lunedì 8 dicembre 2014

Pena Capitale

Tsk.
Tangentopoli.
Pfui.
Dilettanti.
Craxi, Tognoli, Pillitteri... seee...
E quanto a Chiesa, preti e malaffare, altro che Mario co gli alberghi: noi stiamo a un altro livello, di Chiesa c'abbiamo l'unica e l'originale.
Milano era da bere? E se so bevuti* tutti pure a Roma.
Altro che qualche politico e qualche imprenditore, quella è roba (anzi ROBBA) da regazzini: noi ci mettiamo Mafia, neofascisti e criminali, mica se scherza, chiamiamo tutto er cucuzzaro, en plein, non ci facciamo mancare niente, serviZZio completo.
Perché Roma, nel bene e nel male, è l'Italia al cubo: come bellezza e come obbrobbri, come città affascinante e come luogo in cui tireresti fuori il mitra 20 volte al giorno, come eccellenze e come disorganizzazione che manco i bimbetti. Perché non diventi capitale di un Impero se non eccelli anche nel male.
E Capitale rimaniamo, anche nella pena.


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* In romano, "se lo so' bevuto" significa "l'hanno arrestato".

lunedì 10 novembre 2014

Al comite

(dedicata a un amico in particolare al quale in questo periodo girano; ma ovviamente è per tutti quelli nella stessa condizione)

AL COMITE

Se mi affannan le giornate,
se è di piombo quel ch'io pens,
per non da' al muro testate
mi rifugio nel nonsens.

Quando il mondo non m'ascolta
ignorando la mia SIM,
quando il mondo mi rivolta,
quando il mondo è 'no sfaccimm,

se me sento na schifezza,
se me sento senza benz,
quando è tutto na monnezza
mi soccorre la demenz.

In quei giorni tristarelli
quando tutto intorno è guano,
e non ci ho nemmen capelli
in cui mettermi le mano;

quando guardo intorno a méne
ed è tutto quanto un pianto e
non mi sento e non va bene,
chiamo Carroll e Freak Ànton

(perché ci vuole il nonsens
quando è tutto delirante
e governa matteorènz
- che è sol l'ultima de tante).

Se però non è il momento,
se quei due non so' il tuo thè,
se "no guarda, a sto tormento
manca solo la demèn";

se il morale è sotto ai piedi e
manco t'aiuta Testaccio;
quando il solo dio che vedi
ti vien da dirlo porcaccio;

allor serve un altro approccio,
se ti senti così stanc:
devi essere de coccio
devi essere più punk.

Rifà pure tutto il giro 
di ogni cosa che te rompe,
e fa infine un gran sospiro;
poi, preparati a propromper:

fronte in fuori, larghi i piedi
(senti che te dice Iulo),
alti entrambi i diti medi
e un sontuoso VAFFANCULO

giovedì 16 ottobre 2014

Si può?

Bella internet: ci leggi un sacco di cose, e come sempre accade quando leggi un sacco poi ti sorgono spontanee delle domande.

Che ne so, tipo (per tornare ad un argomento sul quale mi ero già espresso):

Si può discutere con chi pensa che una legge contro i licenziamenti INGIUSTI blocchi l'economia?

Si può discutere con chi pensa che, dopo 45 anni di potere democristiano, 20 di berlusconismo E UNA CRISI MONDIALE CHE HA CAMBIATO TUTTO RISPETTO A PRIMA, le ragioni dei problemi, passati e attuali (che sono diversi), siano state un po' di tutele minime di civiltà ottenute dal PCI per i lavoratori?

Si può discutere con chi, come problema per l'economia italiana, non vede l'assenza di un piano industriale, la corruzione diffusa, le infrastrutture inadeguate, lo scarso coraggio del capitalismo nostrano, i pochi investimenti nella ricerca ma vede solo l'impossibilità di licenziare ingiustamente?

Si può discutere con chi fa finta di ignorare di cosa sono capaci certi imprenditori (vogliamo parlare di tutte le morti sul lavoro e di tutti gli assunti al nero? E non nella piccola pizzeria che prende uno studente come cameriere: parlo di grossi cantieri et similia) e che quindi di togliere tutele ai lavoratori non è proprio il caso?

