Captain Boomerang, e che sicuramente non sarebbe andata a rischiarci la vita.
Ecco, mi pare che si sia perso il senso originale della serie, sia vecchia che nuova, senza che ne sia stato dato uno nuovo. Annunciano il sequel, ok, ma è strano, visto che in questo primo episodio non ne hanno posto granché le premesse.

Avrei voluto essere un critico cinematografico vero, di quelli capaci di dire che sguardo dà e restituisce il film sul e al mondo, che idea di corpi e di visione e di destino c'è, ma non lo sono; e dunque mi limito a dire che poi certo, questo è un film di supereroi e vado a cercarci colori, casino, ritmo, battute, se ci scappa pure qualche riflessione, e tutto questo c’era; in più, con personaggi cui voglio bene.
E alla fine mi sono divertito una cifra e il sequel me lo andrò a vedere di corsa: I don’t see the hour!

giovedì 1 settembre 2016

Il giusto approccio, i figli e le salsicce

I PROBLEMI SI RISOLVONO ALLA BASE;
ovvero,
È INUTILE METTERSI LA CREMA CONTRO I BRUFOLI SE POI CONTINUI A MANGIARE SALSICCE FRITTE TUTTI I GIORNI.

Io capisco la ministra Lorenzin, la quale si è sentita in dovere di ricordare un po’ di aritmetica davanti a casi come la Nannini madre a 54 anni, la Marini che a 49 mette gli annunci sul giornale per trovare il padre perfetto per il suo erede, o quel rintronato di Mick Jagger, tra poco di nuovo padre perché a 73 anni ancora non s’è imparato a usare i contraccettivi;

e capisco anche che le difficoltà economiche tutto sommato sono un buon modo, per chi non vuole procreare, per chiudere il discorso coi figlisti integralisti che gli scassano le balle;

però ecco, penso che i figli, visto gli impegni non solo economici che comportano, siano una libera scelta di ognuno.
Ma appunto, una scelta: e se non ho denaro non posso scegliere.

Bisognerebbe che tutti avessero di che vivere bene e, A QUEL PUNTO, scegliere se averne o no.


E quindi, come al solito, la soluzione è il socialismo. Come sempre.

sabato 16 aprile 2016

LA ZEMANATA ovvero La partita più epica che ho giocato MA SOPRATTUTTO un ricordo di Giordano Liva

Io da bambino a pallone non ci giocavo. Quantomeno, poco: quando capitava, così, ma non ci passavo pomeriggi/settimane/mesi/ecc..., anzi seguivo poco anche il calcio di serie A.
Così, quando intorno agli 11 anni ha iniziato a venirmene voglia, partivo in ritardo - né sbocciò un talento capace di recuperare gli anni di un balzo: ho sempre avuto più testa che piedi e più piedi che fiato, e calcolando che spesso pure la testa funzionava relativamente - nel senso che per lo più in campo sono umorale, agitato e poco lucido - si può capire come i miei anni dell'adolescenza siano stati un discreto catalogo di orrori pallonari.
