giovedì 13 agosto 2009

"Sticazzi" e "mecojoni" 2 - un ringraziamento, un'ammenda e qualche altra cosa.

E' con vero onore che scopro che questo blog è stato citato da Stefano Bartezzaghi nella rubrica "Lessico e Nuvole" del Venerdì di Repubblica del 7 agosto (e ovviamente mi decido a scriverne quando esce il numero nuovo...), nella fattispecie in riferimento al vecchio post
"Sticazzi" e "mecojoni": una questione filologica
in un articolo addirittura intitolato partendo dagli esempi che avevo fatto per spiegare la differenza tra le due espressioni.
"Me cojoni!", dunque? Certo, ma colgo anche l'occasione, oltre che di ringraziare di cuore l'esimio linguista per la citazione e per avermi fatto scoprire che ogni tanto qualcuno questo blog lo legge, anche per scrivere la seconda puntata di quel post che avevo in mente da un po', visto che nel frattempo ho scoperto altre cose rispetto alla questione.

Una è che su wikipedia dicono tranquillamente che "sticazzi" a Roma significa "e chi se ne frega" e al nord invece indica meraviglia e stupore davanti a qualcosa di clamoroso: non si dice nulla del fatto che l'espressione sia di origine romana e solo successivamente si sia diffusa (con significato improprio) altrove, come uno di quei tormentoni di cui parla appunto Bartezzaghi, ovvero quelle espressioni che a un certo punto iniziano ad andare di moda oltre i loro confini originari.

Un'altra, a parte questo sito, è un'intervista a Enzo G. Castellari apparsa su Ciak! di maggio 2009 in occasione della presentazione a Cannes di Inglourious Basterds di Tarantino, il quale ha ripreso il titolo del suo film da uno di Castellari (che considera suo maestro), intitolato all'estero Inglorious Bastards, in Italia Quel maledetto treno blindato.
E proprio parlando di titoli, il regista italiano dichiara:
"Io ho una teoria romanesca: il titolo funziona se ti fa esclamare di cuore "me' cojoni!", non funziona se la reazione è "...e sti cazzi". Inglorious Bastards? "Me' cojoni!", "Quel maledetto treno blindato"? "...e sti cazzi".
Spesso sono riuscito a convincere i produttori (Vado l'ammazzo e torno: "me' cojoni!"; La polizia incrimina, la legge assolve: "me' cojoni!". A volte no: La battaglia d'Inghilterra: "...e sti cazzi"."

Come si vede, la differenza è chiara.
Ma la cosa più importante dell'articolo del Venerdì è un'altra, e cioè che ho scoperto di aver fatto un errore madornale, di cui devo fare ammenda.
Avevo infatti interpretato "me cojoni" come contrazione de "i miei coglioni", facendoci su anche delle analisi; scopro invece da Bartezzaghi che "me cojoni" sarebbe in realtà "mi coglioni? mi stai coglionando? mi prendi in giro volendo farmi credere una cosa così incredibile?". Un modo sboccato, insomma, di dire "davvero"?
Probabilmente sono stato indotto all'errore dal tono esclamativo con cui si pronuncia l'espressione: l'interrogazione -pur retorica- originaria, infatti, si è ormai persa, e "me cojoni" viene pronunciato a metà tra "accidenti" e "però", e dunque non ho mai sospettato che ci fosse una domanda, finendo per attribuire significato ed etimologia errati all'espressione. Errore di cui chiedo venia e faccio ammenda pubblica qui.

Però... a pensarci bene, dire "coglionare" per "prendere in giro" è come dire "mi tratti da coglione", implicando che un coglione (in senso anatomico) sia qualcosa di scarso valore: e qui si torna al discorso dell'altro post sul punto di vista neutro maschile, per il quale i coglioni (sempre anatomici) valgono poco a) perché ce li hanno tutti b) perché all'uomo non interessano (ribadisco che il punto di vista omo nella cultura popolare non è contemplato).
L'altro discorso, quello per cui davanti a una cosa clamorosa si nomina qualcosa di sacro o importante tipo "per Giove", è invece confermato dall'espressione che in romano e dintorni è "fregna!" ma che è diffusa in tutta Italia nelle specifiche varianti dialettali (ho sentito con le mie orecchie un amico di Cremona esclamare "figa!" con lo stesso identico significato di commento stupito).