Si può discutere con chi fa finta di non sapere che per crisi economica o ristrutturazioni SI PUO' licenziare?

O con chi non vede dove stanno portando le ricette europee?

O con chi fa finta di non capire che in Germania le cose vanno meglio PROPRIO PERCHE' sta guidando l'Europa in una direzione a lei favorevole (per ora, almeno) e sfavorevole agli altri.

Sì, si può, si può sempre discutere.
Però è faticoso.

martedì 30 settembre 2014

Una (parte di) mattinata con Lynch a Lucca

Allora, stamattina a Lucca per la lezione di cinema di Lynch.
Chiaramente, arrivando verso le 11 ora di inizio, davanti alla chiesa di San Francesco c'era già una discreta fila, ma nulla di trascendentale.
Invece la gente era già entrata tutta, comprese le scolaresche che erano le uniche che potevano prenotare i posti, e non facevano più entrare: mica perché fosse piena, ma perché erano finiti i posti a sedere e per motivi di sicurezza hanno chiuso gli accessi.
Da testimonianze in loco, pare che in occasione della messa di Pasqua tutti sti problemi non se li facciano e la gente stia in piedi a folle, ma per rompere le balle a qualche cinefilo, lasciato fuori a vantaggio di scolaresche che chissà che voglia ne avevano, invece sì.
Inizia l'iniziativa e da fuori partono un po' di proteste: la sera prima, per il concerto, avevano messo lo schermo fuori, oggi manco due altoparlanti per sentire che diceva. E siamo nel 2014.
A quel punto i simpatici e previdenti organizzatori, quelli che invitano Lynch ma non sanno che è famoso, chiudono proprio il portone.
Venutemi tutte le idee anarchiche possibili sul trattamento delle chiese, e con la certezza che la mia usuale solidarietà verso i festival culturali cui tagliano i fondi, nel caso in futuro toccasse a questo, funzionerà esattamente come la loro idea di sicurezza, resto lì e aspetto non so cosa - non prima di caffè e dolce.
Alle 12:30, rimasti lì io e una ragazza a contemplare la piazza, aprono le porte e ci fanno entrare ("prego prego, ci sono anche dei posti a sedere liberi" - !?!?), così sento l'ultimo paio di domande e assisto alla presentazione della Lucca virtuale in cui a un certo punto trovi i video lynchiani.
Il passo successivo è il tentativo di andargli a dire "grazie dei grandi film" e farmi firmare, che ne so, o il libro o Strade perdute, o Mulholland Dr., ma anche lì è a selezione: una folla intorno all'altare che piano piano, a furia di aspettare, si dirada, mentre lui sta è nel retro, diciamo l'abside, e qualcosa firma, più che altro distribuisce foglietti con autografi, uno dei quali tocca anche a me perché una ragazza si gira e fa "chi lo vuole?".
Io preferisco la personalizzazione degli oggetti, ma ho già capito che non la avrò e dunque foglietto.

Guardando la chiesa da dentro, è in effetti difficile pensare un posto più grande in cui avrebbero potuto farla, quindi ok, la gente era troppa nonostante il lunedì mattina; ciononostante, organizzazione veramente carente, e in piedi ci saremmo entrati, e casini analoghi ci sono stati, mi dicono, anche per gli altri incontri. Signori del Lucca Film Festival, vi do una notizia: Lynch non è Neri Parenti, i cui film attirano masse di spettatori i quali però non andrebbero mai a un incontro con lui. Lynch ha un pubblico di cinefili che agli incontri ci vanno, più i curiosi, più i presenzialisti. La prossima volta, visto che sarebbe il vostro mondo, magari cercate di saperlo.



Alla fine, sul palco/altare compare uno che pare proprio Ghezzi. Presente Enrico Ghezzi? Quello i cui discorsi sono MOLTO più comprensibili di certe scelte organizzative.

giovedì 4 settembre 2014

Parigi 2014




PARIGI 2014

A cena a casa
de mi' sorel,
si vede il faro della torre Eiffel

A cen da amico
dopo anni venti,
scroscia la fontana degli Innocenti

Poi sotto terra
vo e prendo il tren,
cambio a Michelangelo Grinderman

Mi stanco e godo
come un suino
nello stremarmi di metro e cammino.

