giovedì 13 ottobre 2011

Mediocrity is the new cool?

È morto l'inventore del mio computer, ma penso di poter stare tranquillo anche nel caso dovesse rompersi: so che negli anni ha preso a bottega un sacco di gente, non dovrebbero esserci problemi.
Anche perché qualcuno ha messo in dubbio la sua capacità di inventore, sostenendo che di fatto non avrebbe inventato in realtà nulla, ma riciclato (comunque aveva 313 brevetti a suo nome: li avrà rubati tutti ai dipendenti o la gente apre bocca e gli dà fiato?) idee appunto dei ragazzi che aveva a bottega.
Io che seguo il rock'n'roll da decenni non ho alcun problema con questo: reinventare è la norma, e in certe situazioni il "come" non solo conta più del "cosa" ma lo diventa.

Stefano Impieghi, per certe cose, era come David Bowie: entrambi dotati di un fiuto soprannaturale per capire quali idee tra quelle che si aggirano nell'underground (o nei garage/piccole ditte del silicon world) abbiano un buon potenziale, nonché di una grande capacità di reinventarle per farle diventare di massa o di proporle alle masse prima che diventino lo standard; e una mira notevole per scegliersi i collaboratori da cui farsi aiutare nel processo.
È talento pure questo, e nemmeno piccolo.

Da lì a farne un Dio ce ne corre: mi vengono in mente gli Zen Circus quando si domandano come mai adesso vadano di moda cose, come il computer, che nel '93 ti facevano passare per sfigato.
Certo, il discorso "siate folli, siate affamati", a uno come me che scrive poesie demenziali e che tra università e precariato ha messo insieme circa 20 anni di cinghia praticamente ininterrotta, ovviamente non può che piacere; mentre da buon bolscevico, le notizie sul fatto che un capitalista come lui sfruttasse il lavoro sottopagato del Terzo Mondo non può sorprendermi, per niente.

E per continuare con i pro e i contro sarà anche vero che il Mac è un sistema chiuso, che non necessariamente tutti lo trovano più intuitivo e che se col computer devi solo navigare, scrivere e ordinare qualche foto va bene pure un pc;
ma è pure vero che obiettivamente funziona meglio, che i letterati non-informatici come il sottoscritto ci si barcamenano tranquillamente, che non ho praticamente dovuto mai installare un driver e che, come Bowie ai tempi d'oro (che sono la maggior parte di quelli in cui i dischi li faceva), quando Jobs buttava fuori certe idee poi erano tutti lì ad inseguire.
Detto questo, farne un dio no: su, dai, non si può.

Ammirare sì: il capo di una ditta informatica che col 10% circa del suo settore è quella che fattura di più (o giù di lì) lo ammiri, poche storie; e lo ammiri anche perché è tra i principali liberatori di quella tasca dello zaino che nei viaggi destinavi alle audiocassette prima e ai cd poi.
Venerarlo però, è obiettivamente troppo, su questo siamo d'accordo.

C'è una cosa però che mette più tristezza di chi venera un informatico accodandosi al tecnocentrismo cool della mentalità odierna.
No, non è chi compra Apple sentendosi figo: quella è gente che ha problemi con la realtà, visto che l'iPhone te lo dà in comodato d'uso qualsiasi gestore di telefonia mobile per una cifra impercettibilmente superiore a quella che ti costa l'adsl a casa e visto che ormai con un migliaio di euro ti porti a casa un signor iMac che al 95% della popolazione basta e stra-avanza per anni, visto che i sistemi meleschi sono piuttosto longevi
(i tempi del mac che costa tantissimo sono finiti da un pezzo: tablet e telefoni di altre ditte costano la stessa cifra, e i macchisti stessi ti dicono che quando il Mac costava tre volte tanto le valeva anche, e che ora i pezzi e i prezzi sono elettronica di consumo qualsiasi).

No, la cosa triste è il tentato fighettismo di certi "anti-macchisti", che è l'altra faccia allo stesso tempo della venerazione per il tecnoguru e dell' "apple-come-status-symbol" (sì: di consumista-bue): siamo lì.
Non è come l'amico che teorizza che se sai usare il computer le cose le fai bene pure col pc (non ho strumenti per obiettargli nulla né motivi per non credergli), o quello che ti dice, come ho detto prima, che per lui il Mac in realtà non è intuitivo, che è un punto di vista inobiettabile;
è che si risponde a superficialità con superficialità mascherata da sapienza superiore.


O no. In realtà costoro non stanno sbagliando bersaglio prendendosela ancora con chi si crede fighetto con l'apple (cosa erronea, come ho detto);
se insistono è perché ormai l'arte di tirarsela s'è aggiornata (pardon: apgreidata) anche lei, arrivando ad un livello meta-: si spregia la cosa "figa" per mostrarvisi superiori, come se il nuovo cool fosse appunto il dimesso, il mediocre.


Una tendenza, questa inseguita dai paladini dell'antimelismo, ben chiara nell'ambito del rock "indie" o alternativo; riguardo al quale si trova chi fa satira sugli ascoltatori di questo tipo di musica definendoli come snob, aspiranti fighetti con la puzza sotto il naso (i più triviali aggiungono anche "intellettuali" e "alternativi" con l'immancabile - per loro, che non concepiscono altro - aggettivo "finti", l'aggettivo-scorciatoia da 4 soldi per darsi l'aria di avere obiettivamente ragione): vedi il gruppo I Cani (ma pure Nick Hornby è lì lì).


Errato (e non solo perché chi fa questa satira non è certo estraneo a quel mondo, anzi).
Errato perché i veri raffinati, snob o meno, ormai mica vanno di punk carbonaro o di folk psico-dadaista: magari anche, ma il vero snob è quello che dopo anni di stranezze e ricercatezze rivaluta il pop, analizza armonicamente Rihanna, concede a Madonna, compra magari senza battere ciglio un Kylie Minogue (e nemmeno a torto, se becchi il disco in cui qualcosa lo scrivono i Chemical Bros. e qualcos'altro lo producono gli Scissor Sisters).
Tra il Barthes dei Miti d'oggi e il gusto del dozzinale (non solo dell'orrido), aiutati dal fatto che certe barriere tra ambiti culturali se le sono mangiate il postmoderno e la caduta del Muro, si costruisce la coolness dove non te l'aspetti - cosa sommamente cool.


Si potrebbe azzardare (a rischio di sberle ma via, azzardiamo) che tutto il movimento di apprezzamento e rivalutazione del cocktail-lounge-exotica dagli anni '90 in poi nascesse con questo spirito;
solo che lì riscoprivi Piccioni e Umiliani, Bacharach e Incredible Strange Music e come frutto ti ritrovavi i Pizzicato Five: non finivi certo a schierarti con Bill Gates.

1 commento:

Gianluca Savini ha detto...

Vangelo fratello