E quindi, alla fine, in qualche modo tutto si tiene.



P.S.: Riguardo all'ultima esclamazione citata andrebbe ricordata una poesia di Cesare Chiominto che però in rete non trovo; mentre sorvolo io sulla famosa barzelletta dell' ejaculatio praecox...

8 commenti:

Emanuele ha detto...

Per quanto riguarda lo slittamento semantico particolarmente usato al nord de “’sti cazzi” credo che la deformazione inizi dalla loro non comprensione di come un romano utilizza differentemente “’sti cazzi” (chi se ne frega) con “’sto cazzo” (appunto: wow!, meraviglia, stupore). Potrebbe darsi, anche se non essendo un linguista non ne sarei così certo.

L’osservazione e la correzione che fai su “me cojoni” è corretta solo in parte. Bartezzaghi, quando osserva che il “me” non è mai possessivo, non intende rimpiazzarlo con il pronome. Letteralmente significa “i miei coglioni” ma con un evidente sottointeso “per i”; ovvero ”per i miei coglioni!”, che credo sia evocativo (per tutti i diavoli dell’universo!). è forse anche per questo che l’espressione è spesse volte usata in maniera ironica. Ma ripeto: non sono un linguista, quindi le mie parole hanno valore fino a un certo punto.

Un saluto dall’ex anonimo che t’ha fatto scoprire la cosa. :)

Anonimo ha detto...

"vocativo", non "evocativo".
pardon.

emanuele

the-freewheelin-giuliopk ha detto...

L'osservazione sul plurale singolare è interessante, anche se "stocazzo" in romano vuol dire "manco per niente", non ci penso nemmeno".

il discorso su me cojoni, più che su Bartezzaghi (il quale mi pare che comunque dica questo), l'avevo trovato in altri blog, mi sa che è così.

Complimenti per il blog, comunque: bellissimo il ripescaggio della recensione di Togliatti a 1984:
a me il libro era piaciuto ed è evidente che a Togliatti è sfuggita tutta la parte sulla propaganda; ma se il segretario critica il libro allora E' brutto.
E complimenti per il post su Colombo!

emanuele ha detto...

Ti ringrazio per i complimenti che ovviamente contraccambio.

“Stocazzo” a Roma è effettivamente usato anche nella maniera che osservi te.
“Scarica il camion pieno di tufetti da solo”. Risposta : “stocazzo!”
Vero.
Ma, almeno per come parlo io e le persone che conosco (sono romano), l’utilizzo preminente de “sto cazzo” viene fatto per manifestare meraviglia rispetto ad una certa cosa, similmente a “me cojoni”, ed è forse per questa loro somiglianza grammaticale che al nord “sti cazzi” è stato scambiato semanticamente con “sto cazzo”.

Per esempio “me cojoni” è un espressione che io utilizzo raramente.
Al quarto gol di Montella ho pensato fra me e me “sto cazzo!”, non “me cojoni”.
Vabbè.

Un saluto e buon ferragosto.

the-freewheelin-giuliopk ha detto...

Ma pensa... io "stocazzo" in quel modo non l'ho mai sentito. Il che dimostra che non esiste "il romano" ma tanti "romani", come scoprii andando in un liceo nel quale confluivano alunni da tutta la città.

Io di solito uso "anvedi" oppure, da quando la mia permanenza pisana mi ha fatto frequentare siciliani, "minchia"; sennò, per tornare a Roma, il caro vecchio "bada!".

Anonimo ha detto...

Per esprimere stupore, a Roma si usa anche "Mortacci" (e varianti) e "ammazza"...

sid ha detto...

insomma, sei un PURISTA! :D

the-freewheelin-giuliopk ha detto...

Purista, ma qualcuno troverebbe più appropriato "pignolo"...