E anche l'erede
quanto cammina!
Pensa che a Viareggio ancor passeggina.

Schioppa di folla
Tertre a Mont Martre:
non so, vogliamo porta' quarcun artr?

Olio su tavolo e
sedie turiste,
così la place, triste, più non esiste.

Ma è sempre bella,
mancarne è un guaio:
chissene del casino e del carnaio

(la città, dico,
non sol la piazza:
l'urbe lumosa che il cor mi sollazza)

Da troppo tempo
erone assente
l'assenza quasi prendea la patente*.

Forse i ricordi
non sono tersi,
forse ho veduto quartieri diversi;

ma sembra d'esser
in altra città
rispetto a quella in cui venni di già;

come più posti
che insiem non stanno,
come tre luoghi che un non ne fanno.

Ma è un'impressione
che non è vera:
la stessa, sai?, che mi fa Pontedera.


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* "Mancavo da quasi 18 anni".

mercoledì 23 luglio 2014

La storia di Isacco

STORIA DI ISACCO

La porta si aprì lentamente,
mio padre entrò;
avevo nove anni.
Incombeva alto sopra di me,
i suoi occhi azzurri splendevano
e la sua voce era molto fredda.
Disse "Ho avuto una visione,
e sai che sono un uomo forte e santo:
devo fare ciò che mi è stato detto".
Così si avviò per la montagna,
lui camminava e io correvo,
e la sua ascia era fatta d'oro.

Gli alberi diventavano più piccoli
e il lago era uno specchio da signora,
ci fermammo per bere un po' di vino.
Poi buttò via la bottiglia 
che si ruppe dopo un minuto,
e pose la sua mano sulla mia.
Credetti di vedere un aquila,
ma avrebbe potuto anche essere un avvoltoio
non ho mai capito.
Poi mio padre costruì l'altare,
ha guardato dietro di sé una volta sola:
sapeva che non mi sarei nascosto.

Voi che ora costruite questi altari
per sacrificare questi bambini
non dovete farlo più.
Un piano non è una visione
e voi non siete mai stati tentati
da un demone o da un dio.
Voi che adesso incombete su di loro,
le vostre asce spuntate e sanguinanti,
non eravate lì prima,
quando giacevo su una montagna
e la mano di mio padre tremava
per la bellezza del verbo.

E se adesso mi chiamate fratello,
perdonatemi se vi chiedo
"Secondo il piano di chi?"
Quando tutto diventerà polvere,
vi ucciderò se devo
vi aiuterò se posso.
Quando tutto diventerà polvere,
vi aiuterò se devo
vi ucciderò se posso.
E pietà sulla nostra uniforme,
uomo di pace o guerriero,
il pavone fa la ruota*.

(Leonard Cohen, 1969)


* L'ultimo verso non l'ho mai capito, ma il resto mi pare abbastanza chiaro.

sabato 19 luglio 2014

LA GERUSALEMME LIBERATA

LA GERUSALEMME LIBERATA

Oh, è da prima dei tempi del Tasso
che a quella gente laggiù
c'è qualcuno che gli rompe il casso.

(Giulio Pasquali - poeta)

mercoledì 25 giugno 2014

I Rolling Stones al Circo Massimo - La celebrazione dei misteri

Perché i Rolling Stones sono dei grandi?
Ci sono tanti motivi, ma ce n'è uno indicativo, riassuntivo, simbolico.
E cioè, che hanno scritto Gimme Shelter E NON NE HANNO MAI FATTO UN SINGOLO.
Qualsiasi gruppo avrebbe venduto membri della propria famiglia in numero corposo pur di avere in repertorio un pezzo del genere, qualsiasi musicista di una band i cui autori si fossero presentati con tale canzone avrebbe ringraziato il creatore in lacrime, dicendo "magari avremo successo solo con questa, ma intanto che colpo", e loro invece nulla.
Cosa devi avere al tuo arco per rinunciare a un singolo così?



E infatti nella domenica del concerto a Roma, città del Papa e giorno di messa, il primo mistero celebrato della saga Stones, tra i vari, è stato proprio questo:
come mai Gimme Shelter non è mai stata un singolo?
Non lo sanno nemmeno loro, probabilmente; forse perché appunto volevano dimostrare di saper fare anche gli album (e il precedente Beggar's Banquet, Let It Bleed che la contiene, il successivo Sticky Fingers e poi Exile lo dimostrano), ma a tutto c'è un limite.
E la sontuosa versione eseguita, con la solita Lisa Fischer sugli scudi, ha ribadito il mistero.