Non sempre, va detto: la scarsezza mi confinava in porta, dove dopo un po' qualcosa avevo imparato. Ma ero il contrario del portiere affidabile perché, come negli altri ruoli, non sapevo mai che partita avrei giocato: se ero concentrato andava bene, sennò ero capace di qualsiasi cosa (come negli altri ruoli, peraltro). Mentre più tardi scoprii che quello che vorrebbero tutti quando da piccoli o da più grandi giocano a pallone, ovvero stare in attacco, in realtà sia una sòla: quegli altri si divertono passandosi il pallone tra i piedi, a te ne arriva uno ogni 5 minuti con due alternative: o sbagli o fai gol. Nemmeno il tempo di prendere un po' di confidenza con la palla, efficienza subito (e poi pigliano anche in giro dicendo "no, non tornare in difesa, stai avanti che serve il riferimento": come no). Inutile poi fare ciò che ho fatto per anni, ovvero, quando il compagno ha la palla, mettersi in un punto in cui non hai nessuno addosso e lui può passartela senza avversari in mezzo: la notizia che Falcao era forte perché giocava a testa alta deve aver avuto poca diffusione, perché ok, lui era lui, ma prendersi un attimo per guardarsi intorno prima di dare il pallone non sarebbe impossibile. In teoria.
(sto esagerando, eh: accanto alle partite frustranti, tante erano belle e divertenti, sennò avrei lasciato stare).
Chiaramente non sono mai andato oltre le partite con gli amici: a periodi capitava di avere un gruppo di persone con cui si andava a giocare, poi il gruppo si disperdeva, o perdevo i contatti, e finiva lì, prima di trovarne un altro. Nulla però che si avvicinasse neanche per sbaglio a qualcosa di più che questo, e anche tornei praticamente zero.
Ma di queste partite qualcuna, oltre che bella, è stata proprio epica: quelle nel cortile della scuola con la rara neve a Roma nell'85; quella in cui mi trovai davanti un portiere con la maglia della Lazio e, dopo aver provato a segnargli tutta la partita, gli feci un gol direttamente su punizione e poi un altro poco dopo (mi ci sono impegnato, ma malauguratamente una settimana dopo quelli lì hanno vinto lo stesso il campionato: oh, io il mio l'avevo fatto); la prima del ciclo di 5 (a prestazioni discendenti) con gli obiettori; quella in cui NON segnai quello che sarebbe stato il mio più bel gol di sempre che invece mandai sul palo (una partita giocata in fuseaux, non dico altro); quella del campeggio in cui, nonostante fossimo molto più deboli, chiudemmo il primo tempo in vantaggio 2-0 (prima di prenderne 7 nel secondo), ecc...
Ma la più memorabile è una che si colloca nei primi anni 2000, memorabile anche se tanti dettagli li ho dimenticati (e spero di ricordarmi bene quello che racconto). E lo fu per l'andamento, che rifletteva certe partite sciagurate di uno dei miei allenatori preferiti, e perché è stata l'ultima volta che ho visto un amico; ed è stato giusto vederlo così.