Il secondo mistero è come mai Roma, con 80.000 persone in pieno centro, non sia diventata una bolgia, ma lì c'entrano gli organizzatori: meno male, comunque.

Il terzo mistero riguarda la possibilità di scegliere una canzone della scaletta in una rosa diversa per ogni data, messa in rete e sulla app del gruppo (che io ho e, anche qui chissà perché, ho dimenticato di consultare nelle settimane prima del concerto: altro mistero):
perché a Roma le canzoni proposte erano Sweet Virginia, Loving Cup, If You Can't Rock Me, When The Whip Comes Down, Respectable e Ain't Too Proud Too Beg , belline ma non succulente quanto quelle di Madrid (ovvero Just My Imagination, Bitch, Street Fighting Man, Rocks Off, Get Off Of My Cloud e Like A Rolling Stone)?
Metterle così significa che in un caso scegli comunque una canzone meno bella e nell'altro sacrifichi svariati pezzoni; ma forse è perché, se avessero suonato Street Fighting Man avremmo assaltato Palazzo Chigi a mani nude.

Il quarto mistero è: perché, in quella rosa che comunque qualcosa di interessante lo presentava, gli spettatori di Roma hanno votato Respectable? Carina, eh, ma niente de che.

Il quinto mistero, quello della loro longevità, è ormai ampiamente celebrato. Ma Jagger si allena da sempre prima dei tour: Richards abusa della sua tempra, Jagger se la gestisce.

L'ultimo è: cari giornalisti, ma invece di parlare di organizzazione, costi e altro, talvolta importante talvolta chissene, parlaste un po' di musica?
Anche per dirne male, eh, ma visto che di concerto si parla...

venerdì 6 giugno 2014

Sulla riviera ligure

(Sì, sono manierista, ok.
E sono anche un trasher che ama l'indie ma guarda spesso Sanremo, d'accordo.
E soprattutto manierista, va bene)


SULLA RIVIERA LIGURE.

Sì, stasera sono qui,
solo sotto il sole di agosto.
Son qui davanti a questa porta:
la solita strada, bianca come il sale,
e un canarino sopra la finestra.
E fuori dai musei,
sulle terrazze del corso,
marinai con gli occhi chiari,
nostalgia di desideri.
Al buio, di notte,
fra tutti gli altri, li ho riconosciuti
e i turisti impietriti non ridono più.

La notte ti somiglia
(se c'è la luna cambia di colore)
e io voglio restare rospo,
sudato che farei schifo a un piede;
ma in una raggiante Catania
(il nome di ogni città),
in tutti i luoghi in tutti i laghi,
la mia piccola ribelle
sui fiori non vola più:
resta una mamma bianca, una barca nera,
con la certezza negli occhi che ci avevano fregato.

In preda ad uno spasimo,
io mi... ti voglio senza amore,
un amore nucleare
fra le rose di questo giardino:
voglia di stringersi e poi,
poi non basta mai, tante cose da dirsi,
tesi e illusioni,
vecchi discorsi sempre da fare
per ore per ore per ore
per colpa di una sottana
(però sapeva amare).

Magari tu ci sei, problemi non ne hai:
non cambi mai per davvero,
cambia il vento ma noi no.
E fare finta che è normale
una pizza in compagnia
in salsa verde:
menta in bocca,
toccami con l'alito
nel mio profondo fondo.

L'ultima volta che sono morto
l'oppio ci costava meno di una birra:
tutto ha un prezzo, anche l'amore.

Guglielmo ha un reggipetto,
Amanda è libera,
Francesca è libera,
ma ora sta con lei
in attesa di vivere un sogno incredibile:
far guerra alla guerra.
Ma certe croci sono enormi.

Che confusione,
penso che un sogno così non ritorni mai più:
buonanotte a tutti voi, non vi disturberò.

venerdì 18 aprile 2014

GGM, molti anni dopo


Molti anni dopo, davanti allo schermo del suo iPod che gli comunicava la morte di Gabriel Garcia Marquez, Giulio avrebbe faticato a ricordarsi come fosse entrato in possesso del primo libro dello scrittore da lui letto, L'autunno del patriarca. La scoperta della letteratura aveva pochi anni, anche se non pochissimi, e l'iscrizione all'università ancor meno.
Forse era stato l'amico Brunero a consigliarglielo e lui, probabilmente se l'era fatto regalare seguendo quel consiglio. Il libro, che era L'autunno del patriarca, con le sue frasi infinite, gli avrebbe fatto capire, insieme a Proust e a I sotterranei di Kerouac, che con la prosa si può fare ciò che si vuole (cosa definitivamente confermatagli più tardi da Pynchon), e anni dopo l'avrebbe usato in classe come esempio estremo di uso delle virgole, ricevendo dalla classe sorpresa il commento di un'alunna che disse "è molto intenso".
Se non altro non aveva visto il ghiaccio, quello dell'indifferenza.

mercoledì 12 febbraio 2014

La musa


Nei Campi Elisi dove, dopo la dipartita dal mondo terreno, si radunano le persone di ingegno, c'è Freak Antoni che sta parlando con Guido Gozzano. Entrambi hanno un'aria sconsolata.
Poco accanto ci sono il bluesman Muddy Waters e Lou Reed.
Freak indica il primo e dice al buon Guido:
"Ma te guarda: quello lì come seguaci, come allievi che dichiarano di essersi ispirati a lui, ha i Rolling Stones.
Quell'altro, quello de New York, c'ha tutti: da David Bowie ai Jesus & Mary Chain, più un altro migliaio.
E noi chi c'abbiamo? Giulio Pasquali.
Ma dimme te".
Gozzano fa una pausa, prima di rispondere. Poi dice:
"È vero. Ma pensa a quei due", e indica in lontananza Bunuel e Truffaut: "quando Ligabue ha fatto il film ha detto di aver riguardato i loro per ispirazione".
Freak ci pensa poi "Oddio, in effetti... via, va': va bene così".



(mi sto sKassando le balle di scrivere necrologi: finché si tratta di commentare fenomeni di costume tipo Michael Jackson o Amy Winehouse passi, ma che nel giro di poco tempo me se ne vadano Lou Reed e Freak Antoni no, ekkekkàspita: due muse, due ispiratori, Freak poi è veramente una musa principe del sottoscritto.

Su di lui e sugli Skiantos poi ho scritto qualche articolo, tipo questo, e un libro digitale, aggiornato però al 2007. Ma più che altro, sigh sigh sob... )

mercoledì 1 gennaio 2014

Le terze persone plurali

Le terze persone plurali, per definizione, sono tante;
di solito in "o", ma mica soltanto.

A Roma, spesso sono in "e":  "loro si piaceno"*, "poi la gente dicheno", "mo qui de stelle comete ce ne metto due così i Re Magi nun ce capischeno un c#§§o"**, ecc...

A Pisa, ma anche a LI e altrove, è in "a": "le correnti salgano, scendano"***, "noi non siamo quelli che il nipotino se lo farebbano di 'occio"§, "se lo devano ma anda' a stronca' ner..." §§. 

A Viareggio invece sono spesso in "i": "Oh, ma ar cavarcavia c'erino ancora forconi?" "Mah, c'è passata la mi' figliola ha detto che erino ancora lì, però 'un bloccavino più 'r traffio: ti fermavino un attimo, ti davino 'r volantino poi ti lasciavino passa' "§§§.

Eh, quante ne esistono (o esisteno, o esistano, o esistino).


_____________________
* Dal film "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola. La pronuncia il personaggio interpretato da Nino Manfredi, che si pone anche qualche domanda sulla corretta coniugazione della voce verbale.
** Roma, Trastevere, anni '80: frase rivolta da un decoratore di vetrine al suo collega e sentita con le mie orecchie. Ogni natale mi riviene in mente.
*** Un po' come Le nuvole di De André, che in pisano "vanno, vengAno...".
§ Questa invece l'ha sentita my sister.
§§ Traducibile più o meno con "dovrebbero piuttosto andare a farsi friggere".
§§§ Anche questa sentita con le mie orecchie ma a Viareggio, dicembre 2013.