Sarà stato circa il 2003: in quel periodo ogni tanto andavo a giocare con un gruppo di amici presso il campo di Colignola, vicino Pisa, a volte a calcetto, altre a calcio a 8 o normale (quella volta mi pare fosse un campo normale).
Non ricordo tutti i presenti di quella sera: tra gli altri c'erano sicuramente i fratelli Andreotti (il più grande, mio amico da tempo, era colui che conosceva e prenotava quel campo), Manfredi, Michele che avevo conosciuto qualche anno prima a Parigi quand'ero andato a trovare un'amica comune e che aveva guidato per tutto il viaggio di ritorno a Pisa perché io non avevo al patente), il Rube e Giordano.
Giordano lo conoscevo perché faceva parte del collettivo di Lettere: tranquillo, sorridente e positivo, impressione nettissima di animo buono, non era uno dei miei amici più stretti - infatti non ricordo mai di essere uscito con lui, o che sia passato a casa mia o cose simili - ma quando condividi l'attività politica, quando hai in comune il fatto di essere nello stesso posto a provare a fare le stesse cose, se non nascono contrasti per motivi di potere o altro (e Giordano non era tipo), sei amico per forza (se una volta si usava la parola "compagno" c'era pure un motivo); e con lui, con quel carattere, veniva naturale.
Quella sera eravamo in squadre opposte, e inizialmente quella in cui ero io dominava: primo tempo chiuso sul 5-0, durante il quale segnai anche due gol - il secondo, un semplice passaggio in profondità che allungai in rete, e il primo addirittura su calcio d'angolo complice una sciagurata uscita dell'Andreotti piccolo (che la toccò anche, ma miracolosamente avevo azzeccato la traiettoria verso la porta e sarebbe entrata lo stesso).
Un dominio totale, quasi come nei momenti migliori delle squadre di Zeman, quando fanno girare il pallone e gli avversari scompaiono dal campo. Nel secondo, però, come certe volte accade pure al Boemo, calammo di brutto (Michele poi dirà "Sì sì, vedi che se correvo come nel primo tempo col cavolo che rimontavano") e cominciò appunto la rimonta. Qualche altro gol lo facemmo, ma per uno nostro loro ne facevano circa 3; e così si arrivò alla svolta della partita, che mi vide ahimè parzialmente protagonista negativo.
Qui la memoria mi aiuta poco coi dettagli, ma diciamo che eravamo su un punteggio che poteva essere o di parità 8-8 o di un gol di vantaggio per loro. Noi come detto soffrivamo da un po', io già mi ero innervosito come al solito (avevo rimostrato con Manfredi perché aveva tirato sull'esterno della rete invece di darmi palla al centro - e lui, come al solito, era rimasto tranquillo: ci ho suonato, fatto n serate da dj e abitato insieme e di pazienza ne ha sempre avuta), quando arriva l'azione-crocevia del match.
E ravamo in attacco noi, e sulla loro linea di porta si era creato un mischione di corpi che si combattevano il pallone tipo "La zattera della medusa", un groviglio dal quale a un certo punto esce il pallone rotolando tranquillo verso il centro area e verso me che accorro famelico e rapace pensando "mo' sfonno la rete". Ma siccome sono un genio,  mentre accorro ho anche la brillante pensata di pensare "ma non tiriamo dritto per dritto, che becco il mucchio delle persone: fammi angolare il tiro"; e il piede, altrettanto brillante, prende l'ordine alla lettera - pure troppo - e spadella fuori un pallone facile facile, sprecando l'occasione che ci avrebbe rimesso in carreggiata col pareggio o col vantaggio.
E mentre ero lì che smadonnavo, non credendo nemmeno io stesso a ciò che ero stato capace di mangiarmi, quasi più stupito che arrabbiato (ma no, ero più arrabbiato; sono così, e il bello è che poco dopo qualcuno, forse proprio Giordano ma non sono sicuro, invece degli insulti che mi avrebbero rivolto per esempio i miei compagni del liceo, mi disse "Oh, stavi per fare tripletta", notando non l'errore ma il fatto che mi ero avvicinato a un bel risultato: niente da fare, quando uno è positivo...);
dicevo, mentre elencavo santi e divinità varie accompagnando i loro nomi con epiteti molto irriguardosi, nel frattempo gli altri avevano rimesso dal fondo, erano partiti in contropiede e avevano segnato il gol che di fatto chiudeva la partita (mancava pochissimo alla fine, forse ce ne fu un altro ma chissà). E il gol, che causa malanimo e distanza dalla mia porta vidi anche poco, lo segnò proprio Giordano con una semirovesciata (o con un simile bel gesto atletico).
Ecco, per dire chi era, mentre correva per il campo esultando, a un certo punto mi arriva vicino e mi dice "Oh, ma hai visto che gol ho fatto?": non prendeva in giro, non veniva a dire "v'abbiamo stracciato" o "tiè" o che; veniva a condividere la gioia di una bella giocata, secondo lo spirito di queste partite che 9 su 10 alla fine non ti ricordi neanche se hai vinto o se hai perso.
Io ero ancora lì a chiedermi come avevo fatto a fare quella brutta giocata, e benché un po' sorpreso gli risposi "sì, sì" anche se, appunto, essendo io nella loro area non l'avevo vista benissimo.
Credo sia stata l'ultima volta che l'ho visto: poco tempo dopo si ammalò di una malattia degenerativa (non mi arrivarono notizie più precise, e il succo era chiaro), che prima lo bloccò a letto, poi nel giro di poco, un anno o poco più, se lo portò via, a circa 25 anni. Malattia stronza, a quell'età ingiusta più che mai (e purtroppo la lista degli amici dal destino simile non si limita a lui e ne annovera anche di più giovani), che non meriterebbe nessuno. Ed è per questo, alla facciaccia di questa vera carognata del destino, che ci tengo a ricordarmelo così, esultante per un gol in acrobazia, sorridente e in piena salute come è giusto per un neanche trentenne.

In sua memoria, è nata un'associazione che aiuta i bambini dei paesi disagiati sostenendo la costruzione di scuole in vari paesi dell'America Latina.
L'indirizzo è qui sotto, ed è un altro modo, anche più utile, di ricordarlo:

mercoledì 13 aprile 2016

11 film di culto

Da uno di quei giochini di Facebook ho tirato fuori una lista di film di culto, film un po' strani e non molto ricordati ma interessanti: ho quindi escluso quei titoli che pur di nicchia sono comunque ben conosciuti dai cinefili (tipo Brazil, L'anno scorso a Marienbad, Lynch e Bunuel in generale, Fight Club, Il servo, Ti ricordi di Dolly Bell? o Febbre da cavallo), per concentrarmi su alcuni un po' meno noti.
Vualà:

-Riflessi sulla pelle (The Reflecting Skin), 1990, Philip Ridley.
Quadro allucinato e paranoico della provincia americana, visivamente bellissimo e con certe scene veramente toste.
-Anima persa, 1977, Dino Risi.
Un Vittorio Gassman immane, ambientato a Venezia: direi che basta.
-Shakespeare a colazione (Whitnail and I), 1987, Bruce Robinson.
In realtà questa storia di due attori squattrinati, che vivono in case come quelle che ho visto all'università, è abbastanza nota, ma è bene ricordarla. Malinconia e risate grasse.
-Repo Man, 1984, Alex Cox.
Intanto, c'è un pezzone di Iggy Pop in colonna sonora. Poi c'è Harry Dean Stanton. E già basterebbe. Poi il film merita anche.
-Buffalo 66, 1998, Vincent Gallo.
Christina Ricci in un personaggio splendido e bella come al solito, alcune scene semplicemente grandiose (il tip tap su Moonchild, Ben Gazzara che fa Sinatra in canottiera et al.).
-La pelicula del rey, 1986, Carlos Sorin.
La storia di un regista che combatte con le limitazioni di budget per portare avanti le sue visioni (e il film che gira, più o meno dice la stessa cosa): in pratica, Orson Welles che gira Macbeth.
-Amici complici amanti (Torch song trilogy), 1988, Harvey Fierstein.
Dettagli me ne ricordo pochi, a parte un protagonista splendido/a e che era un filmone.
-Contenders serie 7, 2001, Daniel Minahan.
L'idea è quella di La decima vittima e che poi verrà ripresa in Battle Royal: Grande Fratello fino alla morte, tutto in diretta. O quasi tutto.
-La maschera, Fiorenza Infascelli
Me ne ricorderò 2 fotogrammi forse, ma lo vidi a Pisa prima di venirci ad abitare e mi aveva colpito come un film particolare, d'una apprezzabile sua stranezza. Vediamo se rivedendolo in dvd quella sorpresa si ripete.
-La città perduta, 1995, di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet
Una via di mezzo tra Brazil e Dickens.
-Man on the moon, di Milos Forman
Biografia di un attore incredibile, che dice parecchio sulla potenza del silenzio e delle pause nello spettacolo ed è anche interessante la storia della finzione portata fuori dal palco fino ai media.

Buona visione.

mercoledì 27 gennaio 2016

Rodari in edicola: collane a confronto

È in corso di pubblicazione in edicola una collana di libri di Gianni Rodari, che su qualche sito presentano come l'opera completa, ma in realtà si tratta dei libri per ragazzi - e neanche tutti.
I libri chiaramente si trovano anche in libreria, ma è una buona occasione per riprenderli.
Una cosa simile era stata fatta nel 2012 da Il Sole 24ore (quella di ora la fa RCS) col titolo La biblioteca della fantasia, e stupisce la stessa proposta a pochi anni di distanza.
Però non è proprio la stessa, e non solo per l'ordine diverso: quella vecchia erano 30 uscite, questa 32.
Personalmente avevo fatto l'altra, ma essendomene sfuggiti due sono andato a controllare e ho scoperto anche qualche altra differenza.
Siccome l'elenco completo della collana del Sole 24ore, che all'inizio doveva essere di 20 volumi, in rete non si trova più, ho pensato bene di ricavarmela libri alla mano e metterla qui, mettendo di seguito anche l'altra.
Dal confronto, si vede che nella collana in uscita ora ci sono TRE libri non presenti nella prima, ossia "Gip nel Televisore e altre Storie in Orbita", "Zoo di Storie e Versi" e "Il Secondo Libro delle Filastrocche" (li ho evidenziati in fucsia nella lista).

Come mai, visto che 32 meno 30 fa 2?
Semplice: perché nella nuova collana non ci sarà "Grammatica della fantasia". Si trova appunto in libreria quindi amen, ma dal momento che è considerato uno dei suoi libri più belli è importanti stupisce anche questo. Boh.

Comunque, ecco gli elenchi. Buona lettura (e ri-lettura)

(CORREZIONE: il sito da cui avevo preso il piano della collana nuova la riporta male. Prendo l'elenco giusto da uno dei volumi della collana stessa. L'elenco de "Il Sole24ore" rimane uguale)

Collana "La biblioteca della fantasia", Il Sole 24ore:
1. Fiabe lunghe un sorriso
2. Favole al telefono
3. Il libro dei perché
4. Le avventure di Cipollino
5. Il libro degli errori
6. C'era due volte il barone Lamberto
7. Filastrocche per tutto l'anno
8. La torta in cielo
9. La freccia azzurra
10. Novelle fatte a macchina
11. Gelsomino nel paese dei bugiardi
12. Tante storie per giocare
13. Venti storie più una
14. Prime fiabe e filastrocche
15. Le favolette di Alice
16. Filastrocche in cielo e in terra
17. Gli affari del Signor Gatto
18. Le avventure di Tonino l'invisibile
19. Fiabe e Fantafiabe
20. La filastrocca di Pinocchio
21. I Viaggi di Giovannino Perdigiorno
22. Il Gioco dei Quattro Cantoni
23. Storie di Marco e Mirko
24. Filastrocche Lunghe e Corte
25. Il Pianeta degli Alberi di Natale
26. La Gondola Fantasma
27. Atalanta
28. Grammatica della fantasia*
29. Piccoli Vagabondi
30. Fra i Banchi


Collana "Gianni Rodari", RCS 2015-16

1. Favole al Telefono
2. Il Libro dei Perché
3. Filastrocche in Cielo e in Terra
4. Novelle fatte a Macchina
5. Il Libro degli Errori
6. Fiabe Lunghe un Sorriso
7. Filastrocche per Tutto l’Anno
8. La Torta in Cielo
9. La Freccia Azzurra
10. C’era Due volte il Barone Lamberto
11. Il Pianeta degli Alberi di Natale
12. Gelsomino nel Paese dei Bugiardi
13. Atalanta
14. La Filastrocca di Pinocchio
15. Le Avventure di Cipollino
16. Prime Fiabe e Filastrocche
17. Zoo di Storie e Versi*
18. Il Gioco dei Quattro Cantoni
19. Gli Affari del Signor Gatto
20. Tante Storie per Giocare
21. Fra i Banchi
22. Filastrocche Lunghe e Corte
23. Venti Storie più Una
24. Le avventure di Tonino l’invisibile
25. Gip nel Televisore e altre Storie in Orbita*
26. Fiabe e Fantafiabe
27. Il Secondo Libro delle Filastrocche*
28. I Viaggi di Giovannino Perdigiorno
29. La Gondola Fantasma
30. Piccoli Vagabondi
31. Le Favolette di Alice
32. Storie di Marco e Mirko

martedì 12 gennaio 2016

David, Bye

Intanto
(cover di Brel):



Poi:

"Non ci libereremo mai di queste star,
ma io spero che vivano per sempre"
"Ti incendiano con i loro sorrisi smaglianti,
ti intrappolano con i loro begli occhi,
sono senza soldi, imbarazzate, ubriache o impaurite,
ma io spero che vivano per sempre"
(The Stars Are Out Tonight, 2013)

Ma soprattutto:


Portami il re della disco
(1992 circa, pubblicata nel 2003)

Mi avevi promesso 
che la fine sarebbe stata chiara
e che mi avresti fatto sapere
quando sarebbe arrivato il momento;
non farmi sapere
quando aprirai la porta:
pugnalami nel buio,
fammi sparire.

Ricordi che svolazzano
come pipistrelli impazziti
ti accoltellano dalle guglie della città.
La vita non valeva il risultato,
né la carta spiegazzata su cui era scritta.
Non farmi sapere che siamo invisibili.

Giorni di grandi incassi 
che ti sei trascinato dietro,
fredde, fredde notti
sotto cromo e vetro
mi portavano lungo fiumi di membra profumate,
mi mandavano per le strade con le ragazze.
Non farmi sapere che siamo invisibili.

Potevamo ballare attraverso il fuoco.
Non darmi in pasto menzogne,
non so niente di te.
Riprendi fiato negli anni,
non so niente di te.
Portami il Re della Disco,
non so niente di te.
Vivo o morto, portami il Re della Disco.

E poi ancora con quelli 
che dormivano come cadaveri,
gli umidi raggi del mattino
nei pessimi clubs malfamati;
ingannando il tempo negli anni '70,
odorosi d'amore nel vento piovoso.

Non farmi sapere
quando aprirai la porta:
chiudimi al buio,
fammi scomparire.
Presto non rimarrà più niente di me,
Non rimarrà niente da far uscire.

Balla attraverso il fuoco
Non darmi in pasto menzogne,
non so niente di te.
Riprendi fiato negli anni,
non so niente di te.
Portami il Re della Disco,
non so niente di te.
Vivo o morto,portami il Re della Disco.